Chi fa affari con l’Isis e chi glieli lascia fare

Ma quello che stiamo chiedendo da mesi e quello a cui ci auguriamo qualche giornalista intraprendente presto darà risposta, è semplicemente chi sono le società di commercio delle materie prime che hanno così generosamente comprato milioni di barili di petrolio di contrabbando enormemente scontato dallo Stato Islamico, per poi rivenderli ad altre società.

In altre parole, chi sono gli intermediari.

Quello che sappiamo è chi possono essere: sono gli stessi nomi che erano abbastanza di rilievo nel mercato a settembre …: Glencore, Vitol, Trafigura, Nobel , Mercuria.

A dire il vero, il finanziamento di stati terroristi non è qualcosa da cui alcuni dei nomi più in vista della lista di cui sopra si sono tenuti lontano in passato.

Quale (o quali) siano i colpevoli – coloro che hanno apertamente violato le leggi di finanziamento al terrorismo – non sappiamo: può essere uno, o più di quelli elencati sopra, o qualcuno completamente diverso.

A questo punto, però, tre cose sono certe: qualunque sia la società di commercio di materie prime che sta pagando alle centinaia di “civili innocenti” [tutti coloro che materialmente pompano, trasportano e raffinano il petrolio] affiliati all’ISIS centinaia di milioni di dollari per i loro prodotti, sono perfettamente consapevoli quale sia l’origine di questo greggio fortemente scontato. Petrolio grezzo così scontato, infatti, si traduce in enormi profitti per l’intermediario intraprendente che è impegnato in transazioni apertamente criminali.

La seconda certezza: chiunque sia l’intermediario, egli è molto ben noto ai servizi di intelligence degli USA, come la NSA e la CIA, e, quindi, al Pentagono, e, quindi, al governo degli Stati Uniti.

La terza certezza è che mentre gli Stati Uniti e la Russia, e ora la Francia, sono tutti molto impegnati a bombardare teatralmente qualcosa nel deserto siriano (nessuno sa veramente che cosa), il finanziamento di ISIS non accenna a diminuire, dal momento che qualcuno continua a comprare petrolio dall’ISIS.

Ci chiediamo quanto tempo dovrà passare finché qualcuno chieda, infine, la domanda più importante per quanto riguarda lo Stato Islamico: chi è il commerciante di materie prime che viola ogni legge conosciuta di finanziamento del terrorismo acquistando il greggio dall’ISIS, quasi certamente con la tacita approvazione di vari governi dell’ “alleanza occidentale”, e perché questi governi hanno permesso al suddetto intermediario di continuare a finanziare l’ISIS per tutto questo tempo?

Questa è la traduzione della parte finale di un articolo pubblicato su Zero Hedge.

Questi sono i link ai siti patinati dei topastri che sono i naturali sospettati di fare affari con l’Isis (a meno che non pensiate che commerciare in petrolio sia come commerciare in bietole, funghi o asparagi lungo la statale 131):

http://www.glencore.com/

http://www.vitol.com/

 http://www.trafigura.com/

http://www.thisisnoble.com/

http://www.mercuria.com/

 

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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