Oligarchia finanziaria e Aristocrazia Feudale

Financial Oligarchy vs. Feudal Aristocracy è il titolo di un articolo pubblicato il 12 febbraio 2016 su counterpunch.org. Gli autori sono Ismael Hossein-Zadeh e Anthony A. Gabb. La traduzione è mia. La tesi dell’articolo è che l’attuale oligarchia finanziaria è molto simile per caratteristiche e ruolo economico all’antica aristocrazia feudale: entrambe hanno una posizione parassitaria nei confronti del lavoro e della produzione. L’unica differenza è che la prima è più letale della seconda.

**********************

Viale Brianza

Viale Brianza

Sotto il modo di produzione feudale, ai contadini era spesso permesso di coltivare appezzamenti di terreno per se stessi in cambio di un canone. Tuttavia, i contadini affittuari raramente riuscivano a diventare contadini proprietari di diritto perché una quota importante di quello che raccoglievano gli era tolto dai proprietari nella forma dell’affitto, spesso lasciandoli con una quantità di pura sussistenza di ciò che producevano. Quando il raccolto era scarso, essi dovevano indebitarsi. Se i contadini non erano in grado di pagare i debiti, potevano ritrovarsi ridotti alla condizione di servi o schiavi.

Oggi, nella condizioni di dominio del mercato da parte del capitale finanziario parassitario, un rapporto simile può essere rilevato tra le potenti oligarchie della finanza (i feudatari del nostro tempo), da un lato, e il pubblico in generale (la popolazione contadina di oggi), dall’altro. Nello stesso modo in cui l’aristocrazia terriera dei tempi passati estraeva l’affitto in virtù della proprietà monopolistica della terra, così oggi l’oligarchia finanziaria estrae oneri per interessi e altri finanziamenti in virtù dell’aver concentrato la parte più consistente delle risorse nazionali nelle loro mani sotto forma di capitale finanziario.

angolo via Romagna - via Val d'Aosta

angolo via Romagna – via Val d’Aosta

Il termine marxista schiavi salariati si riferisce a coloro che, in mancanza di capitale o di mezzi di produzione, hanno solo la loro forza lavoro da vendere per vivere. Questo descrive la stragrande maggioranza delle persone nelle società capitaliste di oggi il cui unico mezzo di sussistenza è la vendita della loro capacità di lavorare. “Proprio come il servo della gleba dell’epoca feudale non aveva altra scelta se non quella di asservire se stesso e la sua famiglia al signore, il servo dei giorni nostri deve vincolare se stesso alle banche per possedere una macchina o una casa o acquistare l’istruzione” (Charles Hugh Smith, Central Banks Have Pushed the Middle Class Down into Neofeudal Serfdom).

Nell’ultima edizione del suo libro, Occupy Money, la professoressa Margrit Kennedy mostra come oggi tra il 35 e il 40 per cento di tutta la spesa dei consumatori è appropriata dal settore finanziario: banche, compagnie di assicurazione, istituti di credito non bancari / finanziari, detentori di obbligazioni, e simili [Margrit Kennedy, Occupy Money: Creating an Economy Where Everybody Wins, Gabriola Island, BC (Canada): New Society Publishers 2012.]. Ovviamente, questo significa che, come sottolinea Ellen Brown: “Riprendendo il controllo del settore bancario … i governi potrebbero riprendere il controllo di fatto di una fetta molto grossa (fino al 40 per cento) di ogni bilancio pubblico che attualmente se ne va in interesse applicato al finanziamento di programmi di investimento attraverso il settore privato “[Ellen Brown, Exploring the Public Bank Option].

Effetti distributivi: Aumento della povertà e della disuguaglianza

angolo via Romagna - via Val d'Aosta

angolo via Romagna – via Val d’Aosta

Come l’affitto feudale, il tributo nascosto al settore finanziario, il quasi 40 per cento della spesa dei consumatori di cui si appropria il settore finanziario, aiuta a spiegare come la ricchezza è sistematicamente trasferita da Main Street a Wall Street. I ricchi diventano sempre più ricchi a spese dei poveri, non solo a causa di avidità o delle forze cieche del meccanismo di mercato, ma, cosa più importante, a causa di deliberate politiche monetarie ed economiche, che sono finite saldamente sotto il controllo effettivo  dell’oligarchia finanziaria. In effetti, il meccanismo stesso della creazione di moneta e/o della politica monetaria aggrava l’ineguaglianza.

Anche se offuscato e/o mistificato, il meccanismo previsto o premeditato con cui la ridistribuzione delle risorse economiche dal basso verso l’alto avviene è abbastanza semplice. L’insidioso meccanismo di ridistribuzione a favore dell’oligarchia finanziaria è sapientemente sterilizzata ed eufemisticamente chiamato politica monetaria. Le banche centrali private (come ad esempio: la Federal Reserve Bank negli Stati Uniti) sono di solito i principali veicoli istituzionali che effettuano la politica monetaria della redistribuzione. Le politiche delle banche centrali del denaro a buon mercato beneficiano, in primo luogo, le grandi banche e altri importanti attori finanziari che sono avvantaggiati rispetto ai piccoli richiedenti prestiti, i quali devono prendere in prestito il denaro a tassi molto più elevati rispetto a quelli vicino allo zero garantiti a loro.

particolare

particolare

Da questo accesso privilegiato a denaro quasi senza interessi, le elite finanziarie possono arricchire se stesse in modi diversi. Per prima cosa, essi possono accaparrarsi attività redditizie a spese dei piccoli mutuatari che non hanno accesso al denaro a buon mercato. In secondo luogo, possono aumentare il valore della loro ricchezza creando una domanda artificiale (come per esempio riacquisto di azioni proprie) per quelle attività mal gestite con il denaro a buon mercato preso in prestito. Inoltre, essi possono prelevare grande ricchezza prestando il denaro a buon mercato ottenuto dalle banche centrali a tutti coloro che stanno sotto la parte superiore della piramide della ricchezza a quasi il quattro per cento (mutui), a sette o otto per cento (auto, studenti e altri prestiti ), e sopra il 15 per cento (carte di credito). Ovviamente, questo incanala la maggior parte del flusso del reddito nazionale a coloro che possono prendere in prestito denaro a buon mercato e prestare a un tasso molto più elevato[Per una spiegazione chiara e concisa di questa pericolosa redistribuzione dal basso verso l’alto vedi, per esempio, Charles Hugh Smith, If We Don’t Change the Way Money Is Created and Distributed, We Change Nothing].

Invece di regolare o contenere le distruttiva attività speculative  del settore finanziario, i responsabili della politica economica, guidati dalle banche centrali, hanno in questi ultimi anni attivamente promosso bolle speculative nei prezzi dei beni – nei fatti aggravando ulteriormente la disuguaglianza.

I delegati dell’oligarchia finanziaria al timone degli apparati che controllano la politica monetaria ed economica sembrano credere di aver scoperto di polizza assicurativa per bolle che scoppiano senza colpire nessuno:

“Sia i regolatori di Washington che quelli di Wall Street evidentemente credevano che insieme potevano gestire le esplosioni [delle bolle]. Questo significava che non c’era la necessità di evitare che le bolle si verificassero: al contrario, è ovvio che sia i regolatori che gli operatori le hanno attivamente generate, senza dubbio credendo che uno dei modi di gestire i crolli era quello di far nascere un’altra bolla in un altro settore: dopo le dot-com, la bolla immobiliare; dopo di lei, una bolla del prezzo dell’energia o del mercato emergente, e così via “[Peter Gowan, “The Crisis in the Heartland,” in M. Konings (ed.) The Great Credit Crash, London and New York, Verso 2010: 52.].

E’ ovvio che questa politica di rendere sicure efficacemente le bolle finanziarie renderebbe la speculazione finanziaria una proposta a somma positiva, una proposta che è giustamente chiamata “azzardo morale”, in quanto incoraggia l’assunzione di rischi a scapito di altri, in questo caso del 99 %, dal momento che i costi del salvataggio dei giocatori “too big to fail” sono pagati attraverso i tagli delle politiche di austerità. Conoscendo il fatto che la politica monetaria della banca centrale li tirerà fuori dai guai dopo ogni crollo, vanno da un eccesso all’altro.

Questo dimostra come i delegati dell’oligarchia finanziaria, sistemati alla guida delle banche centrali e dei loro azionisti (ovvero le banche commerciali), fungono da agenti che incanalano con sottigliezza le risorse economiche dal settore pubblico all’oligarchia finanziaria, proprio come gli esattori delle tasse e dei canoni d’affitto e gli ufficiali giudiziari dei signori feudali raccoglievano e trasferivano il surplus economico dai contadini / servi all’aristocrazia terriera.

La natura recessiva o anti-sviluppo del Capitale Finanziario Parassitario

via Cagliari (pubblicità occulta)

via Cagliari (pubblicità occulta)

Come accennato in precedenza, oggi tra il 35 per cento e il 40 per cento di tutta la spesa del consumatore viene fatta propria dal settore finanziario. Non solo questo redistribuisce le risorse a favore dell’oligarchia finanziaria, ma priva anche il settore reale dell’economia delle risorse necessarie per gli investimenti produttivi e lo sviluppo economico.

L’esperienza dimostra che, contrariamente al sistema bancario privato dalla natura predatoria o parassitaria, il sistema bancario pubblico si è dimostrato molto utile per gli obiettivi di sviluppo delle loro comunità e/o nazioni. Le banche di risparmio di quartiere del XIX secolo, le Cooperative di Credito, e le associazioni di Risparmio e Prestito negli Stati Uniti, le aziende Jusen in Giappone, le Casse di Risparmio Fiduciario nel Regno Unito, e la Commonwealth Bank in Australia, tutte hanno aiutato egregiamente nell’acquisto dell’alloggio e in altre esigenze di credito delle loro comunità.

Forse un esempio più interessante e istruttivo è il caso della Banca del Nord Dakota, che continua ad essere di proprietà dello Stato da quasi un secolo, e che è unanimemente riconosciuta essere alla base dell bilancio relativamente sano dello Stato e della sua economia solida in mezzo a problemi di bilancio e stagnazione economica in molti altri stati. La banca è stata istituita dal legislatore statale nel 1919, in particolare per liberare gli agricoltori e i proprietari di piccole imprese dalle grinfie di banchieri non dello stato e dai baroni delle ferrovie. La missione della banca continua ad essere quella di fornire ragionevoli servizi finanziari che promuovono l’agricoltura, il commercio e l’industria nel North Dakota. [Per maggiori informazioni sulla esperienza unica della Banca del Nord Dakota vedi, per esempio, Ellen Brown, Cutting Wall Street Out.]

palazzina angolo via Farina - via Deledda

palazzina angolo via Farina – via Deledda

Spiegando come la Banca del Nord Dakota utilizza il risparmio delle persone per il credito e/o investimenti produttivi, Eric Hardmeyer, presidente della banca, sottolinea, “Davvero ciò che ci separa [dalle banche private] è che impieghiamo quei depositi nello stato del North Dakota, sotto forma di prestiti. Investiamo nello stato in attività di sviluppo economico”. Il presidente della banca indica, inoltre, che nel corso degli ultimi dodici anni o giù di lì “abbiamo girato un terzo di un miliardo di dollari solo per il fondo generale per compensare le imposte o per aiuti nel finanziamento di esigenze del settore pubblico” [http://publicbankinginstitute.org/].

Contrariamente al caso del North Dakota, la maggior parte degli altri stati, esauriti dai pagamenti degli interessi e da altri obblighi finanziari verso banche private, sono costretti a tagliare gli investimenti sulla formazione di capitale pubblico, a tagliare posti di lavoro e a liquidare le proprietà statali o i servizi finanziati dallo stato, spesso a prezzi stracciati. Consideriamo la California, per esempio. Alla fine del 2010, doveva alle banche private e ad altri obbligazionisti 70 miliardi di dollari solo in interessi – il 44% dei suoi obblighi finanziari totali di $ 158 miliardi. “Se lo Stato avesse finanziato quel debito con una propria banca”, scrive Ellen Brown, “la California potrebbe essere 70 miliardi di dollari più ricca di oggi. Invece di tagliare servizi, vendere beni pubblici, e licenziare i dipendenti, potrebbe aggiungere servizi e riparare la propria infrastruttura decadente “[Ellen Brown, It’s the Interest, Stupid! Why Bankers Rule the World.].

A livello nazionale, il governo federale degli Stati Uniti ha pagato nel 2011 una somma di $ 454 miliardi di interessi sul proprio debito – la terza più alta voce di bilancio dopo le spese militari e di sicurezza sociale. Questa cifra è pari a quasi un terzo delle imposte sul reddito personale complessivo ($ 1, 100 miliardi) raccolte quell’anno. Questo significa che se la Federal Reserve Bank fosse di proprietà pubblica, e il governo prendesse in prestito direttamente da lei senza interessi, le imposte sul reddito personale avrebbe potuto essere ridotte di un terzo [Ibid.]. In alternativa, il risparmio potrebbe essere investito in infrastrutture sociali, umane e fisiche, in tal modo aumentando drasticamente la capacità produttiva della nazione ed elevando il tenore di vita per tutti.

casa d'angolo via Farina - via Deledda

casa d’angolo via Farina – via Deledda

Si può ragionevolmente sostenere che le devastazioni create nelle odierne economie / società dall’estrazione da parte del capitale finanziario parassitario di risorse economiche sono ancora più distruttive di quelle che l’estrazione della rendita feudale arrecava al tessuto sociale sotto il feudalesimo. Ci sono almeno due ragioni principali per questo giudizio.

Da una parte, l’appropriazione da parte dell’aristocrazia terriera della parte più consistente del surplus economico, o rendita, richiedeva la produzione e, di conseguenza, l’occupazione della forza lavoro agricola. Questo significava che, anche se sfruttata, la forza lavoro agricola aveva dei benefici dalla produzione – anche se a livelli di remunerazione di povertà o di sussistenza. Nell’era del capitale finanziario, tuttavia, il profitto o l’estrazione del surplus da parte dell’oligarchia finanziaria parassitaria è in gran parte separato dalla produzione reale e dall’occupazione, in quanto proviene in gran parte attraverso l’appropriazione parassitaria dal resto dell’economia. Come tale, essa impiega nessuna o una piccola percentuale di forza lavoro, il che significa che oggi il settore finanziario genera reddito e profitti senza condividerlo con la stragrande maggioranza della popolazione.

In secondo luogo, mentre la cancellazione periodica dei debiti insostenibile dei contadini da parte delle aristocrazie terriere era considerata una misura di riparazione atta al mantenimento del modo di produzione e della struttura sociale feudale, sotto l’attuale governo del capitale finanziario simili benefiche misure sono escluse come presagi di catastrofe economica. I documenti storici mostrano che la cancellazione del debito nella Mesopotamia dell’epoca del Bronzo si impose su una base abbastanza regolare tra il 2400 e il 1400 a.C. Antichi documenti decodificati da iscrizioni cuneiformi hanno portato molti storici a credere che la tradizione della cancella azione dei debiti risalente al Bronzo Medio nel Vicino e Medio Oriente potrebbe essere servita come il modello per le dichiarazioni bibliche relative alla riduzione del debito.

Studi attenti di quei dati indicano che, contrariamente alla credenza attuale (influenzata largamente dagli influenti interessi finanziari) che la cancellazione del debito può portare al disordine economico, come esemplificato dal ritornello too big to fail, queste antiche pratiche di riduzione del debito sono state effettuate proprio per le ragioni opposte: per ripristinare la ripresa economica e l’armonia sociale annullando le devastazioni causate dal debito  all’economia e alla stragrande maggioranza della popolazione. La libertà in quei giorni significava reale, economica libertà – libertà dalla schiavitù del debito – non il concetto astratto o vuoto di libertà propagandato oggi.

“Il tipo di libertà economica a cui ci si riferiva era l’atto reale di cancellazione di imposte arretrate e altri debiti personali, ripristinando i tradizionali diritti della famiglia sulla proprietà della terra e liberando i cittadini che erano stati ridotti in schiavitù per debiti. Questi interventi reali assicuravano piuttosto che violavano la generale libertà economica”[Michael Hudson, The Lost Tradition of Biblical Debt Cancellations.].

Che fare?

Molti critici del capitale finanziario parassitario hanno chiesto un solido regime di regolamentazione del settore finanziario. L’esperienza dimostra, tuttavia, che fino a quando le dinamiche e le strutture della accumulazione del capitale sono lasciate intatte, la regolazione non può fornire una soluzione efficace a lungo termine per le crisi ricorrenti causate dal crescere e scoppiare delle bolle finanziarie.

edificio del Consorzio di Bonifica - via Cagliari

edificio del Consorzio di Bonifica – via Cagliari

Per prima cosa, a causa dell’influenza politica dei potenti interessi finanziari, i regolamenti finanziari non sarebbero attuati in modo significativo, come si evince, ad esempio, dalle risposte politiche alla implosione finanziaria del 2008 e la conseguente Grande Recessione.

In secondo luogo, anche se i regolamenti sono in qualche modo attuati, fornirebbero solo un sollievo temporaneo. Infatti, fintanto che non vi è alcun controllo democratico reale, i regolamenti sarebbero pregiudicati dagli influenti interessi finanziari che eleggono e controllano i politici. La spettacolare inversione delle ampie regolamentazioni del 1930 e 1940 che furono messe in atto in risposta alla Grande Depressione e l’ugualmente straordinaria deregolamentazione dalla Seconda Guerra Mondiale  a oggi è una conferma robusta di questo giudizio. Questo significa che la necessità di porre fine alle crisi ricorrenti del sistema capitalista richiede più che una regolamentazione finanziaria; essa rende necessario un cambiamento del sistema stesso.

Altri critici del capitale finanziario parassitario hanno richiesto la nazionalizzazione del settore bancario. L’idea di portare il settore bancario, il risparmio nazionale e l’allocazione del credito sotto il controllo  o la supervisione pubblica non è né complicata né necessariamente socialista o ideologica. Allo stesso modo  in cui molti servizi e infrastrutture, quali strade pubbliche, il sistema scolastico e le strutture sanitarie sono fornite e gestite come servizi pubblici essenziali, allo stesso modo l’offerta di credito e di servizi finanziari può essere fornito su un modello di utilità pubblica di base sia per le transazioni di affari quotidiane che per progetti industriali a lungo termine.

Come sottolineato in precedenza, la fornitura di servizi finanziari e / o linee di credito secondo il modello dei servizi pubblici potrebbe abbassare i costi finanziari sia per i consumatori che per i produttori di circa il 35 – 40 per cento. Da tale liberazione dei consumatori e dei produttori da ciò che può essere propriamente definito il peso finanziario, o rendita, simile al canone sulla terra sotto il feudalesimo, la scelta del sistema di credito pubblico può rivitalizzare molte economie stagnanti che sono depresse a causa del peso schiacciante di infiniti debiti.

Anche nei paesi capitalisti centrali il sistema bancario pubblico è occasionalmente stato utilizzato per salvare il capitalismo dalle proprie crisi sistemiche. Ad esempio, a fronte della Grande Depressione del 1930, e a seguito della politica senza successo dell’amministrazione Hoover di cercare di salvare le banche in fallimento, l’amministrazione Roosevelt fu costretta a dichiarare una “vacanza bancaria” nel 1933, staccare la spina alle banche malate terminali e prendere il controllo dell’intero sistema finanziario. La legge di emergenza bancaria del 1933, introdotta dal presidente Roosevelt (quattro giorni dopo aver dichiarato una vacanza bancaria a livello nazionale il 5 marzo 1933) e approvata dal Congresso il 9 marzo, hanno garantito il pieno pagamento dei depositi, così di fatto creando il 100 per cento di assicurazione degli stessi. Non a caso, quando le banche riaprirono, il 13 marzo 1933 “i depositanti fecero la fila per riportare il loro denaro messo da parte nelle banche vicine” [William L. Silber, Why did FDR’s Bank Holiday Succeed?].

Allo stesso modo, a fronte del crollo del suo sistema bancario nei primi anni del 1992, lo Stato svedese ha assunto la proprietà e il controllo di tutte le banche insolventi in uno sforzo per rilanciare il suo sistema finanziario ed evitare che crollasse la sua intera economia. Anche se questo spazzò via gli Azionisti esistenti, si rivelò essere un buon affare per i contribuenti: non solo evitò costosi salvataggi a favore delle banche insolventi, ma ha anche portato alcuni benefici ai contribuenti una volta che le banche sono tornare a fare profitti.

Sia in Svezia che negli Stati Uniti, una volta che le banche insolventi hanno ripreso a fare profitti la loro proprietà è tornata in mani private! E’ forse questo tipo di impegno dei governi capitalisti a favore di potenti interessi finanziari che ha indotto un certo numero di critici a ritenere che una definizione di capitalismo è che si tratta di un sistema di socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti.

In assenza di incestuose relazioni commerciali e politiche tra Wall Street e l’apparato di governo, la nazionalizzazione delle banche e di altri intermediari finanziari non è così complicata o difficile come può sembrare; dal momento che le leggi bancarie già autorizzano le autorità di regolamentazione di imporre controlli straordinari e stretta supervisione su queste istituzioni. E’ certamente più facile della proprietà e la gestione pubblica di imprese manifatturiere che richiedono molto più che tenere i registri e seguire le linee guida regolamentari o legali.

via Benedetto Croce

via Benedetto Croce

Infatti, nel periodo immediatamente successivo alla implosione finanziaria del 2008, gli Stati Uniti e il governo britannico divennero proprietari de facto dei giganti finanziari falliti, quali Citibank, AIG, la Royal Bank of Scotland, e la Anglo-Irish Bank. Attraverso la fornitura di enormi quantità di fondi pubblici, tali governi divennero di fatto i principali investitori nelle istituzioni crollate. Se non fosse stato per motivi politici e/o ideologici, avrebbero potuto facilmente trasformare la loro proprietà de facto in proprietà di diritto [Per una discussione relativamente approfondita di questo problema vedere, per esempio, Michael Hudson, Scenarios for Recovery: How to Write Down the Debts and Restructure the Financial System].

La compensazione fraudolenta delle perdite al gioco d’azzardo di Wall Street a scapito di tutti è la prova, ancora una volta, contro le pretese demagogiche dei campioni dell’austerità e del neoliberismo che il governo dovrebbe tenersi fuori dalle attività economiche.

Mentre il sistema bancario pubblico potrebbe certamente attenuare o eliminare le turbolenze di mercato dovute alle bolle finanziarie e al loro scoppio, esso non escluderà altre crisi sistemiche del capitalismo. Queste includono crisi dei profitti che potrebbero derivare da livelli molto elevati di capitalizzazione, da una domanda insufficiente o da sotto-consumo, da un eccesso di capacità o di eccesso di produzione, o da disproporzionalità tra i vari settori di un’economia di mercato. Farla finita con la crisi sistemica del capitalismo, quindi, richiede più che la nazionalizzazione delle banche; richiede di cambiare il sistema capitalista stesso.

P.S. Tutte le foto provengono dalla stessa periferia dell’Occidente da cui provengono i pensieri

Annunci

Informazioni su sandroarcais

I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
Questa voce è stata pubblicata in banche, capitalismo, economia, finanza, traduzioni. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...