Quali sono le alternative al Quantitative Easing?

Il Quantitative Easing è il programma di creazione di moneta portato avanti dalla BCE, e che prevede la sua distribuzione al sistema finanziario attraverso operazioni di mercato. In teoria tutti quei soldi dovrebbero finire nell’economia reale (se le banche facessero il lavoro di finanziare l’economia, e se l’economia avesse bisogno di quei soldi per investirli: ma si sa, tutta la politica economica dei governi europei è tesa alla deflazione, alla competizione a chi impoverisce di più il proprio popolo, a chi è più bravo a esportare). In realtà la stragrande maggioranza di quei soldi rimangono nel circuito finanziario e della rendita.

In questo articolo, il cui originale in inglese è qui, il suo autore, Frank Van Lerven, parla della Banca d’Inghilterra e della sterlina, ma se si sostituisce alla prima la BCE e alla seconda l’Euro, il discorso fila liscio che è una bellezza. L’unica differenza è implicita: nell’Unione Europea una opzione come quella proposta dall’autore è impensabile. L’argomentazione dell’autore è di una chiarezza e di un buon senso che lasciano il segno. La morale è: se davvero vuoi stimolare l’economia reale, fai arrivare i soldi direttamente all’economia reale e separa il potere finanziario dal potere politico (a ognuno il suo compito specifico).

 

Dal 2010, il programma di Quantitative Easing (QE) ha pompato 375 miliardi di sterline nel sistema bancario del Regno Unito. Anche se il QE può aver impedito che la crisi finanziaria spingesse il Regno Unito ancor più in recessione, se progettato in modo diverso, questo denaro avrebbe potuto raggiungere le famiglie e le imprese che ne avevano più bisogno.

Invece, il QE ha inondato i mercati finanziari con miliardi di sterline e ha contribuito a spingere verso l’alto i prezzi delle case. È di conseguenza aumentata la disuguaglianza. Ancora più importante, si tratta la causa della recente crisi finanziaria – eccessivo debito privato – come la soluzione principale.

Il QE è stata un’occasione mancata per promuovere la crescita nei settori non finanziari, dell’economia reale. Di conseguenza, una serie di proposte di politica monetaria alternative sono emerse – ciò che chiamiamo Creazione di Moneta per il Bene Pubblico.
Di seguito rispondiamo ad alcune delle domande più importanti circa le proposte di Creazione di Moneta per il Bene Pubblico che vengono avanzate.

Cos’è la creazione di moneta per il bene pubblico?

Le proposte di Creazione di Moneta per il Bene Pubblico propongono di utilizzare la moneta della banca centrale per stimolare direttamente l’economia reale. Queste proposte sono conosciute come Strategic QE, Green QE, Sovereign Money Creation, People’s QE, Overt Monetary Finance and People’s QE. Mentre tutti si pongono in alternativa al QE, queste proposte hanno alcune importanti differenze.

Qual è lo scopo della creazione di moneta per il bene pubblico: prestito o spesa?

Alcune proposte di Creazione di Moneta per il Bene Pubblico coinvolgono la Banca d’Inghilterra nella creazione di nuova moneta che può essere investita in un intermediario pubblico – vale a dire una banca di investimenti pubblici. L’intermediario pubblico può quindi prestare denaro alle imprese che intraprendono progetti infrastrutturali (verdi), oppure può prestare denaro alle imprese verdi o piccole e medie imprese. In questo senso, il credito è strategicamente rivolto alle imprese al di fuori del settore finanziario, e il denaro viene prestato nell’economia reale. Altre proposte mirano ad aumentare direttamente la spesa del governo o delle famiglie, senza che il settore privato o pubblico debba indebitarsi maggiormente. In queste proposte, il denaro appena creato è effettivamente speso, invece che prestato, nell’economia.

A che servono i soldi della Banca Centrale?

Rispetto al QE, le proposte di creazione di denaro per il bene pubblico hanno idee differenti su come potrebbe essere usata la capacità della banca centrale di creare moneta. Quattro approcci generali possono essere distinti:

  1. Alcune proposte sostengono che la moneta della banca centrale debba finanziare direttamente i prestiti alle grandi imprese, alle PMI, alle imprese sociali, alle cooperative, e alle amministrazioni locali.
  2. Altre proposte sostengono l’utilizzo del denaro creato dalla Banca d’Inghilterra per finanziare gli investimenti in infrastrutture (tramite prestito o spesa).
  3. Altre sostengono l’utilizzo del denaro creato per finanziare o un taglio delle tasse, o trasferimenti monetari diretti alle famiglie, come il “dividendo del cittadino” una tantum (una sovvenzione a fondo perduto per ogni cittadino).
  4. Altre propongono un mix o una combinazione delle tre opzioni di cui sopra.

Qual è l’impatto sul reddito e sul debito in economia?

Affinché ci sia un aumento del reddito, il QE attuale punta a beneficiare in primo luogo i ricchi proprietari di beni, che dovrebbero essere indotti a spendere e consumare di più (la neoliberistica “teoria dello sgocciolamento” o, meglio, “teoria della caduta delle briciole dalla mensa dei ricchi”, ndt). Ma questo alla fine porta alla disuguaglianza (come la Banca d’Inghilterra ha ammesso ).

In secondo luogo, il QE si basa sulla necessità di incoraggiare le imprese e le famiglie ad indebitarsi maggiormente. Poiché il QE non è indirizzato specificamente all’economia reale, esso favorisce lo status quo – dove l’80% dei nuovi prestiti va in settori improduttivi della nostra economia, soprattutto quello immobiliare e il settore finanziario. Questo rafforza la nostra dipendenza dal debito delle famiglie – e corre il rischio di provocare un’altra crisi.

Questo è il motivo per cui alcune proposte di creazione di denaro per il bene pubblico coinvolgono il reindirizzamento del credito, in modo che il prestito si rivolga alle imprese dell’economia reale e alle piccole e medie imprese, i cosiddetti settori produttivi dell’economia.

Questo significa che le famiglie non hanno la necessità di indebitarsi maggiormente perché ci sia un aumento dei redditi delle famiglie. Le imprese del settore privato avrebbero più debito da spendere in salari e stipendi – il che consentirebbe di aumentare i redditi delle famiglie.

Ma questo debito sarebbe anche utilizzato per investire in imprese produttive (attività generatrici di reddito in gergo tecnico) come un progetto di infrastruttura verde. Investendo in una joint venture produttiva, nel corso del tempo le imprese acquisirebbero entrate sufficienti per pagare i loro debiti in sospeso nel tempo e idealmente realizzare un profitto.

Le altre proposte di creazione di denaro per il bene pubblico, che prevedono la creazione di denaro per finanziare la spesa da parte della Banca d’Inghilterra, aumentano i redditi del settore privato senza aumentare il livello del debito nell’economia.

Il denaro può essere creato per il governo per progetti di infrastrutture. La spesa del governo per beni e servizi si tradurrebbe direttamente in un aumento dei redditi delle imprese e delle famiglie. In alternativa, il denaro potrebbe essere creato per finanziare una riduzione di imposta o trasferimenti in denaro alle famiglie, che si traducono in aumento diretto e immediato del reddito disponibile delle famiglie.

Cosa accadrebbe all’inflazione?

Chi è nuovo rispetto alla Creazione del denaro per il bene pubblico spesso teme che potrebbe portare a un alto livello di inflazione o iperinflazione addirittura.

La teoria economica mainstream suggerisce spesso che l’inflazione è la conseguenza di un aumento più veloce dello stock di denaro rispetto all’aumento della fornitura di beni. Con più soldi in tasca, la gente domanda più beni e servizi. Le imprese noteranno che vi è un alto livello di domanda relativa alla loro offerta disponibile, e quindi aumentare il prezzo dei loro beni e servizi, con conseguente inflazione.

Secondo questo approccio, l’aumento della quantità di denaro nell’economia, quando è più velocemente della fornitura di beni e servizi si traduce in inflazione.

Ma la creazione di nuova moneta non sempre innesca l’inflazione dei prezzi. Se viene creato nuovo denaro e speso per la produzione di nuovi beni e servizi, la fornitura di beni e servizi sarà in aumento insieme alla domanda. In questa situazione si ha una maggiore quantità di denaro a caccia di una maggiore quantità di beni e servizi che vengono forniti. L’inflazione non avrà luogo se l’offerta è in crescita in modo coerente con la crescita dello stock di denaro.

(…)

Chi decide quanto denaro creare e dove va?

Quanto sopra si basa sul presupposto che il denaro sia creato in modo responsabile e per scopi produttivi. Questo è il motivo per cui la maggior parte delle proposte di Creazione del denaro per il bene pubblico suggeriscono che ci deve essere una netta separazione istituzionale tra la decisione di quanti soldi creare e la decisione di dove destinare i soldi.
Un ramo amministrativo della Banca d’Inghilterra potrebbe determinare la quantità di denaro da creare, mentre un corpo politicamente responsabile dovrebbero determinare dove va.

Queste procedure istituzionali evitano che i politici eletti controllino gli strumenti di politica monetaria, e previene che tecnocrati non eletti ottengano un’influenza indebita sulla politica fiscale.

Le decisioni su quanto denaro creare potrebbero molto probabilmente essere prese in base a un indicatore di qualche tipo, come ad esempio l’indice dei prezzi al consumo (misurazione dell’inflazione). Quindi, se l’inflazione fosse superiore al livello desiderato, non sarebbe creata nuova moneta. Tuttavia, se l’inflazione fosse al di sotto del livello desiderato (attualmente il 2%), sarebbe creata nuova moneta.

Perché dovrebbe interessarmi?

Le proposte per la Creazione del denaro per il bene pubblico stanno interessando i media perché le persone stanno cominciando a capire che ci sono modi più efficaci di usare il potere della Banca d’Inghilterra di creare moneta.

Queste proposte rappresentano un’opportunità realistica per le banche centrali di usare il loro potere di creare il denaro per la maggioranza della società, piuttosto che per pochi. Esse offrono modi più diretti per stimolare la spesa / investimento nell’economia reale, che renderà la nostra economia più stabile e sostenibile nel lungo periodo.

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