Un governo di sinistra?! (Renzi e i suoi cloni)

Ricordate il referendum sull’acqua del 2011? Si trattava di abrogare un articolo che praticamente obbligava ad affidare la gestione dei servizi pubblici (tra cui la fornitura di acqua) a società private (rinfrescatevi la memoria su una pagina di wikipedia). E fu sonoramente abrogato.

Cinque anni dopo, la Commissione ambiente della Camera discute una legge che dovrebbe tradurre la volontà espressa dagli italiani in legge: rendere totalmente pubblica la gestione dell’acqua, impedire che su di essa si possano fare profitti. (Musica per le mie orecchie, peperoncino negli occhi per gli amanti dell’èilmercatobellezza!) Il cuore di tutta la faccenda è l’articolo 6 della proposta, che detta le norme per la “Ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato” (Ah, si. Che splendida parola: ripubblicizzazione. Ripetila ancora!).

Ma viviamo in tempi di inganni, depistaggi, travestimenti, mimetismi e doppiogiochismi. Tempi in cui l’astuzia è considerata una virtù divertente. E così il pericolo non viene da dove te lo aspetti, ma da dove non te lo aspetti (per essere precisi, da dove VOI non ve lo aspettate, perché io ormai ho imparato a usare gli occhiali a raggi X che oltre a far vedere la donna oltre i suoi vestiti rivela le reali intenzioni delle persone – ricordate? quegli occhiali che proponevano in vendita per corrispondenza alcune decine di anni fa: io, lo confesso, ne comprai un paio ma poi mi vergognai di usarli. Ultimamente li ho ritrovati e ne ho scoperto le potenzialità cognitive oltre che lubriche). Da dove non te l’aspetti, dunque. Infatti ventuno deputati hanno presentato un emendamento che semplicemente cancella l’articolo 6. Neanche lo emenda. Lo cancella. E l’emendamento è stato approvato. E quindi l’articolo cancellato dal testo che dovrebbe passare in discussione alla Camera. (Fine della musica. Ah, potrò mai sentire nuovamente prima di tirare le cuoia il petaloso suono di “ripubblicizzazione”?)

E sapete di che partito sono i 21 deputati? Una traccia ve l’ho data. Dovreste arrivarci. Ma vi capisco: i riflessi condizionati sono difficili da rimuovere proprio perché sono condizionati, e quindi ve lo dico io. I 21 deputati sono del Partito Democratico. Del PD. Sono tutti piddini provenienti da varie regioni. E tra loro c’è anche il mitico Ermete Realacci. Se non mi credete, controllate voi stessi.

Eccoli, i fantastici 21 in ordine alfabetico per non dire che faccio favoritismi:

pdbbianchi

Bianchi

pdbergonzi

Bergonzi

pdborghi

Borghi

pdbraga

Braga

pdbratti

Bratti

pdcarrescia

Carrescia

pdcominelli

Cominelli

pdcovello

Covello

pddemenech

Demenech

pdgadda

Gadda

pdginobile

Ginobile

pdiannuzzi

Iannuzzi

pdmariani

Mariani

pdmarroni

Marroni

pdmassa

Massa

pdmazzoli

Mazzoli

pdmorassut

Morassut

pdrealacci

Realacci

pdsanna

Sanna

pdvaliante

Valiante

pdzardini

Zardini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agli attacchi e alle critiche una delle sostenitrici dell’emendamento, la responsabile ambiente del PD, Chiara Braga, ha risposto così:

Alla demagogia dei 5 stelle replichiamo con risposte chiare e trasparenti ai cittadini. L’acqua è un diritto umano universale e il nostro interesse è che sia garantito un servizio di qualità per tutti gli italiani; che ci sia un uso responsabile e sostenibile della risorsa idrica; che venga data stabilità al settore e che siano create le condizioni perché si facciano gli investimenti necessari. (Repubblica, 15 marzo 2016)

Leggiamo bene l’affermazione (modestamente non faccio il professore di italiano nonché storia da 25 anni senza un po’ di profitto). Dopo la solita contrapposizione tra la demagogia e il fare, molto cara a Renzi e i suoi cloni, seguono una serie di affermazioni rivelatrici: l’acqua è un diritto (giusto, bene, brava), il servizio deve essere di qualità e per tutti (giusto, bene, brava), la risorsa acqua deve essere usata in modo responsabile e sostenibile (giusto, bene, brava), al settore deve essere data stabilità (giusto, bene, brava), devono essere create le condizioni perché si facciano gli investimenti necessari (????).

Il succo della questione è tutta in quest’ultima affermazione: siano create le condizioni perché si facciano gli investimenti necessari. Che tradotta potrebbe suonare così: per gestire il servizio idrico sono necessari investimenti; lo stato non può fare investimenti perché ogni anno deve spuntare un avanzo primario (più entrate che spese), altrimenti i creditori chi li tiene più?; gli investimenti li può fare solo il privato (ce lo chiede l’Europa); il privato non investe se non vede profitto; arrendetevi a bollette più alte e a servizi peggiori. Insomma: è il mercato, bellezza!

Ecco dove ci porta questa ideologia dell’èilmercatobellezza, a un modello di società che

tende ad assomigliare alla società di fine ‘800: ritirata dello Stato, che cede ai privati sempre più compiti; riduzione delle protezioni del lavoro; depotenziamento dei sindacati; una democrazia sempre meno “governo del popolo” e sempre più guidata dal “pilota automatico” di scelte tecniche trasformate in regole che travestono l’ideologia neoliberista da neutralità pseudo-scientifica. (Sbilanciamoci, 21 marzo 2016)

Siete sicuri che è questo che volete? Sicuri sicuri?

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