Giuliano Poletti: il nostro ministro del lavoro un tempo comunista

 (ci disprezzano 4)

La Garanzia Giovani (Youth Guarantee) è il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile. (…)

In sinergia con la Raccomandazione europea del 2013, l’Italia dovrà garantire ai giovani al di sotto dei 30 anni un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio, entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.

Se sei quindi un giovane tra i 15 e i 29 anni, residente in Italia – cittadino comunitario o straniero extra UE, regolarmente soggiornante  – non impegnato in un’attività lavorativa né inserito in un corso scolastico o formativo, la Garanzia Giovani è un’iniziativa concreta che può aiutarti a entrare nel mondo del lavoro, valorizzando le tue attitudini e il tuo background formativo e professionale.

Programmi, iniziative, servizi informativi, percorsi personalizzati, incentivi: sono queste le misure previste a livello nazionale e regionale per offrire opportunità di orientamento, formazione e inserimento al lavoro, in un’ottica di collaborazione tra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti. (Tratto dal sito ufficiale del programma governativo Garanzia Giovani)

Garanzia Giovani è uno di quei programmi fantafuturistici di classica scuola bruxellese tesi ad “attivare” i disoccupati. Nella più classica weltanschauung neoliberista la disoccupazione è colpa dei disoccupati che non si danno da fare, che non sono disposti a fare sacrifici, che sono sempre alla ricerca del posto sicuro, “nella stessa città e magari accanto a mamma e papà”. Che non sanno soffrire, insomma (ricordate le parole del Padoa Schioppa, ministro dell’economia del secondo governo Prodi, scritte in un articolo di fondo del Corriere della Sera? No? Ve le ricordo io:

Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.

La citazione rischia di essere lunghetta, ma andava fatta tutta).

Su Garanzia Giovani ha molto investito Giuliano Poletti, il nostro ministro del lavoro. È preoccupato il nostro ministro, perché tutto questo suo rimestare nel brodo della disoccupazione non è che stia dando grandi risultati. Ed è molto preoccupato come un buon padre di famiglia, non ci dorme la notte, e afferma sconsolato:

“Dovevo fare il ministro del Lavoro e ora sono ministro della disoccupazione”

È chiaro che questa non è un’ammissione dei limiti strutturali delle riforme strutturali. Nel classico tic mentale di ogni mentalità religiosa e totalitaria, il problema non sta nell’idea ma nella realtà che non si conforma ad essa. E così, se vogliamo di nuovo il lavoro, afferma il ministro,

il Paese “deve completamente cambiare” il modo in cui si intendono il lavoro e l’impresa.

Ma con il programma Garanzia Giovani il ministro si è messo con le spalle al muro. I Giovani hanno deciso di “vedere la sua mano” e si sono iscritti al suo programma in un milione. E adesso si capisce perché il ministro non ci dorme la notte. Dove li trova un milione di posti di lavoro per un milione di giovani “che si sono alzati dal divano e si sono candidati”?

“Bisogna fare in modo di mettere in contatto impresa e giovani. E questo è quello che sto facendo con ‘Garanzia giovani’ al quale comunque si sono iscritti un milione di giovani che si sono alzati dal divano e si sono candidati. La parte difficile ora è andare a cercare le imprese che siano disposte a prenderli in considerazione.”

E ti credo, che è la parte più difficile: come fai a convincere una azienda ad assumere in tempi di recessione? Quando non ci sono soldi in giro? Quando le vendite calano? Quando da anni i governi impongono al paese politiche d’austerità? Quando da anni obiettivo di ogni finanziaria non è il pareggio di bilancio, ma l’avanzo di bilancio? Come farai, povero pacioccoso ex-pci ministro nostro della Disoccupazione che non ci dorme la notte?

 

 

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