Interferenze, pregiudizi, distrazione.

Cena di capodanno. “Scesi gli antipasti”, secondo l’espressione del cameriere, arrivano i primi. Malloreddus al sugo di cinghiale (troppo dolce per i miei gusti) e una pietanza scura con dell’astice come condimento. I miei commensali (siamo in 4) parlano di lenticchie. Io mangio per primi i malloreddus, loro cominciano con le lenticchie. Commenti: “il sugo dei malloreddus è troppo dolce” (io); “le lenticchie sono buonissime, belle piccanti” (loro). Passo alle lenticchie. Primo boccone: “non mi sembrano lenticchie” (penso io). Secondo boccone: “Ma queste non sono lenticchie, è fregua” (dico io). “Ma che fregua e fregua, sono lenticchie” (dicono loro). “Ma siete fuori? Non sono lenticchie, è fregua” (ribadisco io, con energia). Segue esame più attento della pietanza da parte degli altri. Era fregua.

Cosa dovrebbe dimostrare questo piccolo aneddoto? Penso molto: la forza delle idee che condizionano le nostre esperienze e la distrazione con cui di solito facciamo le nostre esperienze, prima di tutto. Cosa insegna? A non fidarci mai troppo dei nostri giudizi, delle nostre idee, di tutto quel lavorio della mente che per lo più procede da solo e meccanicamente.

P.S. per i non sardi: i malloreddus sono i gnocchetti sardi; la fregua è una pasta, sempre sarda, a forma di piccole palline.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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