Heiner Flassbeck da Voci dall’Estero

Heiner Flassbeck

Heiner Flassbeck

Alcuni estratti dalla traduzione di un articolo dell’economista tedesco Heiner Flassbeck, da sempre critico nei confronti della politica economica tedesca. Nell’articolo si parla della condizione economica europea, delle responsabilità tedesche in merito a questa condizione. Gli estratti si riferiscono all’ultima parte dell’articolo che si concentra sulla situazione italiana. L’articolo è leggibile nel suo complesso su Voci dall’Estero. L’immagine è tratta da Wikipedia.

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Anche la maggior parte di coloro che capiscono quello che è successo nell’Unione Monetaria Europea credono che la crisi si possa risolvere con aggiustamenti graduali, con piccole ma permanenti “riforme strutturali”.  Ma il problema italiano è il suo svantaggio competitivo con la Germania, come abbiamo ripetuto più volte. Dall’inizio dell’unione monetaria, il costo unitario del lavoro in Italia è aumentato del trenta per cento in più rispetto alla Germania.

L’Italia è orgogliosa di quello che ha realizzato nel frattempo in termini di riforme del sistema politico … . Ha anche riformato il mercato del lavoro, andando nel senso della cosiddetta flessibilizzazione, diminuendo la tutela dell’occupazione e puntando a una maggiore flessibilità dei salari. (…)

I politici Italiani naturalmente credono che, se si va nella giusta direzione, si è già fatta la cosa giusta. Questo è sbagliato. … posso dire molto chiaramente e inequivocabilmente che questa riforma del mercato del lavoro non risolverà il problema italiano all’interno della Unione monetaria europea, nemmeno se tali misure vanno nella giusta direzione. Supponiamo che, in seguito a queste misure, fosse possibile da oggi in poi comprimere i salari italiani e il costo unitario del lavoro di un punto percentuale all’anno (dato che la produttività italiana non è attualmente in crescita, la caduta dei salari nominali dell’uno per cento significherebbe anche un calo del costo unitario del lavoro di un punto percentuale). Anche in questo caso l’economia italiana, se i salari e il costo unitario del lavoro aumentassero in Germania e negli altri principali partner commerciali, ci metterebbe molti anni a recuperare la propria competitività in questo modo (dieci o venti anni, non è rilevante).

Ciò non significherebbe null’altro che il mercato interno italiano, da ora in poi, anno dopo anno, non farebbe che contrarsi e che la deflazione aumenterebbe – e questo per i prossimi dieci o venti anni. Per molti anni successivi, la riduzione dei salari e una maggiore competitività non mostrerebbe alcun effetto positivo, perché il divario assoluto con la Germania rimarrebbe elevato e non si potrebbero recuperare quote di mercato. In realtà, per l’Italia questo significherebbe altri cinque-dieci anni di recessione, oltre alla attuale recessione che dura già da cinque anni. Crescerebbero la disoccupazione e la disperazione tra la gente. Questo è semplicemente fuori questione. Politicamente parlando, non si può fare. La democrazia non sarebbe in grado di resistere alle forze che si solleverebbero. Ogni governo filo europeo sarebbe rovesciato e il nazionalismo celebrerà la sua vittoria con una vendetta.

A Cernobbio ho dato un messaggio semplice, ma sorprendente. Probabilmente ha scioccato il pubblico italiano. Il messaggio è che l’Italia può decidere se vuole morire lentamente o se vuole morire in fretta. Morirà lentamente se si muove a piccoli passi o se non progredisce affatto. Ma può anche morire in fretta, se cerca, come hanno tentato la Grecia, la Spagna o il Portogallo, di ridurre i salari in un tempo molto breve di qualcosa come il venti o il trenta per cento. 

Il punto è facile da capire, ma gli economisti mainstream si rifiutano di fare i conti con quello che è palesemente evidente: il livello generale dei salari in un paese come l’Italia (o la Francia) non può essere ridotto così tanto senza scatenare una catastrofe economica. Gli economisti mainstream parlano di tante cose, ma non affrontano mai il punto essenziale, la questione che davvero conta.

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