Verba imperialia

mario-draghi-president-of-the-european-central-bank-ezb-speaking-during-g0k377Il 2 di maggio del corrente anno, a Francoforte sul Meno, Mario Draghi, primo imperatore del rinato (per la terza volta, e speriamo sia l’ultima) Sacro Romano Impero Franco-Germanico (il nome ogni volta diventa più lungo: già solo per questo dovrebbero piantarla di tirarlo fuori dalle catacombe della storia), è intervenuto in una riunione di una vasta combriccola di banchierifinanziericapidistatofunzionariburocratieccecc asiatici, europei e altre frattaglie varie. E ha parlato. E parlando ha detto che…

… è dispiaciuto per i tanti risparmiatori (soprattutto tedeschi) che dai loro risparmi non ci guadagnano una pippa a causa dei tassi di interesse sotto-zero imposti dalla BCE;

… i tassi sotto-zero (però) non sono la vera causa della malattia (la pippa che ci guadagnano i risparmiatori dai loro risparmi), bensì un sintomo;

… i tassi sono sotto-zero perché quei risparmi non se li fila nessuno: nessuno li chiede in prestito per fare un investimento, neanche se glieli tirano dietro gratis;

… gli investimenti non si fanno perché le speranze di guadagno degli investitori sono grame;

(una cosa più o meno di questo genere:

Draghi01

)

… il tutto è aggravato dai pochi investimenti pubblici (e lo credo, sono anni che ci asfaltate i marroni con l’isteria da spesa pubblica) a causa “dell’alto indebitamento pubblico”;

… se nel mondo ci fossero attività lucrose in cui investire tutti quei bei soldini risparmiati, allora sì che renderebbero, ma (peccato) “semplicemente non c’è da nessuna parte nel mondo sufficiente domanda di capitali da assorbire l’eccesso di risparmi senza un calo di rendimento”;

(ora, a questo punto, uno potrebbe pensare: il nostro imperatore è rinsavito, ha capito che non basta che un barista faccia più caffè per aumentare il suo giro d’affari, e neanche non basta che lo stesso barista diminuisca il prezzo del caffè, tanto lo farebbe il barista di fianco; ha finalmente capito che per rendere gli investitori di nuovo speranzosi sono necessarie politiche di stimolo della domanda, magari, perché no?, anche di quella pubblica: aumento dei salari, diminuzione delle ore di lavoro, investimenti pubblici, infrastrutture, servizi, manutenzione del territorio, e poi … Ehi! svegliati! Torna a terra! Mario Draghi I parlava di aumento della domanda di prestiti per investimenti, non di domanda al consumo!)

E dopo una lunga pausa e un lungo sguardo alla platea, il nostro imperatore ha ripreso a parlare. E parlando ha detto che …

… la soluzione a lungo termine del problema dei bassi rendimenti dei risparmi è la politica delle riforme strutturali (e voi sapete bene di cosa si tratta; se non vi viene in mente vi do un aiutino: Monti) che “aumentano la produttività e quindi rendono l’investimento più attrattivo” (avete capito? “che aumentano la produttività”, cioè la produzione di merci a costo minore, il che rende possibile spuntare un margine maggiore di profitto. Rimane sempre un mistero nascosto nelle pieghe della mente eterea di sua altezza imperiale chi comprerà tutti quegli oggettini prodotti a costo minore se per fare questo hai ridotto i salari dei tuoi lavoratori);

… la soluzione a breve termine è diversificare il portafoglio: non tenere i risparmi nei conti correnti, ma investirli in borsa (eh sì! e perché non andarseli a sputtanare a Las Vegas!? per certi versi sarebbe più saggio).

(No, il nostro imperatore non ha capito nulla: continua a sbattere contro il vetro della finestra chiusa chiedendosi ottusamente com’è che non riesce ad andare avanti. E del resto, che sua supremità altezzosa  sembri cominciare ad avere dei problemi di comunicazione tra parti diverse del suo cervello, o che non si senta poi più responsabile di ciò che ha affermato appena prima, lo proverebbe il fatto che a un certo punto del suo intervento, dopo avere affermato con chiarezza che i bassi tassi di interesse sono la conseguenza di una scarsa domanda di capitali da investire, dopo avere affermato ciò, se ne esce con questa affermazione: se le banche centrali “mantenessero i tassi di interesse a un livello troppo alto rispetto ai loro livelli reali, l’investimento non sarebbe attrattivo, perché il costo del credito supererebbe la sua resa. L’economia resterebbe bloccata nella recessione. Al contrario, mantenendo i tassi di mercato al di sotto di quelli reali, noi incoraggiamo l’investimento e il consumo, che sono necessari per riportare l’economia alle sue potenzialità”. La vedete la contraddizione?Ve l’ho sottolineata in neretto. Verrebbe da dargli una bella zugata e invitarlo ad andare a rivedersi cosa ha affermato un momento prima.)

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