Ci disprezzano 1

La signora Stefania Giannini è la nostra ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Le tappe importanti della sua biografia sono le seguenti:

1) docente universitaria a Perugia

2) rettrice dell’Università per gli stranieri, sempre a Perugia (2003-2014)

3) ministro nel governo Renzi nel 2014

4) con Scelta Civica di Mario Monti dal 2013 al 2015

5) quando SCdMM si liquefa la nostra ministra pensa bene di passare al PD: differenze poche ma maggiori sicurezze

6) il 27 aprile del 2016 viene condannata dalla Corte dei Conti a risarcire l’ateneo perugino per 9.000 euro a causa di un danno erariale che il revisore dei conti dell’Università di Perugia Antonio Buccarelli, magistrato presso la corte dei conti, aveva stimato ammontare a 525.000 euro (le è andata bene, insomma).

La nostra ministra, questa specifica ministra, il 4 maggio del 2016, incontra la sua omologa tedesca, la signora Johanna Wanka. Le due signore si incontrano per firmare un accordo che ha come oggetto la formazione professionale.

Fatto l’incontro, firmato l’accordo, la nostra ministra rilascia un’intervista a un giornalista freelance svizzero, Luca Steinmann. In questa intervista, tra le altre cose fa queste affermazioni:

Esso [l’accordo] riguarda la formazione professionale e si pone in continuità con il Jobs Act e la riforma della Buona Scuola per colmare la discrepanza che divide l’Italia con altri Paesi competitivi, come la Germania.

Retropensiero: non siamo ancora abbastanza competitivi, dobbiamo raggiungere il livello di competitività della Germania (Tedeschi forti, disciplinati, gran lavoratori, energici; Italiani deboli, indisciplinati, scansafatiche, mollicci e mammoni).

Contrappunto: emulare la Germania significa in concreto: salari ancora più compressi, sempre più flessibilità, precarietà, instabilità, rientro del rapporto debito/pil al 60% entro vent’anni a partire dal 2018, e quindi finanziarie lacrime e sangue per vent’anni, decimazione del ceto medio, cinesizzazione di un intero popolo. Per quel che riguarda il modello scolastico, si tenga conto che in Germania uno studente (la sua famiglia) finite le medie inferiori praticamente decide se proseguirà gli studi all’università dopo le superiori o se sarà subito avviato al mondo del lavoro. Il futuro deciso a 13 anni. Non c’è male come prospettiva.

Quelle da me citate sono riforme che incideranno profondamente in tutto il Paese che la Germania ha già attuato da oltre 10 anni con il governo Schroeder e che hanno permesso al Paese di non subire la crisi economica come la sta subendo l’Italia.

Retropensiero: i Tedeschi sono più previdenti (formiche), noi Italiani invece vogliamo sempre la vita comoda (cicale) e rimandiamo in continuazione i nostri doveri (i compiti a casa, le riforme strutturali).

Contrappunto: se tutti i paesi dell’Eurozona avessero fatto come la Germania nel 2003 l’unica conseguenza sarebbe stata quella di anticipare la stagnazione in cui ci troviamo ora (compresa la Germania). Se tutti i paesi dell’Eurozona avessero contratto i propri mercati interni (perché questo, alla fin fine, è l’obiettivo delle riformestrutturali), a chi avrebbero venduto le proprie merci gli europei? Esportazione!! dicono le loro ottusità obnubilate dal neoliberismopensiero. Infatti, è risaputo che tutto il mondo non aspetta altro che indebitarsi per comprare le merci europee senza nulla in cambio.

Variazione #1: se un paese economicamente sviluppato organizza la propria economia e società prevalentemente in funzione della esportazione si sta organizzando anche per impoverire il concorrente, si sta preparando alla guerra economica, alla conquista economica, a spezzare le reni dell’economia concorrente.

Variazione #2: L’Italia non ha il fisico della Germania. L’Italia non può emulare la Germania anche se lo volesse. L’Italia non può fare il gioco della Germania (ammesso che quello della Germania sia un gioco intelligente). È facile capirlo se vi leggete l’ultimo paragrafo riferito all’Italia di questo articolo dell’economista tedesco Heiner Flassbeck. L’avete letto? Avete capito cosa significa per l’Italia emulare la Germania, voler forzare i tempi, “diventare competitivi”? Misurate l’idiozia della nostra ministra?

La crisi, in Italia, è preesistente rispetto a quella scoppiata nel 2008, …

Finta condivisione. Si, è vero, infatti, come mostra il grafico, il PIL pro capite degli Italiani comincia a ristagnare attorno al 2002 …

… in coincidenza con l’entrata in vigore dell’euro, quando cioè la nostra classe dirigente (di centro sinistra) ha costretto un paese (che disprezzava e disprezza) a competere in una gara per cui non era attrezzato, in un gioco che non voleva giocare, a giocare secondo una tattica di gioco che non voleva seguire. Gli italiani, infatti, non avevano nessuna intenzione di sacrificare alla competitività i servizi, le garanzie e sicurezze sul posto di lavoro, la stabilità, la possibilità di progettare il proprio futuro, ecc. E infatti, è proprio quest’ultima la causa della crisi agli occhi della ministra:

… perché il Paese non ha attuato le riforme necessarie, come invece la Germania ha fatto per tempo.

Traduzione: “La crisi, in Italia, è preesistente rispetto a quella scoppiata nel 2008, perché gli Italiani non vogliono fare sacrifici, non vogliono rinunciare alle tutele, alla bella vita, alla vita comoda, alle sicurezze.”

372_001(questi giudizi mi ricordano qualcosa: già un’altra volta qualcuno si era messo in testa di cambiare radicalmente gli italiani, di plasmarli per farne una razza conquistatrice, e anche in quel caso il modello era la razza teutonico-germanesca (e se non ricordo male, la storia non è finita tanto bene per l’Italia e gli Italiani (e neanche per gli teutoarianici)))

Riassuntino del pensiero della nostra ministra: la Germania è il modello; gli Italiani hanno resistito per troppo tempo alla necessità di adeguarsi al modello; la crisi attuale è la conseguenza di questa resistenza; le riforme del governo Renzi stanno colmando questo ritardo.

Di queste affermazioni neanche una regge. La prima storicamente porta sfiga (e la porterà anche stavolta). La quarta è miope, non vede le conseguenze nefaste di questo percorso. La terza è una sorta di specchietto per le allodole che distrae dalla reale causa della crisi. La seconda è vera sino a un certo punto: è vero invece che gli Italiani, in questi ultimi vent’anni, sono stati molto distratti e troppo fiduciosi in chi li governava.

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