EMORRAGIA DA DERIVATI: L’INTRECCIO TESORO-BANCHE D’AFFARI (Prima parte)

“Ah, dimenticavo. Il pacchetto di derivati estinto anticipatamente dalla Morgan Stanley a Gennaio 2012 fu sottoscritto nel 2004 quando il Direttore Generale del Tesoro era Domenico Siniscalco. Lo stesso Siniscalco lo ritroviamo poi nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley…ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!!!”

Blog di Alberto Micalizzi

C’è un’emorragia finanziaria in corso che sta sottraendo decine di miliardi all’anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d’affari. L’esplosione del caso “derivati di Stato” è del Gennaio 2012, quando il Governo Monti eseguì un pagamento di 3,1 miliardi di euro a favore della Morgan Stanley che chiese l’estinzione anticipata di un derivato sottoscritto nel 2004 e più volte rinegoziato.

Sulla scorta di ciò, il 10 Febbraio 2015 Maria Cannata, oggi capo della direzione del debito pubblico del Tesoro, rilasciò alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati un’audizione che fornisce particolari importanti sul sistema ricattatorio al quale il Tesoro è soggetto da parte di una ventina di banche d’affari tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura, UBS ed il gotha delle famigerate banche “troppo grandi per fallire”.

Da allora abbiamo assistito al tentativo ostinato da parte del Tesoro di nascondere sino ad oggi…

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Manlio Dinucci, Il «disarmo» nucleare di Gentiloni

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La legge sullo jus soli: ancora e sempre FATE PRESTO!

Viviamo in tempi di perenne emergenza. Il clima, il terrorismo, l’immigrazione, il morbillo, igor il russo. Mi dimentico di qualcosa? Ah sì, lavoro, sicurezza, benessere, servizi. Ma questi, in un mondo neoliberista, non sono diritti, ma roba che ti devi conquistare nella lotta per la vita. Se perdi, significa per definizione che non te li meriti, e quindi impegnati di più oppure crepa.

Ma in effetti, mi dimentico qualcosa di importante e indifferibile, per cui è lecito il noto FATE PRESTO! del megafono della razza padrona nostrana: dare la cittadinanza ai minori figli di stranieri arrivati in Italia successivamente alla loro nascita. Magari il loro padre sarà sfruttato nella logistica o chissà dove, magari verrà messo sotto da un camion durante un picchetto, magari dovrà accontentarsi di servizi sempre più magri, magari dovrà abitare in quartieri degradati. Ma dai, vuoi mettere essere figlio di un padre sfruttato da cittadino italiano piuttosto che no?

Lo so, lo so a cosa state pensando, anime mie buone di sinistra mosse da meravigliosi e celestiali sentimenti di fratellanza universale: “ma una cosa non esclude l’altra”. Sarà così in teoria, ma nella realtà del pensiero unico neoliberista e neospenceriano, una è ricevibile, l’altra no. E finché non aprite gli occhi di fronte a questa realtà, finché non emergete almeno solo un filino dalla brodaglia ideologica in cui siamo immersi da almeno trent’anni, capisco la vostra difficoltà a capire questo: torcere l’economia e metterla al servizio dei diritti sociali e del benessere del popolo, questa è l’unica priorità per cui bisognerebbe fare presto.

Una legge sul diritto di cittadinanza in Italia c’è già.

Dal 1991, infatti, lo straniero nato in Italia può diventare cittadino italiano al compimento dei diciotto anni, ed entro il 19esimo anno di età. La legge 91/1992, all’art. 4, comma 2, prevede che: “Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore eta’, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data”. (qui)

È una legge perfettibile? Può essere. Tutto è perfettibile e ogni legge deve seguire e regolare le mutate condizioni della società. Se ne può discutere. Discutiamone. Ma senza fretta, isterismi, secondi obiettivi, accuse e anatemi reciproci. Perché se ci concentrassimo sulle cause di tutta questa isteria, animosità e faziosità potremmo scoprire che

molti problemi cosiddetti dell’immigrazione colpiscono in modi diversi tanto i rappresentanti de «la xenofobia populista» quanto il «migrante». Sicché nel denunciarne le radici si potrebbe almeno tentare di unire i fronti in una battaglia comune invece di tifare per l’una o l’altra vittima, di dividere il mondo in buoni e cattivi. (Il Pedante)

Solo coloro che non sono toccati dai problemi cosiddetti dell’immigrazione possono permettersi il lusso di lanciare con leggerezza dalle loro eteree altezze di cittadini del mondo le accuse di razzismo, fascismo e xenofobia a chi sulla questione porta argomenti, visioni e punti di vista che partono dall’esperienza di quelli che non possono evitare tali problemi semplicemente spostandosi da un’altra parte o elevandosi dal duro mondo di quaggiù. Si tratta di quel 20-30% che hanno tratto e traggono vantaggio dal mondo e dall’economia globalizzata e dal mondo liquido baumaniano. E per chi non può vivere senza un’emergenza, ecco la vera emergenza: spezzare il monopolio culturale e narrativo di questo 20-30%.

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Una parolaccia: la pianificazione

La crisi epocale a cui assistiamo è senza dubbio la risultante di un crollo delle spese, ma non può ridursi semplicemente a questo. La realtà, infatti, è che siamo al cospetto di un fallimento del mercato che riguarda le modalità stesse di formazione dei prezzi e di allocazione delle forze produttive tra i vari settori dell’economia.

(…)

Occorre comprendere che il problema della livello della domanda effettiva e della produzione e il problema della loro allocazione tra i settori non possono essere disgiunti. Non ci si può illudere di attenuare il primo con un input di spesa pubblica, lasciando che il secondo sia ancora guidato dalle dinamiche dei prezzi che hanno dominato il regime di accumulazione dell’ultimo trentennio.

L’esigenza che si pone, allora, non può che consistere nella definizione di un meccanismo di sviluppo che ridimensioni il ruolo dei prezzi di mercato, e in particolare dei prezzi che si formano sui mercati finanziari, nella determinazione del livello e della composizione della domanda e della produzione. Come noto esiste un solo modo razionale per approssimarsi a un tale obiettivo: occorre riprendere e attualizzare il tema della «pianificazione». Bisogna cioè indagare sulla potenziale modernità del «piano», nelle sue varie declinazioni. Perché il piano rappresenta, in fin dei conti, il punto di riferimento concettuale per tutte le soluzioni di sviluppo che si differenzino, almeno nelle linee essenziali, dalla meccanica dell’odierno regime di accumulazione trainato dalla finanza privata.

(…)

La definizione di un meccanismo di riproduzione sociale alternativo richiede dunque in primo luogo l’attribuzione alle autorità politiche di una funzione logicamente contrapposta a quella corrente: lo Stato e la banca centrale dovrebbero cioè ripristinare è ampliare quelli che Reinhart e Rogoff hanno definito una «repressione dei mercati finanziari» e un «pesante uso dei controlli dei capitali», che caratterizzarono l’economia mondiale del secondo dopoguerra e che per circa un trentennio favorirono una stabilità macroeconomica mondiale senza precedenti. Ma soprattutto, la repressione finanziaria determinerebbe le condizioni logiche necessarie per inaugurare un nuovo regime, in cui l’autorità pubblica assume il controllo della circolazione monetaria al fine di agire quale «creatrice di prima istanza di nuovo occupazione». Di prima istanza, si badi, ossia non per fini di mera assistenza, ma per la produzione di quelle basic commodities, e quei «beni collettivi», che maggiormente incidono sulle condizioni del progresso materiale civile della società e che, proprio per questo, non dovrebbero essere lasciate alla ristretta logica dell’impresa capitalistica privata.

Emiliano Brancaccio, Marco Passarella – L’austerità è di destra, pp. 120-125

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Decreto legge sui vaccini: la vera emergenza.

Lo dice la Lorenzin: sull’emergenza morbillo abbiamo scherzato, la vera emergenza è rappresentata dai flussi incontrollati di migranti.

In un post di alcuni giorni fa scrivevo:”Washington e i suoi pards destabilizzano l’Africa centrale e settentrionale, mettono in movimento flussi di umanità disperata principalmente verso l’Italia, poi chiama il ministro della salute italiano e gli dice che per sicurezza deve vaccinare tutti i neonati con ben 12 vaccini, così, per togliersi il pensiero.”

Le classiche dichiarazioni di un dietrologo complottista. Fino a ieri. Oggi non più. Avevo ragione.

Lo so che qualcuno di voi, fondamentalisti del vaccino ma non della coerenza, sta pensando: “E allora? Sempre di emergenza si tratta”. Io, sin dalla quinta elementare ho imparato che se vuoi affrontare un problema devi incidere sulla causa. E invece la Lorenzin che fa? Si disinteressa della falla da cui entra l’acqua nella nave e fornisce il salvagente a tutta la popolazione.

Agghiacciante.

 

P.S. Scusatemi, ma non sono responsabile per la eventuale pubblicità in calce al post. Evidentemente superato un certo numero di visite diventi un potenziale “creatore di valore”. Non azzardatevi a cliccare sulla pubblicità! Potreste incappare in pene severissime.

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Quando la sinistra era sovranista e protezionista

Il testo che segue è la trascrizione dell’intervento di Giuseppe Di Vittorio alla Camera dei Deputati nella seduta del 16 giugno del 1952. Si discuteva della ratifica del trattato che l’anno precedente aveva istituito la CECA (Comunità Europea del carbone e dell’acciaio). Lascio a voi ogni commento e considerazione. 

P.S. Il riferimento all’intervento l’ho trovato qui. Tutto l’intervento lo trovate qui.

****************

Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo di non esagerare affermando che la decisione, che la Camera sta per prendere, è fra le più gravi che siano state prese dal Parlamento italiano nell’attuale legislatura, se non, forse, la più grave.

Si tratta, con la ratifica del trattato di cui discutiamo, della rinunzia da parte dell’Italia della possibilità di utilizzare secondo i propri bisogni e secondo i propri interessi lo strumento più formidabile che essa possiede in politica economica, cioè la siderurgia.

(…)

Il piano Schuman sottopone l’Italia, in materia di politica. economica, alla dominazione straniera; il piano Schuman affida in mani straniere lo strumento più potente ed efficace di cui l’Italia dispone, cioè la sua siderurgia, che è invece la base indispensabile, fondamentale, direi unica, al fine di compiere lo sforzo per accelerare l’industrializzazione del nostro paese, la meccanizzazione dell’agricoltura e quindi lo sviluppo economico e civile di tutta la nazione. È vero, vi è un articolo del trattato che stabilisce che l’Italia, nel pool del carbone e dell’acciaio, nella cosiddetta comunità europea, è a parità di condizioni con altri Stati; ma questa eguaglianza è puramente fittizia. (…) Ogni persona di buon senso sa benissimo che in ogni società fondata su interessi privati i soci piccoli sono destinati ad essere fagocitati dai soci grandi. In altri termini, piccoli azionisti nelle società che difendono interessi di gruppi privati hanno il ruolo di comparse, un ruolo passivo, decorativo; sono invece coloro che detengono la maggioranza delle azioni il 51 per cento o il 50 e mezzo per cento che determinano la politica delle società per garantire il maggior profitto possibile ai signori grandi azionisti. Infatti, l’articolo 71 del piano offre, appunto, l’offa [compenso offerto per ottenere il silenzio e la complicità, n.d.r.] di questa uguaglianza giuridica all’ Italia, ed è immediatamente seguito e neutralizzato, anzi annullato, dagli articoli dal 72 al 74, quali sottopongono i paesi aderenti al piano ad un controllo completo, per cui l’Italia non può sostenere, non può sovvenzionare, non può potenziare lo sviluppo della sua industria siderurgica; non parliamo, poi, di quella carbonifera. Il controllo, onorevoli colleghi, giunge persino a riguardare i trattati di commercio per quanto concerne l’acciaio e il carbone che l’Italia volesse stipulare con terzi Stati non aderenti al pool, e questo con il pretesto di cercare di evitare misure di dumping, od altro che possa danneggiare il pool del carbone e dell’acciaio.

Ora, questo sottoporre al controllo straniero l’industria che è alla base di ogni politica economica effettiva ed autonoma di uno Stato, significa rinunciare alla parte sostanziale, concreta della nostra sovranità nazionale.

Il fatto stesso che il trattato prevede una maggioranza qualificata nell’ambito dell’Alta Autorità, per tutte le decisioni importanti, esclude l’Italia automaticamente dall’avere un peso in queste decisioni. Quindi, la sottomissione dell’Italia ad interessi stranieri è sancita, è ammessa e consumata. Questa fittizia uguaglianza giuridica, dunque, si può benissimo paragonare a quella uguaglianza giuridica che una compagnia di lupi offrisse a degli agnelli.

Gli stessi scopi istitutivi, del resto, di questo trattato, di questo pool dell’acciaio e del carbone, condannano automaticamente la siderurgia italiana alla sparizione, presto o tardi, non conta. Questo è il programma, ed è abbastanza chiaro. Infatti, si afferma che lo scopo fondamentale di questo pool sarebbe quello di eliminare le aziende scarsamente efficienti e di potenziare quindi quelle che si trovano in migliori condizioni per produrre a bassi costi. Chiunque conosca le diverse condizioni in cui operano la nostra siderurgia e la siderurgia tedesca e francese, che hanno a portata di mano le materie prime, sa benissimo che la nostra industria siderurgica, trovandosi in condizioni di inferiorità, è destinata a scomparire.

(…)

Nella lucida, e chiara relazione di minoranza che è stata presentata su questo disegno di legge è riportata una citazione estremamente istruttiva, tratta da una pubblicazione dell’alto commissariato americano in Germania (e noi tutti sappiamo ogni finzione in senso contrario sarebbe una ipocrisia che sono gli americani gli autori, i promotori, i creatori di questo piano). In Notes et Etudes Economiquesn. 36, dell’ottobre 1951, si legge: «La Germania beneficerà non solo di una espansione generale del mercato, ma, in particolare e quasi immediatamente, della eliminazione delle imprese inefficienti negli altri paesi partecipanti». Qui, signori, è il padrone che parla, e questo padrone afferma che i tedeschi beneficeranno della eliminazione delle aziende poco efficienti degli altri paesi partecipanti al pool.

Ora, mi sembra che non si tratta di migliaia di paesi, in modo che sia difficile individuare che cosa si voglia dire. Si conoscono i paesi aderenti al pool. Quali sono? E particolarmente quali sono i paesi che hanno aziende siderurgiche poco efficienti, che sarebbero destinate a sparire quasi immediatamente ? È solamente l’Italia.

(…)

Ma, signori, voi non vi meraviglierete se io dico che i lavoratori e tutti gli strati del popolo interessati direttamente allo sviluppo industriale, agricolo ed economico del paese si opporranno con tutte le loro forze alla chiusura di questi stabilimenti, condannati dal pool ad essere liquidati. Noi difenderemo le industrie nazionali, difenderemo il lavoro ed il pane dei lavoratori italiani ed esigeremo l’ammodernamento di tutti questi impianti, perché possano lavorare nelle migliori condizioni per il nostro paese.

Ma, a parte questo aspetto, poiché la siderurgia rappresenta la base prima dello sviluppo industriale di cui ha bisogno l’Italia, e lo strumento fondamentale di ogni politica autonoma per un paese che voglia uscire da una situazione di particolare arretratezza e di particolare miseria, come può l’Italia in queste condizioni rinunciare per cinquant’anni, per più generazioni, a questo strumento che si è costruito con grandi sacrifici di più generazioni? Noi abbiamo in Italia dei grandi bisogni che noi italiani sentiamo e che non possono sentire i capitalisti stranieri, i quali vanno naturalmente, come è nella legge stessa del sistema, a caccia dei più alti e dei più facili profitti possibili senza interessarsi dell’Italia. Noi siamo il paese che in Europa ha più di due milioni di disoccupati permanenti e milioni di disoccupati parziali; abbiamo vaste zone, non soltanto nel Mezzogiorno, ma anche nel nord, che sono economicamente arretrate. Come dobbiamo uscirne? (…)

Noi non abbiamo che un solo mezzo per uscire da questa situazione, per dare un colpo alla disoccupazione: dobbiamo sviluppare noi, con i nostri mezzi, in Italia, una politica di piena occupazione, di utilizzazione di tutte le possibilità di lavoro che esistono e che non sono ancora utilizzate.

(…)

Ci si ribatte un argomento che ho sentito spesso esporre e che ho letto anche nella relazione della maggioranza) che, anche se sarà sacrificata qualche parte della nostra siderurgia (le aziende poco efficienti), noi potremo avere l’acciaio a buon mercato e quindi potremo sviluppare l’industria meccanica; i lavoratori che rimanessero disoccupati nell’industria siderurgica sarebbero rioccupati nella meccanica. Ma, signori, dato che tutte le decisioni importanti, come ho già ricordato, non dipendono da noi, ma dalla maggioranza qualificata che ha interessi più omogenei e in contrasto con quelli italiani perché dobbiamo illuderci che il pool darà a noi l’acciaio a buon mercato per sviluppare la nostra industria meccanica e non permetterà di vendere in Italia i prodotti finiti o semilavorati? Volete che il nostro paese dipenda dalla generosità, dalla comprensione, dalla solidarietà di stranieri, rinunciando invece ad usare uno strumento che ha nelle proprie mani e di cui si spoglia senza nessuna garanzia di qualche contropartita?

(…)

E qui troviamo il fatto più assurdo e, se permettete, più immorale di questo piano. Ho ascoltato con attenzione l’onorevole Ambrosini, relatore per la maggioranza, quando ha difeso, col suo solito calore, il concetto della rinuncia ad una parte della sovranità nazionale per concorrere con altri paesi realizzare la pace, la concordia e tante altre cose molto belle e molto elevate. Ma qui non si tratta di questo, onorevole Ambrosini, qui non si tratta di una lega di nazioni che assuma la tutela o la difesa di interessi pubblici di carattere collettivo di queste nazioni. No: l’assurdo è l’immoralità di questo trattato sta nel fatto che si realizza una coalizione di Stati, di Governi, per garantire, per cristallizzare, per proteggere interessi privati; perché questi monopoli del carbone e dell’acciaio, tedeschi e francesi, non sono pubblici, non appartengono alla federazione europea, non appartengono ai vari Stati che ne fanno parte, ma appartengono a capitalisti privati, e il compito che gli Stati hanno è di proteggere il più possibile questi capitali privati investiti in questi trusts.

(…)

Tutto ciò, naturalmente, fa dire a voi: ma finalmente avremo la liberalizzazione, ed in questo modo vi sarà il libero scambio e quindi grandi possibilità di sviluppo. Noi non ci crediamo, e non crediamo nemmeno alla liberalizzazione in senso assoluto come fattore di progresso. Adesso si dice: ma voi siete allora dei protezionisti. Questa è una polemica antica: protezionismo e liberismo.

Noi proletari siamo per lo sviluppo economico e civile massimo di tutte le nazioni, a cominciare dalla nostra. Se a questo scopo, in determinate condizioni storiche, politiche ed economiche, può servire il liberismo, siamo liberisti, se in determinate condizioni invece può servire una protezione ragionevole del caso per caso, siamo anche protezionisti; l’essenziale è stimolare al massimo il progresso economico e civile della nazione.

(…)

Questa industria è stata creata dall’Italia ed è di proprietà statale, non già di proprietà privata. La costruzione di questa industria, la sua vita fino ad oggi è costata al popolo italiano centinaia di miliardi, se contiamo, insieme con gli investimenti diretti, gli investimenti indiretti che sono avvenuti attraverso i dazi doganali, le protezioni, i maggiori prezzi imposti agli acquirenti, ecc.

Ora che questa industria noi l’abbiamo costruita con i sacrifici del popolo italiano, ora che essa ha raggiunto una certa efficienza ed esiste la possibilità reale di raggiungere un maggiore sviluppo, voi, proprio adesso, volete per 50 anni mettere questa industria, strumento fondamentale dello sviluppo economico dell’Italia, nelle mani straniere ? Nelle mani di capitalisti privali stranieri, che non hanno certo interesse a che l’Italia sia un possibile concorrente!

Io credo che voi non abbiate il diritto di farlo. Nelle condizioni attuali l’interesse della nazione esige che lo Stato italiano si riservi l’autonomia, la possibilità, la libertà di usare di questo strumento, di potenziarlo, se occorre, anche con sovvenzioni dirette, anche con misure protettive (sono problemi da esaminare caso per caso), onde avere a propria disposizione questo strumento e farlo servire nell’interesse e per i bisogni del paese, e non nell’interesse e per i bisogni di capitalisti stranieri.

Giuseppe Di Vittorio

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Vaccini e governo mondiale

Vaccini e governo mondiale

Sandro Arcais

 

AVVISO PER I FONDAMENTALISTI DEL VACCINO: io non sono contro i vaccini e questo post non ha come tema la necessità o meno di raggiungere il 95% dei vaccinati. Questo post è contro la manipolazione dell’opinione pubblica, è contro il procurato allarme, è contro i centri di decisione che siano sottratti alla sovranità popolare, è contro il metodo di governo neoliberista e globalista a colpi di decreti-legge ingiustificati, è contro la governabilità come bene supremo, è contro la criminalizzazione dell’opposizione o di chi la pensa diversamente, è contro i preconcetti, i pregiudizi, gli anatemi, la chiusura mentale, è contro i mentalmente pigri che come patelle o cozze non si schiodano dalla loro piccola roccia e l’unica cosa che sanno ribattere a un ragionamento non è un altro ragionamento o altri dati, ma lo scherno, l’accusa, il dileggio, la pigra catalogazione. Se sei uno di questi ultimi, non continuare a leggere e torna a rifugiarti nel tuo piccolo scoglio, altrimenti potrebbero venirti le vertigini.

Se insisto tanto sulla questione del recente decreto-legge sull’obbligo della vaccinazione è perché lo ritengo emblematico di un modo di governare tipico che si è imposto in Italia sin dai primi anni Novanta del secolo passato e che vede lo svolgersi di due processi indirettamente proporzionali: la perdita progressiva di sovranità nazionale e l’accettazione di una sempre maggiore subalternità a centri decisori internazionali del tutto fuori controllo dalla discussione e dalla legittimazione popolare.

1. Storicamente la sconfitta di alcune malattie infettive non dipende dai vaccini o, se lo dipende, lo dipende in minima parte. Prendiamo come esempio il morbillo (perché è il morbillo ad essere assurto recentemente a “incubo”), e osserviamo i seguenti grafici, che riguardano

l’Italia

 

l’Inghilterra

 

gli Stati Uniti

 

È lampante che il grosso del lavoro nella sconfitta del morbillo quale malattia mortale lo hanno fatto altri fattori. Lo so che tutto ciò cozza con il racconto prevalente, che non distingue il tasso di mortalità dal tasso di infezione. Lo so. Ma non ci posso fare niente. I dati sono questi. La mortalità da morbillo si era sulla via di sconfiggerla del tutto senza vaccino.

Il vaccino ha avuto e ha un ruolo evidente nell’abbattere il numero di coloro che si ammalano di morbillo ogni anno (se torni al grafico relativo all’Inghilterra ti renderai conto di ciò). Sostanzialmente il vaccino ha sostituito il vecchio metodo delle mamme di far immunizzare i propri figli semplicemente facendogli “prendere” il morbillo dal fratello ammalato.

 

2. Non sembra esserci una stretta e univoca correlazione tra tasso di vaccinazione antimorbillo e casi di infezione. Ne ho già scritto in un altro post, ma giova velocemente mettere in fila un’altra serie di grafici e tabelle:

andamento della copertura vaccinale e dei casi di morbillo dal 2004 al 2017

copertura vaccinale in Italia per regione nel 2015

casi di morbillo in Italia nei primi mesi del 2017

correlazione tra copertura vaccinale nel 2015 e casi di morbillo nel biennio 2016-2017

tassi di vaccinazione e casi di morbillo in quattro paesi europei dal 2011 al 2014 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/04/il-morbillo-e-in-aumento-perche-si-vaccina-meno/1744212/

 

3. Tutto questo non vuole significare che i vaccini non siano importanti. Vuol significare che è forse il caso di parlarne con calma, senza proclami e anatemi, dichiarazioni di guerra e gogna e di non sopravvalutarne la funzione e l’efficacia. Parliamone. Distinguiamo. Diamo a ciascuno il suo.

Ma non qui. L’ho già scritto: questo post non ha come tema i vaccini e la loro necessità o meno.

4. Questo post riguarda il governo mondiale. E qui mi cito:

<Inizio citazione>

Il decreto-legge del 19/05 è l’attuazione di una strategia decisa nel settembre 2014 a Washington, che sfrutta una pseudo-emergenza, quella dell’aumento dei casi di morbillo nei primi tre mesi del 2017.

Il 26 settembre del 2014

il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è  intervenuta alla Casa Bianca invitata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama al summit mondiale su “Global Health Security Agenda” dove si discute di sicurezza e delle emergenze in tema di salute. In particolare si affrontano le problematiche degli agenti infettivi, sia microbici che virali, della loro sorveglianza e di come combatterli, incluso il problema della resistenza anti microbica, considerata un problema prioritario dall’Organizzazione mondiale della sanità. (vedi qui)

In questo contesto

È stata formalizzata la leadership dell’Italia nel campo delle immunizzazioni, …; in una parola spetterà al nostro Paese predisporre i piani strategici di implementazione, comunicazione e monitoraggio sulle vaccinazioni nelle varie parti del mondo, in particolare per la prevenzione di quelle malattie infettive che possono causare anche estese epidemie. Importantissimo viene considerato l’aspetto educativo e di comunicazione nei confronti delle persone a favore delle vaccinazioni, a cominciare dal morbillo, attraverso campagne di informazione per le  immunizzazioni. (vedi qui)

Insomma, il ministro Lorenzin, davanti al presidente Obama e ai ministri della salute di altri 44 paesi (ma soprattutto davanti al presidente Obama) impegna l’Italia a livello internazionale a estendere la copertura vaccinale nel mondo, e prima di tutto in Italia, soprattutto contro il morbillo.

Interessante anche la giustificazione che il ministro dà all’iniziativa in un comunicato dell’AIFA a seguito del summit di Washington:

Il nostro Paese si trova al centro dell’area mediterranea e le molte crisi internazionali hanno portato a nuovi imponenti flussi migratori. È necessario rafforzare i controlli nei confronti di malattie endemiche riemergenti come polio, tubercolosi, meningite o morbillo. Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa.

<fine citazione>

Stando alle parole del ministro le vere ragioni del decreto-legge sono legate alle conseguenze delle politiche destabilizzatrici di americani, inglesi e francesi nell’Africa settentrionale e in quella sub-sahariana, politica che non si prevede di invertire e che ha messo, mette e metterà in moto masse enormi di umanità disperata con l’Italia quale destinazione geograficamente privilegiata. Processo che evidentemente non si vuole fare nulla per controllare e stabilizzare. Certo, lei non la mette così. Per lei probabilmente le crisi internazionali arrivano così, come arriva un temporale o una nevicata. Ma il senso è quello lì.

La seconda ragione si incrocia con quella economica dell’austerità, del “non ci sono i soldi”, e della necessità di fare comunque avanzo di bilancio per gettare ogni anno, costi quel che costi, buona polpa di genuina carne italiana nelle fauci dei creditori. E se devi fare avanzo di bilancio, i soldi che metti lì li devi togliere da là. E quindi non può essere che aumentino contemporaneamente le necessità di spesa sia lì che là. E dal momento che io non ho le chiavi per decidere su quanto spendere lì (lì si dovrà spendere quanto necessario) metto tutte le mie energie per spendere di meno là. “lì” sono i costi derivanti dagli “imponenti flussi migratori” determinati dalle “molte crisi internazionali”, “là” sono le spese del servizio sanitario nazionale. Una bella passata di vaccini costa meno al sistema sanitario nazionale di un presidio sanitario capillare, presente, efficiente, di qualità. Una bella passata di vaccini rende la popolazione più resistente a condizioni ambientali e sanitarie generali che si prevedono sempre più in peggioramento. Una bella passata di vaccini costa molto meno di politiche di sviluppo che diano lavoro, distribuiscano servizi, aumentino il benessere e la sicurezza. Come galline in un allevamento sovraffollato. Vedrete: cominceremo a beccarci l’uno con l’altro.

5. Ma la terza, vera ragione, è che questo è ciò che vuole l’imperatore, che ha i suoi disegni e progetti di guerra globale in cui l’Italia non  conta nulla ed è previsto che esegua gli ordini a puntino. È significativo a questo proposito l’interventismo della capitale dell’impero sulla vicenda, che evidentemente è strategica per i suoi piani, attraverso la grancassa della presstituta italiana (che anche in questa vicenda esibisce il suo solito autorazzismo ai limiti dell’infamante: non informano, lavorano per lo straniero), prima trattando l’Italia e gli Italiani neanche fossero gli abitanti rimasti sulla terra del film di fantascienza Elysium:

 

poi intervenendo pesantemente (attraverso l’utilizzo della maitresse  della loro presstituta, ripresa con abbondanza di scodinzolamento dalla presstituta nostrana; del resto, l’unica funzione dell’editoriale era quella: essere ripreso dalle sorelle di mestiere italiane) contro una possibile opposizione organizzata al decreto, stoppando preventivamente l’unica forza che avrebbe potuto organizzarla sia dentro che fuori il palazzo (un avvertimento inutile, del resto, visto il cambio di pelle di M5S ormai tutto teso alla governabilità e alla moderazione):

 

6. Il decreto legge è stato pubblicato il 7 luglio sulla Gazzetta Ufficiale. È solo uno dei tanti provvedimenti nati in uno dei tanti centri da cui dipende il nostro paese, centri che prendono decisioni che ci riguardano in prima persona, e su cui non ci possiamo mettere neanche la punta estrema del nostro becco. Queste decisioni sono poi passate all’organo “amministrativo” esecutivo, vale a dire il nostro governo, che in quanto tale non deriva la sua legittimità dal popolo, bensì risponde a una catena di comando che va dall’alto verso il basso: da Washington o da Bruxelles/Berlino a Roma. Il governo deve semplicemente trovare il modo più efficace e indolore di applicare il provvedimento. In questo è supportato da una macchina mediatica che lavora in perfetto accordo e coordinazione, e che controlla con efficacia l’opinione pubblica. L’effetto è che appena uno solleva qualche minimo dubbio sulla questione vaccini, è subito etichettato quale complottista. Lo spirito gregario fa il resto. Non c’è che dire: sono bravi e rodati.

7. Per tutti coloro che non si vogliono arrendere al decreto c’è un’ultima opportunità, un’ultima zona libera dall’influenza manipolatoria dei media italiani. Si trova lì, nelle valli tra le alte vette delle Dolomiti e delle Alpi poste tra Italia e Austria. Lì hanno votato all’unanimità contro le misure coercitive previste dal decreto sui vaccini.

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