Le ragioni economiche della controriforma costituzionale.

In un articolo apparso il 2 giugno su MicroMega on-line, Guglielmo Forges Davanzati mette a fuoco le reali e profonde ragioni economiche che sono alla base della controriforma renziana della Costituzione.

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Sottolineato il ruolo ispiratore dei centri di pensiero della grande finanza …

Per individuare [le ragioni economiche della controriforma costituzionale] conviene partire da un fatto ampiamente noto. J.P.Morgan, una delle Istituzioni finanziarie più importanti su scala globale, in un documento del 2013, ha rilevato l’impronta “socialista” che sarebbe implicita nella nostra Carta costituzionale. In effetti, si tratta di un’interpretazione che può essere condivisa se si leggono gli articoli che più direttamente riguardano la sfera economica e, in particolare, quelli che danno allo Stato anche funzioni di programmazione. Evidentemente, dal punto di vista degli interessi della finanza che quella Istituzione rappresenta, la presenza di elementi di “socialismo” nella nostra Costituzione deve essere particolarmente sgradita.

… Forges Davanzati mette a fuoco l’alternativa netta a cui da tempo siamo di fronte in Europa …

Va chiarito che il documento di J.P. Morgan è estremamente rilevante, anche al di là del progetto di riforma costituzionale, perché aiuta bene a comprendere i processi di depoliticizzazione in atto: ovvero processi che demandano a tecnici non eletti la gestione della politica economica, a condizione che quest’ultima sia concepita in modo da “non essere invisa alle banche centrali”.

… dove le coppie dell’alternativa sono sempre quelle: democrazia o mercato.

Tali profonde ragioni economiche sono presenti nei due pilastri della propaganda governativa legata al referendum sulla controriforma:

1. La riforma costituzionale si rende necessaria per ridurre i costi della politica.

2. La riforma costituzionale si rende necessaria per accelerare i tempi di decisione.

Il primo obiettivo non necessita di una riforma costituzionale: basterebbe attuare una

delle numerosissime proposte di riduzione degli stipendi e degli emolumenti di chi ci rappresenta.

Il secondo obiettivo è più rilevante e riflette in pieno quelle che sono le richieste della grande finanza che J.P. Morgan rappresenta.

La Costituzione che si intende ridisegnare è, a ben vedere, una Costituzione modellata su parametri di efficienza economica, ovvero, finalizzata a rendere l’economia italiana più attrattiva per gli investitori esteri. (…) In un contesto che si definisce di globalizzazione, effettivamente ciò che conta è la rapidità delle decisioni politiche che asseconda la rapidità dei processi di produzione e vendita di merci: la c.d. time-based competition che diventa competizione fra Stati anche sulla rapidità delle scelte politiche.

E qui arriviamo al cuore del falso aut-aut di fronte a cui siamo posti. Falso perché la riforma è coerente e necessaria solamente se si crede ineluttabile il mercato e il suo dominio totalizzante come nostro unico destino, solo se si rimane prigionieri dell’idea che le trasformazioni e la deriva che sta prendendo la storia sia “naturale”, “necessaria”, “nella natura delle cose”. Se rimaniamo immersi in questa idea, allora

la riforma appare del tutto coerente con una logica, per così dire, efficientista. (…) Ciò che conta è l’efficienza dei processi decisionali, come si legge nei documenti preparatori della riforma redatti da questo Governo (peraltro, del tutto in linea con i governi che lo hanno preceduto).

E chi è così stolto da essere contro l’efficienza? Ma efficienza a favore di chi? Chi decide verso quale obiettivo si deve ricercare l’efficienza? I mercati o i rappresentanti del popolo sovrano? Renzi e il suo governo pensano che l’obiettivo debba essere scelto dai mercati:

è questa la base teorica della riforma che si intende attuare: il passaggio, niente affatto neutrale, da un modello costituzionale pensato per la tutela dei diritti sociali, attraverso un incisivo intervento pubblico in economia, a un modello costituzionale pensato in una logica di perseguimento di obiettivi di efficienza economica, da perseguire mediante il minimo intervento pubblico in economia (si pensi, a riguardo, alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio).

Ora, che la logica del mercato, la competizione in vista di un  profitto individuale, possa guidare decisioni che hanno come effetto un benessere generale, solo chi crede alla favola della smithiana “mano invisibile” che mette tutto a posto (molto meglio la Provvidenza manzoniana) può crederlo. Per sapere dove ci porterà il nostro asservimento mentale a tale logica, basta sfogliare un qualsiasi manuale di storia dell’Otto-Novecento.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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