La Brexit e la lotta di classe

Se siamo dove siamo è anche (o soprattutto) perché noi popolo di sinistra ci siamo dimenticati che la lotta di classe esiste e non si è mai interrotta, perché abbiamo perduto l’abitudine di leggere gli eventi utilizzando questa categoria, perché abbiamo perso l’abitudine al sospetto e alla circospezione, perché abbiamo preferito la comodità della compartecipazione (secondo regole e finalità fintamente generali) alla fatica del conflitto, la comodità del dire sì alla fatica del dire no e resistere, perché non abbiamo capito per tempo che in una società dell’informazione e della comunicazione la partita si gioca con le idee e che il campo di battaglia sono le menti delle persone (comprese le nostre). Perché ci siamo dimenticati di Gramsci che scriveva:

Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. (A. Gramsci, Odio gli indifferenti, La città futura, 1917)

E noi ci siamo comportati come quella “massa che ignora”, che non si preoccupa, talmente colonizzata nelle menti che alla fine, quando “la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento” pensa alla storia come un “enorme fenomeno naturale” e non come la somma vettoriale di tante spinte sociali ed economiche più o meno forti. A questa somma è venuta a mancare la spinta di una sinistra di classe, o per meglio dire di classi alleate che difendono i loro interessi contro l’assalto dell’1%.

In un post del 27 giugno a commento del voto inglese, Bill Mitchell, economista australiano della Teoria della Moneta Moderna scrive:

La lotta di classe è tornata! Chi l’avrebbe mai detto. Dopo anni che gente come John Major e poi Tony Blair ci hanno raccontato che “la lotta di classe è finita” (Blair) e che ora tutti viviamo in una “società senza classi” (Major) la classe operaia è tornata a combattere, anche se sotto la motivazione della destra pazzoide e populista piuttosto che di una sinistra progressista, che resta la voce del capitale. Ricordate quando ci hanno detto che la differenza tra sinistra e destra era irrilevante ora, in questo mondo globale in cui gli stati nazionali hanno lasciato il posto a grandi comunità (come la UE) e che, in questo nuovo mondo post-moderno, potremmo essere tutti imprenditori (il che significa che vendiamo la nostra manodopera a un capitalista!). E ora sappiamo che la classe non è mai sparita. Potrebbe essere stata intercettata dalla destra ma è lì – ed è potente. Pianeta Terra chiama partito laburista britannico – fate qualcosa al riguardo o sparirete per far posto a un nuovo movimento organizzato della classe operaia progressiva.

Il commento si attaglia benissimo con la realtà italiana. Con una differenza: qui ancora non ci siamo accorti che la lotta di classe non è mai finita e che la stiamo perdendo perché abbiamo creduto ai nostri ex-leader che ci dicevano che ormai era finita. Cominciamo a chiamarli col loro nome: traditori.

Ancora una volta gli Inglesi sono avanti a noi: gli operai, i lavoratori, i provinciali, i meno istruiti, insomma la parte della popolazione più colpita dalla feroce lotta di classe dell’1% contro tutti gli altri, hanno aperto gli occhi prima di noi. Loro si sono liberati dell’Unione Europea, e non è poco. Ma come afferma sempre Bill Mitchell

Il problema della Gran Bretagna non è la sua adesione all’UE. Liberarsi della adesione all’UE era una condizione necessaria ma non sufficiente per cancellare il vero problema, che è il neoliberismo.

Il vero nemico è il neoliberismo, la sua visione mistificatoria e totalitaria del mondo, la sua presa sulle menti, anche di chi dal neoliberismo è massacrato, la sua egemonia culturale. Da qui bisogna ripartire, da un lavoro individuale e collettivo di pulizia mentale guidata da una coscienza sospettosa e critica nei confronti dell’origine di ogni idea e convinzione di cui si è portatori, e nello stesso tempo da una battaglia culturale che recuperi alla realtà delle cose più menti possibile. E allora ognuno dovrà decidere: pillola rossa o pillola blu?

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2 risposte a La Brexit e la lotta di classe

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