TPP e industrie biotecnologiche.

L’articolo originale in inglese potete leggerlo seguendo questo link.

DSC_0049Il capitolo [del TTP (Trans-Pacific Partnership)] sui diritti di proprietà intellettuale, una bozza è stata pubblicata da Wikileaks il mese scorso, ha già ricevuto molte critiche per la lunga protezione brevettuale prevista per i farmaci, lunghezza che potrebbe portare a costi elevati dei farmaci essenziali. Ma il capitolo prevede anche la tutela del brevetto importante per un altro settore, l’industria biotecnologica del seme. Aziende come la Monsanto e la Syngenta dipendono da forti regimi brevettuali per controllare il mercato delle colture geneticamente modificate. Il capitolo sui diritti di proprietà intellettuale riflette in gran parte la lista dei desideri che BIO (Biotechnology Industry Organization), potente gruppo commerciale del settore biotech, ha delineato quando i negoziati TPP hanno avuto inizio nel 2009.

Il capitolo sulla proprietà intellettuale richiede che tutti i 12 paesi aderenti al TPP aderiscano a una serie di trattati sulla proprietà intellettuale a livello mondiale. Uno di questi trattati è la Convenzione internazionale per la protezione delle novità vegetali del 1991 (UPOV 91). Tale accordo ha aggiornato il precedente trattato del 1978 in molti aspetti importanti che enfatizzano i diritti delle aziende sementiere rispetto ai diritti degli agricoltori, secondo un’analisi di Public Citizen e Third World Network (TWN). UPOV91 richiede la protezione sulla proprietà intellettuale per tutte le varietà vegetali; esso assicura una protezione per 20 – 25 anni; e vieta ad agricoltori e allevatori di scambiarsi sementi protette, una pratica comune ai contadini in molti paesi in tutto il mondo.

(…) Il capitolo sui diritti di proprietà intellettuale del TPP prevede anche che qualsiasi ulteriore paese che voglia aderire al TPP debba diventare membro dell’UPOV 91. I paesi che attualmente prevedono di aderire al TPP sono la Corea del Sud, l’Indonesia, le Filippine e Taiwan, nessuno dei quali è membro di UPOV 91.

Per unirsi all’UPOV91, i paesi devono rivolgersi all’Ufficio UPOV91 dell’Unione, che poi passa in rassegna le leggi del paese in materia di tutela delle varietà vegetali e dichiara quelle che devono essere modificate o le leggi che devono essere aggiunte, al fine di mettersi in regola e partecipare alla convenzione. La Malesia è già passato attraverso questo processo, e al fine di aderire al trattato, dovrà cambiare le sue leggi al fine di: allungare il tempo di protezione del brevetto per le aziende sementiere, vietare agli agricoltori di scambiare il seme conservato e eliminare le disposizioni anti-biopirateria che proteggono le piante dai brevetti.

(…)

L’argomento a favore della tutela brevettuale è che stimola l’innovazione, ma tale affermazione è discutibile nel caso delle piante. Uno studio del 2011 sulla varietà vegetale nel corso dell’ultimo secolo ha rilevato una “chiara dimostrazione che enormi quantità di innovazione avvengono senza lo stimolo del diritto brevettuale.” Negli Stati Uniti, dove esiste una forte protezione dei brevetti delle piante e le colture OGM sono ampiamente utilizzate, la ricerca pubblicata quest’anno dal Kansas State University ha scoperto che il sistema colturale degli Stati Uniti sta diventando decisamente meno vario e la “omogeneizzazione dei sistemi di produzione agricola” potrebbe avere “conseguenze di vasta portata” per il sistema alimentare.

Il mantenimento della diversità genetica nella produzione vegetale e animale è visto come uno strumento fondamentale per l’adattamento al cambiamento climatico, secondo un rapporto pubblicato all’inizio di quest’anno dalla FAO. Il rapporto ha concluso:

È probabile che il cambiamento climatico richiederà maggiori scambi internazionali di risorse genetiche nel momento in cui i paesi cercano di ottenere colture, bestiame, alberi e organismi acquatici ben adattati [al nuovo ambiente e clima]. La prospettiva di una maggiore interdipendenza nell’uso delle risorse genetiche in futuro sottolinea l’importanza della cooperazione internazionale nella gestione odierna e di garantire che i meccanismi in atto consentano un adeguato trasferimento equo e giusto, – ed ecologicamente appropriato – di tali risorse a livello internazionale.

La battaglia internazionale per la brevettabilità delle piante da parte delle imprese biotech contro i diritti degli agricoltori non è nuova. L’industria biotecnologica ha conquistato un regime di brevetti favorevole attraverso accordi di libero scambio, e tramite gli accordi TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) della WTO (World Trade Organization). Gli agricoltori hanno combattuto per proteggere i loro diritti sui semi attraverso il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche, che garantisce agli agricoltori il diritto di conservare e condividere il seme. Il conflitto tra questi regimi internazionali continua.

L’estate scorsa, l’Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa (AFSA) ha fortemente contrastato uno sforzo da parte di alcuni governi africani per rispettare l’UPOV 91 attraverso una più forte tutela del brevetto. Secondo AFSA, “le spinte sottostanti l’iniziativa sono finalizzate all’aumento delle importazioni di semi di origine industriale, alla riduzione dell’attività di allevamento a livello nazionale, e alla facilitazione del monopolio da parte delle imprese estere sui sistemi di sementi locali e all’interruzione dei sistemi agricoli tradizionali.” Le preoccupazioni dell’AFSA erano coerenti con un recente lavoro di alcuni ricercatori australiani che hanno studiato l’impatto della legge sulla proprietà intellettuale in materia di sicurezza alimentare nei paesi meno sviluppati. Il documento ha concluso che l’approccio “una misura va bene per tutti” ai brevetti vegetali presente nei trattati commerciali come i TRIPS non funzionano in paesi che si basano su un’agricoltura tradizionale.

Il capitolo TPP sui diritti di proprietà intellettuale rappresenta solo l’ennesima in una lunga lista di azioni da parte del governo degli Stati Uniti a sostegno della industria biotecnologica delle sementi – inclusa una sfida della WTO alle normative europee sugli OGM e l’utilizzo di addetti del Dipartimento di Stato per premere sui governi per accettare gli OGM. L’influenza dell’industria del settore all’interno dell’ufficio del US Trade Representative (USTR) è notevole. L’assistente specialista sulle questioni agrarie dellUSTR è un ex vicepresidente del BIO, gruppo di pressione del settore. BIO fa anche parte del comitato consultivo della USTR che si occupa della proprietà intellettuale e ha avuto accesso ai negoziati TPP e al testo in lavorazione nel corso degli ultimi sei anni.

Il capitolo IPR del TPP fornisce uno sguardo in ciò che questo nuovo mega accordo sul libero commercio è. Il requisito del capitolo che i paesi garantiscano la protezione brevettuale per le aziende multinazionali produttrici di sementi biotech ha poco a che fare con il commercio e nulla a che fare con il rispetto delle innovazioni degli agricoltori, il proprio sostentamento o la sicurezza alimentare dei paesi . Si tratta di affermare, in un modo molto crudo, il potere delle grandi corporation sulle nazioni sovrane e sui contadini che vivono lì.

 

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