E a itta mi srebidi?

E a itta mi srebidi? (“E a cosa mi serve?”). Questa è la domanda che un mio alunno di terza mi ha fatto alcuni giorni fa. Si riferiva al codice dell’amore cortese. Io insegno in un istituto professionale per l’agricoltura e il mio alunno sogna di fare il pastore come il padre. Dopo queste poche informazioni uno potrebbe pensare di avere già la spiegazione in tasca e di poterla chiudere lì. Io invece non penso che sia così semplice. Le stesse domande, infatti, me le pongono i miei figli, che studiano uno in un liceo scientifico-tecnologico e l’altro in un liceo scientifico. Perché devo studiare questo? Perché devo studiare quello? Perché devo studiare? A cosa mi serve?

Perché io ho studiato il codice dell’amore cortese? Io non ricordo di averlo studiato, evidentemente non mi ha particolarmente colpito, o forse l’ho studiato distrattamente. Ma di sicuro l’ho studiato. E se non ho studiato proprio quello, ho studiato lo stil novo, la spiritualizzazione della figura della donna, ecc.

Il fatto è che non ricordo neanche che mai mi sia venuta in mente una domanda simile, né per il codice dell’amore cortese, né per il piuccheperfetto latino, né per la differenza tra potenza e atto nel pensiero di Aristotele. E meno che mai per la scuola in generale. Proprio non mi venivano. E non è che io fossi uno studente particolarmente studioso. Più che altro un classico studente da sei. Lo stretto necessario.

E allora, perché studiavo? La butto lì semplice: perché tutto mi diceva che era la cosa giusta da fare: genitori, professori, zii, nonni, la tv (la poca tv che allora c’era). Tutto e tutti mi dicevano questo. E io fondamentalmente mi fidavo, e studiavo tutto quello che mi propinavano. Non mi veniva da chiedermi perché lo dovessi fare. Cercavo di capire, sistemare e memorizzare le cose che mi sottoponevano e basta. E così piano piano mi allenavo in questa competenza strategica e organizzavo concetti e categorie che allargavano il mio mondo. E lo facevo così, senza pormi tante domande.

La fiducia non discussa, acritica, che riponevo sul mondo degli adulti (non solo sui miei genitori) serviva a colmare la distanza tra me e il codice dell’amore cortese. Senza questa fiducia non discussa, anche io non avrei trovato alcuna risposta positiva alla domanda che si è posto (e mi ha posto) il mio alunno. Anche io avrei pensato e detto: E a itta mi srebidi?

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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