Prima della Grecia fu l’Egitto

1In un articolo di Maria Turchetto su “L’accumulazione del capitale” di Rosa Luxemburg a un certo punto sono inciampato su queste parole:

«Segue un capitolo che non trova spazio in alcuna progressione storica lineare – e che al tempo stesso è di impressionante attualità. Rosa Luxemburg vi analizza la penetrazione finanziaria del capitale europeo in Sudamerica, negli Stati Uniti usciti dalla guerra di secessione, in Australia, in Turchia e in Egitto.

La ricostruzione della vicenda egiziana è particolarmente accurata e davvero attualissima … La penetrazione avviene attraverso investimenti diretti (ad esempio nelle costruzioni della diga sul Nilo a Kaliub e del canale di Suez) e soprattutto attraverso gli enormi prestiti delle banche europee al viceré egiziano. La progressione dei prestiti “sembra il colmo della follia”: un prestito segue l’altro,nuovi prestiti vengono erogati per ripianare i vecchi debiti e coprire gli interessi. In 13 anni – dal primo prestito contratto da Said Pascià nel 1862, un anno prima della sua morte, al 1875, quando i creditori europei assumono il controllo delle finanze statali egiziane – il debito pubblico dell’Egitto passa da 3.293.000 a 94.110.000 sterline. Rosa Luxemburg mostra in modo chiarissimo come l’escalation dei prestiti “a prima vista assurda” rappresenti in realtà “un rapporto perfettamente razionale e ‘sano’ dal punto di vista dell’accumulazione capitalistica”.
La finanza europea si impossessa dello Stato egiziano secondo la più canonica prassi usuraia e, una volta che l’indebitamento è diventato insostenibile, lo priva della sovranità in materia economica imponendo le proprie “ricette” – i “piani di aggiustamento strutturale”, dice oggi il Fondo Monetario Internazionale; le “riforme”, dice oggi la Troika – che consistono in pesantissime politiche fiscali a danno dei ceti più deboli. Da quando le varie commissioni formate dai rappresentanti delle banche europee assumono il controllo della politica economica egiziana.

I diritti e le pretese del capitale europeo diventano il centro di gravità della vita economica, la preoccupazione dominante del sistema finanziario egiziano […]. Si levano nuovi balzelli e i contadini sono spremuti e fustigati, finché gli interessi, il cui servizio era stato sospeso nel 1876, ricominciano ad essere corrisposti.

La vicenda egiziana si conclude con la sottomissione politica dell’Egitto:

Una rivolta dell’esercito egiziano, ridotto alla fame dal controllo finanziario europeo mentre i funzionari europei incassano favolosi stipendi, e una rivolta provocata ad arte delle masse stremate di Alessandria offrono il tanto atteso pretesto a un colpo decisivo. Nel 1882 truppe inglesi sbarcano in Egitto, per non lasciarlo più e suggellare con la sottomissione del paese la serie di grandiose imprese capitalistiche degli ultimi vent’anni e la liquidazione dell’economia contadina ad opera del capitale europeo.

L’intervento militare e la spesa bellica, del resto, non rappresentano per il capitale soltanto il braccio armato con cui ottenere l’assoggettamento di paesi da mungere, ma un’ulteriore possibilità di realizzazione del plusvalore e addirittura una sorta di “regolatore” dell’accumulazione:

A una grande quantità di domande di merci modeste, frammentate e non coincidenti nel tempo […] subentra la domanda dello Stato, una domanda accentrata in una grande, unitaria, compatta potenza […]. Sotto forma di commesse militari dello Stato, il potere d’acquisto delle masse consumatrici, così concentrato in una grandezza poderosa, viene sottratto all’arbitrio, alle fluttuazioni soggettive del consumo personale, per assumere una regolarità quasi automatica, un ritmo di sviluppo costante. D’altra parte, grazie all’apparato parlamentare legislativo e alla manipolazione della cosiddetta opinione pubblica mediante la stampa, le leve del moto ritmico e automatico della produzione bellica si trovano nelle mani dello stesso capitale. Questo campo specifico dell’accumulazione del capitale sembrerebbe godere di possibilità di espansione illimitate […]. Le necessità storiche dell’acuita concorrenza mondiale del capitale intorno alle premesse della sua accumulazione si trasformano così in un campo di accumulazione di prim’ordine per il capitale medesimo. Quanto più energicamente il capitalismo si serve del militarismo per assimilarsi i mezzi produttivi e le forze-lavoro di paesi e società non capitalistici attraverso la politica coloniale e mondiale, tanto più il militarismo lavora, nel cuore degli stessi paesi capitalistici, per sottrarre agli strati non capitalistici della sua terra d’origine, così come alla classe operaia, una percentuale sempre maggiore di potere d’acquisto.»

Abbastanza impressionante, non trovate? Forse è il caso di procurarci tutti il testo della Luxemburg.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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