Il pesce comincia a puzzare sempre dalla testa

Oristanobn02E non è neanche che io sia per principio contro una figura dirigenziale che detenga i dovuti poteri e strumenti, responsabilità e oneri. Ma anche in questo caso, come per quel che riguarda la valutazione dei docenti, la cosa va pensata bene, con i giusti contrappesi, con chiarezza di obiettivi e risultati attesi.

(Lo dico subito, così me ne libero, voi lo sapete, e continuo il mio ragionamento: a me pare che quel che tiene questi due, che sono gli aspetti maggiormente caratterizzanti e più scabrosi della ennesima riforma della scuola italiana, sia il giudizio sprezzante sotteso nei confronti degli insegnanti e la mal celata volontà di mazziarli. Detto questo passo ai dirigenti.)

Tralascio una serie di aspetti che mi rendono perplesso riguardo a questa parte della riforma. Realtà che la riforma non tiene in alcun conto: il reclutamento, la formazione (educatore o burocrate?), la qualità attuale del corpo dirigenziale (“Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi!”), e altro ancora. Voglio invece fare un esperimento mentale. Trattare lo scenario disegnato dalla riforma come se fosse un meccanismo basato su alcune regole abbastanza semplici.

Ecco le regole che reggono lo scenario simulato:

  1. il dirigente sceglie  gli insegnanti sulla base del progetto di offerta formativa (nel giro di una decina di anni, tutti, se non ho capito male)
  2. un dirigente tende a scegliere gli insegnanti più bravi e capaci
  3. un insegnante più capace e più bravo è scelto con più frequenza e da più dirigenti (su questa regola ho alcuni dubbi)
  4. se scelto da più dirigenti, l’insegnante può scegliere a sua volta la soluzione di suo gradimento
  5. esistono insegnanti più bravi e capaci e insegnanti meno bravi e capaci
  6. se posto nella condizione di scegliere, nella maggioranza dei casi l’insegnante sceglierà la soluzione che presenta meno difficoltà, e quindi comporterà meno fatica, fisica e mentale
  7. gli studenti più motivati e capaci si concentrano in alcune date scuola (i licei, in Italia), quelli meno motivati e capaci in altre (i professionali, sempre in Italia)
  8. gli studenti più motivati e capaci, nella maggior parte dei casi, provengono da contesti familiari più ricchi economicamente e culturalmente, il contrario per quelli meno capaci e motivati
  9. le scuole in cui gli studenti sono più motivati e capaci presentano un contesto lavorativo più semplice, rapporti insegnanti-studenti e insegnanti-genitori più sereni
  10. le scuole in cui gli studenti sono meno motivati e capaci presentano un contesto lavorativo più complicato e faticoso, rapporti insegnanti-studenti e insegnanti-genitori più conflittuali

Date queste regole di funzionamento, come si modellerà il sistema scolastico italiano nel giro di una ventina d’anni? Provate a immaginarvi il sistema degli attori, degli incentivi, dei disincentivi, delle regole in azione, proiettateli nel tempo, pensate a uno scenario di partenza e immaginatevi lo scenario di arrivo.

Lo scenario di partenza è grosso modo questo: un ritardo nei livelli di competenze, conoscenze e capacità talvolta drammatico di tutta un’area del paese, il Meridione, e della Sardegna in particolare; una autoselezione degli studenti in base alle competenze e capacità di partenza; un sistema di istruzione che privilegia il teorico (licei) e sottostima il pratico (istituti tecnici e professionali).

Le regole elencate sopra non sortiranno altro effetto che potenziare le caratteristiche dello scenario di partenza: peggiorerà le condizioni dell’istruzione nel Meridione, tenderà a concentrare studenti dello stesso livello in scuole separate, potenzierà l’impostazione teorica dell’insegnamento a discapito dell’impostazione pratica. A queste caratteristiche, che già sono presenti attualmente, aggiungerà un’altro aspetto: gli insegnanti migliori si concentreranno là dove ce n’è meno bisogno, quelli peggiori in istituti dove ci sarebbe bisogno di più motivazione, più competenze pedagogiche e didattiche, maggiore creatività, migliori strategie educative.

Naturalmente, a quel punto, si continuerà a prendersela con gli insegnanti che non sanno fare il loro lavoro. Perché in questo paese non ha preso piede una idea semplice semplice, che però metterebbe la sua classe dirigente di fronte alle sue responsabilità: l’idea, cioè, che “il pesce comincia a puzzare sempre dalla testa”.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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