Il neoliberismo colpisce ovunque. Anche nelle province dell’impero.

In un recente post concludevo:

Il vero nemico è il neoliberismo, la sua visione mistificatoria e totalitaria del mondo, la sua presa sulle menti, anche di chi dal neoliberismo è massacrato, la sua egemonia culturale. Da qui bisogna ripartire, da un lavoro individuale e collettivo di pulizia mentale guidata da una coscienza sospettosa e critica nei confronti dell’origine di ogni idea e convinzione di cui si è portatori, e nello stesso tempo da una battaglia culturale che recuperi alla realtà delle cose più menti possibile. E allora ognuno dovrà decidere: pillola rossa o pillola blu?

Ieri mattina sono stato nella sede della Federconsumatori della mia piccola cittadina di provincia per fare un ricorso contro il gestore dell’acqua della mia regione alla periferia dell’Italia (il Continente). Questo gestore, contro cui non ho assolutamente nulla, ha un grosso debito (chiaramente con le banche) e per appianarlo ha pensato bene di spalmarlo sui suoi utenti. Facendosi forte di una deliberazione dell’autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (che basa la sua decisione anche sulla falsa donazione di Costantino che rese legittima la nascita del sacro romano impero), ha deciso che io devo partecipare al saldo di questo debito pagando tot per consumi pregressi dal 2005 al 20012 (consumi per cui ho già pagato).

La cosa peggiore è che la sua richiesta avviene secondo la legge, perché la delibera è fatta secondo norma. Bene, facciamo ricorso e se non basta facciamo causa. Io non pago i debiti di una azienda che è praticamente privata. Se ci pensate è lo schema del bail-in delle banche, per cui i clienti pagano il fallimento della loro banca. Capirete quindi qual è la filosofia e il pensiero preconcetto che regge la delibera e quindi la decisione del mio gestore dell’acqua. Perciò ho deciso che aprirò la vecchia cassapanca dove ho conservato la divisa del ribellepacifistaantimperialista, la rassetto, spolvero e stiro, la indosso completa di mantello rosso e via con la disobbedienza civile.

3909689126_cda11fbd98_bMa aspettate, il post non è finito. Perché non è questa la cosa che a me pare peggiore di tutta la faccenda. La cosa peggiore di tutta la faccenda è che parlando con la giovane gentile ragazza della Federconsumatori mi sono accorto che per lei la colpa di tutto era del gestore idrico che non si è dimostrato abbastanza efficiente nella gestione finanziaria, che non riesce a raggiungere anche lei il famoso pareggio di bilancio (il diofeticciomolochsuasantitàeminentissima che regola le nostre vite da 30 anni a questa parte e a cui immoliamo la nostra costituzione e letteralmente le nostre vite) e che fa debiti bruttisporchiecattivi che poi non riesce a ripagare.

Io le ho fatto presente che qualunque azienda, che sia pubblica che sia privata, non può vivere senza debiti, ma che i debiti di una azienda che fornisce servizi essenziali non possono essere considerati come quelli della Barilla. Il primo tipo di azienda non deve (o non dovrebbe) puntare ai profitti con cui pagare i debiti, distribuire i dividendi e (si spera) fare investimenti, ma dovrebbe fornire il servizio con efficienza al minimo costo per la collettività. Se questo è vero, il primo tipo di azienda non deve indebitarsi con le banche, ma ricevere sovvenzioni da parte dello stato (oppure, perché no?, indebitarsi con gli utenti: se meli chiedeva leli prestavo).

L’obiezione da parte della signorina era scontata: ma il debito dello stato, allora? Come la mettiamo con il debito dello stato?

Io le ho schizzato in un foglietto il grafico che mette a confronto i due andamenti del bilancio dello stato e di quello del settore privato, e che chi segue questo blog conosce già (vedi qui e qui)

BilanciPubblico:PrivatoItalia

 

e le ho illustrato che chi è convinto che il debito dello stato è brutto deve accettare come diretta e necessaria conseguenza l’impoverimento complessivo del settore privato, la disoccupazione endemica, il lavoro frammentato e precario, la compressione dei salari e altre cose simili (si era nella sede della CGIL).

La cosa l’ha un po’ scossa. Ma ora vedi quanto in profondità è insediata questa idea che il debito pubblico è cosa brutta da evitare a costo di morire di fame o di veder morire di fame tanta gente intorno a te. Infatti la domanda della signorina è stata: ma allora, se uno stato deve rispettare il pareggio di bilancio, quale può essere la soluzione?

Capito? Non poteva concepire un mondo in cui uno stato non persegua il pareggio di bilancio.

Capito quanto lavoro c’è da fare?

Capito a che livello di profondità dobbiamo scendere per obliterare questa semplice idea? Neanche Dom Cobb, l’estrattore di idee del film Inception, lo troverebbe semplice.

Capito che grande e fine lavoro ha fatto in questi anni l’1%?

Capito quanto siamo stati infettati anche noi (lo so, il mio amico P.T. mi ricorderebbe che lui non ne è stato mai infettato) da questa idea?

Capito quanto siamo indietro in questa lotta di classe delle idee?

Capito quanto dobbiamo essere sospettosi, critici e circospetti?

Capito?

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