Ne potevamo benissimo fare a meno …

… dell’intervento di Napolitano in merito al referendum sulla deformazione costituzionale del governo Renzi (vedi qui). Ma evidentemente Napolitano non ha ancora finito il suo lavoro.

Il 23 dicembre l’ex presidente ha fatto la sua dichiarazione di voto. E lo ha fatto in maniera obliqua (ormai, evidentemente, la direttezza dell’agire gli è venuta a mancare):

Nessuno dica: difendo la Costituzione votando no e gli altri non lo fanno.

Aggiunge poi che chi afferma questo

offende anche me. Mi reca un’offesa profonda.

La seconda parte dell’affermazione potrebbe essere liquidata con un semplice “echissenefrega!”, se non fosse che l’esclamazione richiama esperienze, idee, atteggiamenti e organizzazioni lontani dal mio sentire e dalla mia sensibilità (salvo che mi rimescola il sangue (e lo devo placare con sedute intensive di meditazione seduta e camminata) pensare a ciò a cui questo ex presidente ha contribuito a fare a questo paese e ai suoi cittadini). Tuttavia essa è importante perché è una dichiarazione di voto implicita: se il nostro sensibile ex presidente è offeso dalla prima parte dell’affermazione, significa che si sente parte di quelli che voteranno a favore della deformazione costituzionale.

Si potrebbe dire che il nostro ecumenico ex presidente sensibile ragiona ancora da presidente di tutti gli italiani, favorevoli e contrari alla deformazione, e quindi il dolore morale gli provenga dalla parte che è connessa con i deformatori. Potrebbe darsi, ma che il nostro presidente sensibile ex abbia fatto capire (obliquamente, per carità: non sia mai che gli sfugga una parola diretta) dove metterà la crocetta questo settembre, è confermato dal seguito delle sue parole:

serve grande sobrietà e un po’ più di pacatezza ed obiettività. Si discuta della riforma, perché è importante, anzi necessaria per l’Italia.

Tenendo ben presente che se io digito su Google “riforma definizione”, mi ritorna questa definizione:

Qualsiasi movimento o provvedimento che sostenga o realizzi il rinnovamento più o meno profondo di una condizione o situazione esistente, per adeguarla a nuove e diverse esigenze,

cos’altro può significare che

la riforma della costituzione (gruppo del soggetto = il tema, l’argomento della informazione)

è importante, (predicato nominale: il nome del predicato, l’aggettivo importante, è collegato a, identificato con il soggetto riforma dalla copula è)

anzi necessaria (secondo nome del predicato: la riforma è importante e necessaria (si noti il crescendo))

?

Rimane da chiedersi perché l’ex sia così attivo: interesse per la res publica? Riflesso condizionato di una persona che nella vita non ha fatto altro che politica? Generoso spendersi per una convinzione profonda? Ricatto?

In effetti Napolitano è stato già ricattato una volta, quando si trattava di sostituire Letta con Renzi. La sua resistenza a ripetere l’operazione che tre anni prima si era prestato a guidare per sostituire Berlusconi con Monti, in quel frangente fu superata con lo scoop del giornalista americano Alan Friedman (vedi il video qui, ma anche la ben più interessante ricostruzione di Federico Dezzani).

A me pare che Napolitano debba “concludere il suo lavoro” perché deve difendere la sua reputazione. C’è una intera classe politica, in giro per l’Italia, che sta cominciando seriamente a preoccuparsi del proprio futuro anche fisico, oltre che del proprio disastroso fallimento politico: Prodi, Amato, Ciampi, D’Alema, Visco, Berlusconi … e Napolitano, appunto. Tutti tesi a difendere il disastro (su cui hanno costruito le loro fortune: leggi in proposito il secondo paragrafo di questo post di Federico Dezzani) contro qualsiasi evidenza, perché la presa di coscienza da parte degli Italiani di dove sono stati portati dalla loro leadership significherebbe la loro fine ignominiosa.

 

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