La Confindustria e gli immigrati

Pochi giorni fa, il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia e il ministro dell’interno Angelino Alfano, hanno firmato un protocollo di intesa che prevede

la possibilità di avviare al lavoro i rifugiati accolti in Italia, circa 90 mila secondo gli ultimi dati. (vedi la notizia e il testo dell’accordo)

alfano_confindustria_22.06.2016

 

Bella iniziativa, interessante, pragmatica come da buoni imprenditori ma piena di civiltà e di buone intenzioni, coraggiosa in una Italia incattivita da sentimenti striscianti di razzismo e demagogia agitati da elementi come Salvini … ma, un attimo: mi scordavo che ho deciso di essere sospettoso e circospetto. Vediamo.

1.Una delle strategie vincenti della Unione Europea per rendere accette le sue politiche di sottrazione di sovranità alle singole nazioni (o almeno a quelle più deboli) e per imporre le sue devastanti politiche di austerità è sempre stata quella di distrarre gli europei con accattivanti specchietti per le allodole: i Grandi Valori Europei che caratterizzano la nostra Grande Civiltà (Europea). In questa maniera l’UE rimane salva dal contatto e dall’accostamento al dolore, sofferenza e impoverimento causati dall’austerità, dalle regole di bilancio e da altri lacci simili che impone a tutti i suoi membri. L’Europa, nella visione acritica della maggioranza degli Europei è prima di tutto civiltà, sogno collettivo di popoli che si abbracciano, giovani che vanno a studiare all’estero (la generazione di Erasmus), assenza di frontiere, Pace, eccettera.

2. Boccia è il “capo” degli imprenditori. Un imprenditore è tale se fa il proprio interesse. L’interesse dell’imprenditore è il profitto. Per aumentare il suo livello di profitto l’imprenditore deve abbassare i costi della produzione. Da una trentina d’anni a questa parte, ma in Europa soprattutto dall’inizio del nuovo secolo/millennio, il metodo preferito dagli imprenditori per abbassare i costi di produzione è comprimere i salari attraverso la precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro (costi diretti), la desindacalizzazione dei lavoratori e attraverso la demolizione dello stato sociale (costi indiretti).

3. Gli imprenditori, soprattutto i grandi imprenditori, sono monomaniaci. Non sono persone come tutte le altre. Sono presi in un vortice che li trascina e che impedisce loro di agire con obiettivo diverso che non sia il profitto sempre più profitto per se stessi, ciascuno preso individualmente. E sono convinti che questa formula, se va bene per loro e la loro azienda, automaticamente va bene per qualsiasi altra organizzazione. E quindi la vogliono imporre dappertutto e vogliono liberarsi di quell’ingombrante ostacolo che è lo stato, la res publica. Non concepiscono proprio che possa esistere una res publica. Sono fatti così, poverini!

4. Lo so che vi può suonare strano, ma le imprese manifatturiere italiane orientate per lo più all’esportazione stanno andando da tempo alla grande. Per loro la crisi quasi non c’è stata o è stata brevissima:

 

E’ accaduto che con la crisi il grado di intensificazione dei ritmi di lavoro nelle fabbriche italiane ha raggiunto vette inimmaginabili fino a pochi anni fa (…)  Chi guida una media azienda italiana, magari export oriented, in questi anni ha guadagnato moltissimo e per giunta comprimendo ancor di più il costo del lavoro. (citazione tratta da qui)

***

Cosa ci guadagnano dunque gli industriali da questo protocollo? Semplice: prima di tutto, lavoro gratuito dietro la formula del tirocinio. Si veda l’articolo 3 dell’accordo che a un certo punto recita:

Il Ministero dell’Interno provvede al sostegno economico dei percorsi formativi attraverso una dote individuale ai titolari di protezione internazionale beneficiari dei percorsi stessi.

In seguito, quello che ci guadagnano è un esercito di lavoratori disposti a lavorare sicuramente per meno, molto meno, di quello a cui sarebbe disposto a lavorare un italiano.

In prospettiva, attraverso la ripetizione dell’esperimento, l’allargamento di questo esercito, che servirà sicuramente a portare a più miti consigli i lavoratori italiani e li spingerà ad accettare salari più bassi, maggiore sottomissione, maggiore precarizzazione e così via.

***

La cosa più odiosa dei padroni europei e italiani è il loro uso ipocrita, interessato e subdolo dei valori che da sempre hanno caratterizzato la cultura di sinistra e cattolica. Li hanno usati e li usano come cavalli di Troia per far passare inosservati i loro veri obiettivi di sempre. E ci sono riusciti. Finora.

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2 risposte a La Confindustria e gli immigrati

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