Il patto Marciano

Già il nome puzza.

Il patto marciano è un accordo tra creditore e debitore

col quale si conviene che, in caso di inadempimento, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno a garanzia del credito passi al creditore. (definizione tratta da qui)

Il patto marciano è stato recentemente inserito nel DL n° 59 del 2016 all’articolo 2 comma 4 e recita testualmente:

Il patto di cui al comma 1 può essere stipulato al momento della conclusione del contratto di finanziamento o, anche per i contratti in corso al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per atto notarile, in sede di successiva modificazione delle condizioni contrattuali. Qualora il finanziamento sia gia’ garantito da ipoteca, il trasferimento sospensivamente condizionato all’inadempimento, una volta trascritto, prevale sulle trascrizioni e iscrizioni eseguite successivamente all’iscrizione ipotecaria.

Il suo significato e le sue implicazioni ce le spiega Paolo Cicalese in un articolo apparso su marx21.it:

Si lamentano, i banchieri, perché manca la retroattività del decreto. (…)

Basta leggere il comma di cui sopra, per capire che si è trovata la quadra. È il patto marciano, vale a dire il trasferimento al creditore di beni del debitore qualora quest’ultimo sia inadempiente dopo tre rate. Ti tolgono tutto, capannoni, macchinari, scorte di magazzino, seconde case, ecc. Ti lasciano solo la casa di residenza. Il patto marciano può essere infilato in un nuovo contratto tra debitore e creditore.

Il gioco è semplice: la banca chiama l’imprenditore a cui ha dato un fido e gli dice di ricontrattare tutto altrimenti glielo toglie. L’imprenditore è costretto ad accettare e a firmare le nuove condizioni. Se dopo sei mesi non paga le rate gli sequestrano tutto, senza lo strumento dell’ipoteca, per la qual cosa si dovrebbe passare da un procedimento giudiziario.  Sarebbe automatico. (il neretto è mio)

Ma il patto marciano è uno strumento i cui obiettivi vanno oltre il contenzioso tra singola banca e singolo imprenditore. Grandi disegni sono in corso mentre noi siamo impegnati a star dietro alle nostre scadenze di lavoro o a organizzare l’andata in pizzeria con gli amici. Quale scenario si apre dunque in Italia a seguito dell’introduzione del patto marciano (praticamente retroattivo)? Seguiamo sempre Paolo Cicalese:

le sofferenze bancarie sono 200 miliardi, di cui 140 miliardi di imprese non finanziarie. I crediti deteriorati sono invece 360 miliardi, la gran parte di aziende. Praticamente l’ossatura della struttura industriale italiana si troverà nei prossimi anni ad onorare debiti, altrimenti i beni verranno confiscati dalle banche.

Che ne faranno [le banche di questi beni]? Ci sono garanzie di immobili per  100 miliardi e 37 di garanzie personali. Verrebbero venduti a fondi, concorrenti italiani o acquirenti esteri. Il panorama industriale italiano cambierebbe volto. O verrebbe definitivamente distrutto, dopo aver già perso il 25%.

Compendia l’autore:

Siamo di fronte alla più grande svendita del Paese della storia moderna, alla più imponente distruzione di capitale, superiore alla Seconda Guerra Mondiale, con effetti sociali dirompenti.

E il grande disegno? C’è da chiederlo? Basta avere un occhio minimamente attento per accorgersi che l’Europa e l’Euro sono dietro a una serie di passaggi che hanno portato a questa situazione:

Si è dato un colpo micidiale al salario sociale globale di classe, si è attuata la deflazione salariale, è stato imposto un feroce credit crunch che ha colpito al cuore l’imprenditoria italiana, si è riformata la Costituzione con il Fiscal Compact. Risultato: sono esplosi i crediti deteriorati. Ora si passa all’incasso. Si distrugge la struttura industriale per via bancaria.

Conclusione dell’autore:

Si è prossimi alla più grande svendita di capitale industriale, se continua così si avrà, dopo, la svendita dei beni pubblici e l’Italia andrà dritta nei paesi in via di sviluppo. Questo è il disegno dell’euro, l’annichilimento dell’Italia per togliere un concorrente alla Germania. Per farlo occorrono quinte colonne interne, i collaborazionisti. Quelli che parlano delle virtù dell’Europa.

Leggi tutto l’articolo.

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