Cherchez l’euro.

In questo articolo di Roberto Ciccarelli apparso sul Manifesto del 21 maggio 2016, l’autore descrive l’aumento della disuguaglianza e della povertà in Italia. La fonte dei dati è l’Istat. I dati risalgono al 2010, prima quindi della botta d’austerità inferta dal governo Monti. Il che significa che non possono che essere peggiorati. L’articolo è interessante e vi consiglio di leggerlo.

Io mi soffermo su una delle conclusioni del rapporto riportata dall’autore:

Nel 2025 il tasso di occupazione – in Italia tra i più bassi dei paesi Ocse (56,7%) – potrebbe restare «prossimo a quello del 2010, a meno che non intervengano politiche di sostegno alla domanda di beni e servizi e un ampliamento della base produttiva».

La conclusione dell’Istat mi ispira due considerazioni.

La prima: all’interno dell’euro, anche se un paese come l’Italia riuscisse a stanziare risorse per il sostegno alla domanda sperimenterebbe molto probabilmente una cosa (oltre alla trasformazione in risparmi delle maggiori risorse, e al loro utilizzo per pagare debiti pregressi): un flusso di risorse che esce fuori dal paese in merci estere (provenienti dall’area euro e dalla Germania soprattutto). Insomma, una politica attiva di investimenti pubblici rischierebbe molto probabilmente di finire fuori dai confini nazionali. Questo perché l’euro lo renderebbe tutto sommato possibile e quindi preferibile (una BMW è migliore di una FIAT).

La seconda: se le cose stanno veramente così, la classe dirigente italiana (che è ottusa e non guarda ciò che vede, o a cui evidentemente le cose tutto sommato vanno bene così) ha lanciato il paese in una sorta di gara di apnea, a chi resiste di più sott’acqua, con gli altri paesi dell’eurozona. In questa gara a chi impoverisce di più il proprio paese nella speranza che si rassegni a precarietà, bassi salari, pochi servizi, per costruire un’economia dedicata all’esportazione, l’Italia è destinata a essere sconfitta e fagocitata dai paesi più attrezzati (i paesi del nord Europa, Germania in testa). A meno che non ceda al riflesso condizionato di rimettere la testa fuori dall’acqua e respirare (fuor di metafora: uscire fuori dall’euro).

Insomma, tutte le strade portano a Roma e tutti i problemi dell’Italia portano all’Euro.

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