La truffa europea

Alain-Parquex-480x642Alain Parguez è un eclettico economista francese, consigliere del presidente francese Mitterand durante la creazione dell’Eurozona, e molto critico nei confronti di tale processo. Quindi uno che le cose le conosce da dentro. Uno che era lì quando gli obiettivi erano messi a fuoco e le strategie pianificate.

Nell’ottobre del 2012, il professor Arguez interviene al summit della Modern Money Theory che si svolge a Rimini. Il suo intervento si concentra sul progetto dell’Euro.

Stabilito che i reali architetti dell’Euro (e in fondo dell’Unione Europea) vanno cercati in Francia, il professor Parguez si chiede prima di tutto perché i pianificatori francesi, dopo aver convinto i tedeschi ad accettare l’Euro dandogli in pasto la Germania dell’Est, hanno anche voluto nell’Euro paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo, paesi con fondamentali economici meno solidi dell’allegra accoppiata Francia e Germania? Ecco la risposta:

 

E l’Italia? Per l’Italia il discorso è diverso. L’Italia aveva un tessuto industriale di tutto rispetto, completo in quasi tutti i settori produttivi. L’Italia era un pericoloso avversario, se lasciato fuori dall’Euro. D’altro canto, l’Italia non dava nessuna sicurezza sulla sua serietà e convinzione nel perseguimento di politiche di “rigore economico” e di “austerità”, neoliberiste, insomma, politiche che erano alla base dei pianificatori dell’Europa. Bisognava quindi neutralizzare l’Italia, vale a dire, distruggere il suo tessuto industriale, ridimensionarlo:

 

E a questo proposito, il professor Parguez cita un altro professore, un tipo alquanto inquietante, se dobbiamo credere alle sue parole: Jaques Attalì.

 

Ma ecco che i grandi pianificatori del nuovo Sacro Romano Impero Franco-Germanico devono affrontare un nuovo problema: se io distruggo il mio mercato interno e organizzo la mia economia per l’esportazione, e se distruggo l’economia e quindi il mercato della terza (o seconda?) economia continentale, e se includo nella zona Euro tutta una serie di economie industrialmente arretrate, dove sono le risorse necessarie a comprare i prodotti che io voglio esportare? Non è un problemino da poco. Ma ecco la soluzione: il debito (mica il mio, però. Il loro):

 

Se tutto questo è vero, si impone una domanda: perché? Perché il centrosinistra italiano si è prestato a questo gioco? Per ignoranza? Per presunzione? Per ingenuità? Per un insito disprezzo della sinistra italiana nei confronti degli italiani? Per corruzione? Per sottomissione culturale? Per calcoli personali (meglio essere l’uomo del nuovo padrone, piuttosto che combattere una battaglia che potrebbe significare sconfitta)? Per scarsa visione? Per viltà? Ce lo dirà la storia.

 

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