Ora è il momento di svegliarsi

DSC_0041La direzione della reazione della Francia al 13 novembre, in termini di politica estera è incerta. Nonostante lo spettacolo momentaneo di “unità nazionale”, profonde divisioni all’interno delle élite politiche sono già visibili.

Il presidente Hollande è un esempio classico dell’attuale leadership europea, che ha da tempo abbandonato ogni sforzo di pensiero strategico realistico, inviluppato come è in guai di bilancio e nell’ossessione della “costruzione europea”. Le questioni internazionali sono state lasciate al Grande Protettore, Gli Stati Uniti, che si prevede ci salvino da qualsiasi caos che si crei. Ora è il momento di svegliarsi.

La situazione è complicata, ma non del tutto impossibile da capire, anche se sembra insensata.

Il caos è iniziata in due momenti: la conquista israeliana della Palestina, e lo sfruttamento da parte degli Stati Uniti dei fanatici islamici in Afghanistan per indebolire l’Unione Sovietica. Al fine di combattere il nazionalismo arabo, considerato il suo nemico primario nella regione, Israele ha prontamente accolto la crescita dell’Islam politico come una forza utile a minare il nazionalismo arabo di stati tesi alla modernizzazione come l’Iraq e la Siria e, a suo modo, la Libia. Gli Stati Uniti hanno puntualmente intrapreso la distruzione di questi stati, usando pretesti “umanitari”, spinti dagli ardenti sostenitori di Israele presenti nell’estabilishment politico degli Stati Uniti, … sulla base dell’idea che i nemici di Israele erano i nemici degli Stati Uniti. Il ruolo di Israele in questi disastri è chiaro come il sole per quasi tutti al di fuori degli Stati Uniti. Sfruttate per gli scopi degli Stati Uniti o di Israele, le tendenze estremiste latenti sono state incoraggiate dalle vittorie, si sono rafforzate, e sono venute a rappresentare, agli occhi di molti, il modo appropriato di rifiutare la dominazione occidentale.

A peggiorare le cose, l’Arabia Saudita è entrato nella mischia, con il suo vasto surplus finanziario per costruire moschee e diffondere idee wahabite dai Balcani alla Nigeria. Il denaro saudita ha supporta vari fanatici sunniti con lo scopo di eliminare l’Islam sciita e indebolire il suo rivale, l’Iran. Dal momento che anche Israele vede l’Iran come uno dei suoi principali nemici regionali, Arabia Saudita e Israele sono diventati de facto alleati regionali, con l’appoggio degli Stati Uniti.

La Francia è legata a Israele dalla “cattiva coscienza” favorita e promossa dai media, da personalità e politici sotto l’influenza di organizzazioni come il CRIF (Consiglio rappresentativo delle organizzazioni ebraiche francesi). E’ legata all’Arabia Saudita non solo dal petrolio, ma ancora di più da ciò che il mercato saudita rappresenta per l’hardware militare francese.

Per farla breve, questo sistema di alleanze tra opposti ha portato ad una situazione in cui “l’Occidente”, che significa gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia, sono in guerra contro entrambi i lati del conflitto in Siria. Stanno facendo finta di bombardare i fanatici islamici, ma intendono distruggere lo Stato siriano. Allo stesso tempo, essi stessi hanno cercato di distruggere lo Stato siriano proclamando che “Assad deve andare”. Essi sembrano implicare che se Assad va via, la Siria sarà ancora lì. Ma in realtà, Assad è soprattutto il simbolo e l’elemento unificante in questo Stato siriano, il cui esercito per quattro anni ha continuato a combattere forze sostenute da stati stranieri, nonostante gravi perdite, e che esercita ancora le sue funzioni di governo. Assad ha il rispetto e la fedeltà dell’Esercito e della maggioranza dei cittadini rimasti in ciò che resta di quel paese assediato. La guerra in Siria è semplicemente l’ultima di una serie di guerre tese a eliminare i nemici di Israele e dell’Arabia Saudita, grazie al sostegno degli Stati Uniti. La richiesta ad Assad di “andare via” significa chiedere che la Siria cada in pezzi.

E chi raccoglierebbe i pezzi?

I tre vicini ostili del paese, naturalmente: la Turchia prenderebbe il Nord, Israele prenderebbe le alture del Golan (in modo permanente) e forse di più, mentre i fanatici “clienti” dell’Arabia Saudita cercherebbero di continuare il loro lavoro altrove, continuando il conflitto in Yemen e in altre parti del mondo.

Solo la Russia sta agendo in modo chiaro e razionale. È intervenuta, legalmente, su richiesta del governo siriano. La Russia sta cercando di salvare uno stato esistente e bloccare l’ulteriore espansione dei fanatici islamici, che sono una minaccia nota per la Russia stessa.

Stati Uniti e leader israeliani si stanno affrettando per avviluppare la Francia in una “solidarietà” destinata ad evitare che il paese scioccato fugga dall’abbraccio della loro alleanza distruttiva. Ma a volte una catastrofe può segnalare un punto di svolta.

Quindi cosa succederà? La Francia è già in guerra in Siria, ma che guerra? Dopo aver chiamato il presidente Hollande per mostrare “l’unità nazionale”, l’ex presidente Nicolas Sarkozy ha chiesto una alleanza con la Russia contro Daech. “Non ci possono essere due coalizioni in Siria”, ha detto. Come Marine Le Pen, Sarkozy aveva già visitato Mosca e chiesto di migliorare le relazioni con Vladimir Poutine. Che cosa questo significherebbe per le relazioni con la NATO e gli Stati Uniti non è chiaro in questo momento.

Anche l’Unione europea è scossa dalla diffusione del caos dal Medio Oriente. Gli attacchi terroristici di Parigi è certo che smorzeranno qualsiasi entusiasmo circa l’accoglimento in massa di migranti non identificati dal Medio Oriente. Come l’Ungheria e l’Austria, la Francia ha ora chiuso le sue frontiere. Schengen (l’accordo UE sulle frontiere) è kaput. Cosa fare per i rifugiati è una questione senza una risposta che sia positiva.

La sinistra francese, nella sua forma attuale, è nel suo letto di morte. Troppa dipendenza dottrinaria all’idea di Unione europea e all’euro, troppo tradimento della classe operaia, troppa influenza degli ambienti favorevoli a Israele, troppa obbedienza a Washington, troppe vuote illusioni sul “multiculturalismo”, troppa censura al dibattito e sordina alle polemiche , troppo autocompiacimento della propria virtù.

L’arroganza e la disonestà della sinistra sta muovendo la Francia inevitabilmente verso destra. Ma attenzione: la destra francese è ancora molto più a sinistra della destra statunitense, e persino di gran parte della sinistra degli Stati Uniti in molti aspetti chiave. Gli americani che si occupano di pace nel mondo devono sospendere il loro giudizio su un paese finalmente sul punto di mettere in discussione la sua politica estera “made in USA”.

 

Leggi tutto l’articolo (in inglese) su counterpunch.

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