Dino Umbrero. ‘I faraoni dormono coi sanculotti’

Di seguito una riflessione sul recente attentato al volo Parigi-Cairo in cui sono morte più di 60 persone. Strategia della tensione internazionale. I metodi sono sempre gli stessi, fin dal sabotaggio dell’aereo su cui viaggiava Mattei. Se poi volete parole chiare e senza tanti giri di parole su contesto e mandanti dell’attentato, leggetevi questa intervista a Giulietto Chiesa

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Che l’Egitto sia candidato ad essere il prossimo paese a finire nell’occhio del ciclone che ha investito e devastato l’intero mondo arabo, è sempre più certo. E sono molti ormai gli indizi.  Così come è chiaro che, più ancora della destabilizzazione interna, la preoccupazione degli autori di questo disegno è ora quella di tagliare i ponti tra il paese dei faraoni e i suoi partner occidentali.

Occorre ragionare a fondo sul tragico attentato che ha tolto la vita ai 60 passeggeri del volo Parigi-Cairo. Chi può averlo voluto? In che momento arriva? Vuol colpire soltanto l’Egitto o anche la Francia?

È credibile che il colpevole sia il solito ISIS, utile villain che si fa concavo e convesso come copertura di mille e più nefandezze? Difficile crederci.

Ragionare freddamente di geopolitica significa contestualizzare, mettere pazientemente insieme i tasselli del puzzle.  Se seguiamo questa traccia, anziché quella irrazionale che ci verrà sicuramente suggerita dai media, scopriamo che qualcosa di più complesso è in atto.

Che sia in progetto un’operazione di regime-change oppure qualcosa di più grande, è troppo presto per dirlo. Ma nel frattempo il messaggio nell’aria è chiaro: i paesi occidentali devono interrompere le proprie relazioni con il Cairo, volenti o nolenti.

Mentre in Italia è bastato l’omicidio brutalmente spettacolarizzato di Giulio Regeni per distaccare economicamente e politicamente il nostro paese dall’Egitto (con gran disperazione dell’ENI e di ogni politico ancora dotato di lucidità ed autonomia di giudizio), la Francia ha seguitato, nell’ultimo periodo, a concludere importanti affari con il Cairo. L’ultimo, il più eclatante, una decina di giorni fa, siglato da Hollande in persona, riguardante la fornitura di modernissimi armamenti.

Per chi – tra Washington e Langley – ha deciso di scaricare Al-Sisi e di isolarlo internazionalmente, questo risulta un affronto troppo grande. Un’insubordinazione peraltro proveniente ancora una volta da Parigi, spesso recalcitrante -a differenza dell’Italia- a recepire certi diktat atlantici, specialmente quando vanno a ledere i propri interessi nazionali. Lo si è visto anche in relazione alle discussioni sul trattato TTIP

Ma l’ordine era perentorio, e da molto tempo ormai: l’Egitto va isolato. Lo devono capire i governi e lo devono capire i cittadini, siano essi imprenditori o turisti.

Si può dunque comprendere come le orecchie da mercante fatte dai francesi siano state vissute come due dita negli occhi dal Dipartimento di Stato USA. Se poi aggiungiamo che la scorsa settimana il senato del Paese transalpino ha votato a maggioranza assoluta la richiesta di porre fine alle sanzioni contro la Russia, allora comprendiamo come il livello di intollerabilità allo sgarro abbia infine raggiunto e superato il limite.

Ed allora ecco che arriva, o meglio dire ritorna, l’intimidazione mafiosa. Che come spesso il giornalista d’inchiesta Giulietto Chiesa ci ha ricordato, accade nel piccolo e nel grande.

Nel “piccolo” gli sgherri mafiosi ti gambizzano, ti incendiano la macchina, o uccidono nuora perché suocera intenda.

Nel grande, ovvero nei rapporti tra Stati, si fanno accadere disgrazie. Oppure si connotano in maniera molto particolare gli attentati. Il luogo di esecuzione. I paesi interessati, la nazionalità delle vittime. Tutto poiché chi di dovere comprenda, e il messaggio arrivi “a dama”.

Luca Brasi dorme coi pesci“, sussurravano i tirapiedi nelle orecchie di don Vito Corleone, a lavoro compiuto. Allo stesso modo, qualche ora fa, su un qualche cellulare ai piani alti sarà arrivato un messaggio che più o meno suonava come “i faraoni dormono coi sanculotti “. Ovvero, tutto è compiuto.

Tornando dall’altra parte dell’Oceano, sponda vecchio mondo, partirà ora un po’di bailamme. Spurio, sconclusionato. Tutti colpevoli, nessun colpevole. L’ISIS, l’attentatore, il lupo solitario.

O addirittura magari un gesto suicida di un pilota depresso, come si affrettava a considerare tra il novero delle ipotesi non escludibili Lucio Cillis nell’edizione online di Repubblica questa mattina, in un parallelo inquietante con il precedente del volo German Wings.

E il bello (o il tragico , a seconda dei punti di vista  è che nessuno alzerà troppo la voce.

Sicuramente non lo farà Hollande, che anzi prenderà fiato dopo giorni di fuoco con mezza Francia in piazza a contestarlo per la “Loi Travail”, il suo Jobs Act in salsa transalpina. No, nemmeno lui dirà niente. In fondo ci ha sempre guadagnato quando al centro dell’attenzione mediatica finiva il terrorismo. L’equazione peraltro funziona non solo in Francia, ma ovunque applicata: il paese si stringe attorno ai governanti nella paura. La politica interna passa in secondo piano, contestazioni comprese.

E l’ingranaggio orwelliano riparte, più solido di prima. Chi organizza questi attentati è sempre una mente raffinatissima. “Sei dentro anche tu, sei sporco anche tu, ci guadagni anche tu a tacere.”

Silenzio quindi. Che inizi lo show del dolore.

JE SUIS.  fatigué de tous les vos mensonges!

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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