Le contorsioni di Prodi

Romano_Prodi_-_Giornata_Autonomia_2014A me Prodi pare uno che tenta disperatamente di nascondere, prima di tutto a se stesso, l’amara verità della sua primaria responsabilità nella situazione in cui attualmente si trova il suo paese. Ma questa verità ogni tanto fa capolino, gli sfugge. Sembra quasi che Prodi da buon cattolico abbia un disperato bisogno di confessarsi, e che questo bisogno apre ogni tanto il varco alla verità del suo pensiero profondo, del suo senso di colpa.

In una recente intervista a commento delle recenti amministrative pubblicata su Repubblica, Prodi critica a fondo la politica renziana, il suo appiattimento all’agenda del mercato, il suo isolamento dal ceto medio e dai ceti popolari, la sua accettazione delle ineguaglianze secondo la classica tradizione neoliberista, la mancanza di un progetto per uscire da questa situazione.

Le affermazioni suonano strane, perché Renzi non fa altro che portare a coronamento tutta una serie di politiche che sono cominciate con i governi di centro-sinistra guidati da Prodi e prima di lui dai governi tecnici degli anni Novanta, tutti guidati da personalità vicine al centrosinistra (Ciampi, Amato): precarizzazione del lavoro, privatizzazioni, pareggio o avanzo di bilancio, più Europa, apertura ai capitali stranieri, cedimento sempre maggiore di sovranità, ecc. Insomma, pare proprio che Prodi (insieme al giornale che pubblica la sua intervista) abbia deciso di cancellare la sua responsabilità per ciò che siamo ora (lui ci ha guidati dentro l’Euro e ha reso necessarie le conseguenti politiche di austerità).

Ma come dicevo prima, il retropensiero di Prodi pare sempre sveglio, così come il suo senso di colpa e la sua voglia di confessare, ed ecco che nella prima parte dell’articolo, a un certo punto, fa questa affermazione:

Ci siamo illusi che la gente si rassegnasse a un welfare smontato a piccole dosi, un ticket in più, un asilo in meno, una coda più lunga… Ma alla fine la mancanza di tutela nel bisogno scatena un fortissimo senso di ingiustizia e paura che porta verso forze capaci di predicare un generico cambiamento radicale

“Ci siamo illusi”? Fammi capire, Romano Prodi che ho votato per tanti anni e di cui mi sono fidato come di uno zio un po’ noioso ma rassicurante e che ho sostenuto nelle sue battaglie contro il buffone di Arcore, fammi capire: in che senso “vi siete illusi”? nel senso che ve la siete tentata? nel senso che sapevate quel che stavate facendo? che eravate consapevoli di peggiorare la vita di milioni di italiani?

Ma se ve la siete tentata, a quale scopo? Lo scopo, l’obiettivo era buono o no? L’obiettivo doveva essere considerato molto importante, strategico, altrimenti non si spiegherebbe come un cattolico come te si sarebbe piegato alla necessità di far soffrire consapevolmente milioni di italiani (perfettamente cattolici anche loro). Oppure dobbiamo pensare che era buono allora e ora non lo è più? Oppure dobbiamo pensare che l’obiettivo era buono ed è rimasto buono, ma che bisogna abbandonarlo (per il momento?) perché le persone (tu guarda che cosa strana!) quando gli peggiori i servizi, gli abbassi le pensioni, le impoverisci e precarizzi non capiscono che lo stai facendo per uno scopo superiore, ti tolgono il voto e lo spostano “verso forze capaci capace di predicare un generico cambiamento radicale”?

Ma ancora una volta: qual è questo scopo superiore che ti ha spinto ad accettare di far soffrire esseri umani come te? Perché, insomma, ti chiedo: per quale ragione un individuo sano di mente dovrebbe accettare di subire la sofferenza causata dalle scelte (arbitrarie) dei suoi governanti?

1933997E poi, tu e chi altri? Qui una risposta la posso ipotizzare. Nell’estate del 2003, Padoa Schioppa, ministro dell’economia del secondo governo Prodi, in un articolo di fondo del Corriere della Sera descrive chiaramente quello che lui, Prodi e molti altri si erano illusi di portare a termine senza che i cittadini gli si rivoltassero contro:

Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.

Padoa Schioppa, le cui parole dimostrano ampiamente la miseria umana, è un liberale liberista posseduto da un’unica idea:

lasciar funzionare le leggi del mercato, limitando l’ intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dal loro funzionamento e dalla pubblica compassione.

Forse era questo lo scopo, Romano? Il trionfo del mercato, della “mano invisibile”? Quella che alla fine ci fa tutti più ricchi? Quella che trasforma un diritto sociale in una elemosina che ti devi conquistare comportandoti bene? Quella che ci spinge a essere tutti “imprenditori di noi stessi”? Via, tutti a competere allegramente nel mercato, a diventare sempre più efficienti.

Ma davvero, Romano, credevi a tutte queste baggianate? Chi ti ha infilato in testa queste idee? Probabilmente hai frequentato troppo la Goldman-Sachs. Ma ormai devi deciderti: o confessi pubblicamente (e vedrai, saremo clementi) o presto sarai sputtanato. La terza soluzione che stai tentando, la cancellazione del dato di fatto che tu sei il padre di questa situazione e della svendita della sovranità italiana, non ti riuscirà.

Annunci

Informazioni su sandroarcais

I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Le contorsioni di Prodi

  1. Pingback: La classe dirigente della nostra repubblica … | Pensieri provinciali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...