Strategia della tensione

 

Io ultimamente ho uno strano riflesso condizionato: dove vedo un fatto, mi giro subito intorno a cercarne la causa. Dove vedo giovani euro-arabi piazzare bombe o sparare all’impazzata, mi chiedo subito dove sta la causa. La risposta che mi do è che quei giovani euro-arabi fanno parte del gioco che anche l’Europa ha scelto di giocare. Insomma è il karma.

Se tu destabilizzi una regione intera, il Medio-Oriente, allora il meno che tu ti possa aspettare è che qualche bomba poi possa scoppiare a casa tua. Se le tue politiche sono di guerra, basate sulla violenza, il sopruso, lo sfruttamento, allora la reazione violenta come minimo te la devi aspettare.

Se poi sommi a una politica estera basata sulle bombe e la destabilizzazione, una politica interna basata sull’austerità, la disuguaglianza crescente, salari sempre più bassi, lavori sempre più precari, disoccupazione, servizi sempre meno e sempre meno efficienti, e una mancanza disperante di futuro, beh, allora, te la stai cercando.

A meno che tutto ciò non sia un rischio calcolato. Che cioè il pericolo, il terrore delle bombe non sia pensato e usato come strumento per instaurare in Europa un clima da strategia della tensione simile a quello che in Italia vigeva negli anni Settanta e inizi Ottanta. Uno strumento di governo di processi che diventano sempre più difficili da governare con i soli strumenti tradizionali dei mezzi di comunicazione di massa e di creazione del consenso.

Non che chi mette le bombe sia “mandato” dai governi. Non è necessario, e sarebbe anche pericoloso. Basta lasciarli fare quel tanto che basta a limitare ancora di più la libertà e la democrazia con leggi speciali e deroghe alle costituzioni. La posta in palio è più importante di alcune centinaia di morti negli aeroporti, nei metrò o negli stadi delle grandi città europee. La posta in palio è evitare che le persone si sveglino e comincino a richiedere politiche economiche radicalmente diverse da quelle perseguite finora in Europa, politiche redistributive, politiche di controllo e regolamentazione della finanza, politiche di investimenti pubblici, di nazionalizzazione dei servizi pubblici, di salari più alti, di lavori migliori. E politiche di pace.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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