Marx chiamato al capezzale del Capitalismo

Talvolta la navigazione in rete permette incontri strani. Per esempio un titolo di questo genere:

Date a Karl Marx la possibilità di salvare l’economia mondiale

(In effetti il titolo, come tutto l’articolo è in inglese. La sua traduzione come quella del resto dell’articolo è mia)

Ora, non è tanto il titolo a sorprendere, quanto il sito che lo ospita, il sito della Bloomberg (una multinazionale della comunicazione finanziaria), e l’autore, George Magnus (il nome non vi dirà nulla, neanche a me diceva nulla, così … una piccola ricerchina … e oplà: ecco la sua scheda). L’articolo non è recente, è dell’agosto del 2011, quindi tre anni dopo la Grande Botta del 2008. Ma quel che si trova dentro mantiene il suo interesse.

I responsabili politici che lottano per capire la raffica di panico finanziario, proteste e altri mali che affliggono il mondo farebbero bene a studiare le opere di un economista morto da tempo: Karl Marx. Prima essi riconoscono che stiamo affrontando una crisi del capitalismo mai affrontata prima, meglio attrezzati saranno a gestire il modo per uscirne.

Osservazione n° 1. “un economista morto da tempo“: sembra di capire che il buon George presupponga che chi leggerà il suo articolo non conosca Marx, il che mi porta a considerare quanta strada abbia fatto l’opera di cancellazione culturale e di riscrittura della storia del pensiero operata dal totalitarismo neo-ordo-liberale imperante da trent’anni a questa parte.

Osservazione n° 2.  Siccome nel seguito dell’articolo verranno esposte le previsioni di Marx in merito agli sviluppi del capitalismo, previsioni che si stanno avverando attualmente, sembra di capire che il pensiero economico di Karl Marx sia l’attrezzo giusto per uscire dalla crisi. La cosa non è detta esplicitamente. Le resistenze a fare chiaramente una tale ammissione sono tante, troppe.

Lo spirito di Marx, che è sepolto in un cimitero vicino a dove vivo nel nord di Londra, è uscito dalla tomba [per porsi] in mezzo alla crisi finanziaria e la conseguente recessione economica. L’analisi del capitalismo dello scaltro filosofo ha avuto un sacco di difetti, ma l’economia globale di oggi porta alcune somiglianze inquietanti con le condizioni da lui previste.

Osservazione n° 3. “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo“. Ricordate l’attacco del Manifesto del Partito Comunista? Nell’articolo “lo spettro del comunismo” è sostituito dal meno minaccioso “spirito di Marx”. Il primo era una organizzazione di masse di uomini che speravano nel e agivano per il rovesciamento del capitalismo, il secondo è un filosofo-economista tra i tanti.

Osservazione n° 4. “lo scaltro filosofo“? “scaltro“? Marx un filosofo “scaltro“? Quando il traduttore di google mi ha fornito questa traduzione ho pensato a un errore o a un sinonimo inadatto. Così ho verificato il significato dell’aggettivo wily in un dizionario on-line, che mi ha dato questi risultati: astuto, furbo, scaltro (vedi). Quindi sì, Marx è stato wily (astuto) come Wile E. Coyote. Le vedete le resistenze dell’autore all’opera?

Osservazione n° 5. “L’analisi del capitalismo dello scaltro filosofo ha avuto un sacco di difetti, ma l’economia globale di oggi porta alcune somiglianze inquietanti con le condizioni da lui previste“: e chi non ha difetti? Da dove nasce il bisogno di dichiararlo proprio in un articolo in cui affermi che lo scaltro filosofo di Treviri ci ha azzeccato con le sue previsioni? Perché i casi sono due: o Marx ha avuto un gran culo (e allora sarà bene portare una sua immaginetta nella tasca posteriore dei pantaloni nei tempi turbolenti che si vanno a preparare), oppure la giustezza delle sue previsioni derivano dalla perfetta comprensione dei meccanismi economici e sociali che regolano le economie capitalistiche (e allora devi studiarli e comprenderli anche tu, questi meccanismi che portano alla barbarie).

Si consideri, ad esempio, la previsione di Marx di come il conflitto tra capitale e lavoro si sarebbe manifestato. Come scrisse in “Das Kapital,” la ricerca di profitti e produttività avrebbero naturalmente condotto le imprese a un bisogno sempre minore di lavoratori, alla creazione di un “esercito industriale di riserva” di poveri e disoccupati: “L’accumulo di ricchezza a un polo è, quindi, allo stesso tempo accumulo di miseria [nell’altro polo]. “

Osservazione n° 6. E sì, proprio scaltro questo Marx. Astuto, direi. Al limite della furbizia.

Il processo che descrive è visibile in tutto il mondo sviluppato, in particolare negli Stati Uniti gli sforzi delle aziende per ridurre i costi ed evitare di assumere hanno incrementato la quota dei loro profitti rispetto alla produzione economica totale al livello più alto in più di sei decenni, mentre il tasso di disoccupazione si attesta al 9,1 per cento e i salari reali sono stagnanti.

La disparità del reddito negli Stati Uniti, nel frattempo, è in qualche misura vicino al suo livello più alto dal 1920. Prima del 2008, la disparità di reddito è stata oscurata da fattori quali il credito facile, che ha permesso alle famiglie povere di godere di uno stile di vita più agiato. Ora il problema sta venendo al pettine.

Osservazione n° 7. E che cosa è successo alla fine degli anni Venti? Io non penso ci voglia quell’astuto di Marx per farsi venire una leggera preoccupazione nel vedere che all’affermarsi dello stesso pensiero dominante (il liberismo) si verificano le stesse condizioni (diseguaglianze crescenti, disoccupazione, povertà e, alla fine, crack!). E qui non parlo di guerre, armi nucleari e cambiamenti climatici che stanno arrivando a un punto di non ritorno. Questa volta rischiamo che il crack sia quello definitivo per la specie umana.

Marx ha anche sottolineato il paradosso della sovrapproduzione e del sottoconsumo: più persone sono relegate nella povertà, meno essi saranno in grado di consumare tutti i beni e i servizi che le aziende producono. Quando una società taglia i costi per aumentare i guadagni, è intelligente, ma quando lo fanno tutti, minano la formazione di reddito e domanda effettiva su cui fanno affidamento per i ricavi e profitti.

Osservazione n° 8. Quindi, par di poter concludere, il mercato lasciato a se stesso porta a disfunzioni (per quale motivo, se io sono un imprenditore sano di mente, non dovrei tagliare i costi per guadagnare di più?) e a paradossi (lo stesso imprenditore sano di mente agendo in maniera sensata sta alla lunga scavando la sua (o dei suoi figli (o dei figli dei suoi figli (o dei n figli dei suoi n figli (in un post di economia un po’ di matematica ci vuole)))) fossa).

Anche questo problema è evidente nel mondo sviluppato di oggi. Abbiamo una capacità significativa di produzione, ma nelle coorti della popolazione di medio e basso reddito, troviamo l’insicurezza finanziaria diffusa e bassi consumi. Il risultato è visibile negli Stati Uniti, dove la costruzione di nuove abitazioni e le vendite di automobili rimangono rispettivamente circa il 75% e il 30% al di sotto dei picchi del 2006.

Come Marx affermava ne Il Capitale: “La ragione ultima di tutte le crisi reali rimane sempre la povertà e il consumo limitato delle masse.”

Osservazione n° 9. E sì. Così pare. Un buddista direbbe: “È il karma, bellezza. Tu impoverisci le masse, quelli non ti comprano più uno spillo e tu rimani con i magazzini pieni”. Ma si sa, un capitalista è convinto, intimamente convinto, che avrà sempre una via di fuga, un nuovo mercato ricco in cui vendere, nuovi terreni vergini da sfruttare, nuovi poveri da mettere a creare valore per quattro soldi. Un capitalista che si rispetti è convinto che i nodi vengano al pettine sempre e solo per gli altri. Per lui, il capitalista, la terra non è un sistema chiuso e finito. Lui, il capitalista, non spera, ma è convinto che se la cava.

Quindi, come possiamo affrontare questa crisi? Per mettere lo spirito di Marx nella scatola, i politici devono mettere i posti di lavoro in cima all’agenda economica, e prendere in considerazione altre misure non ortodosse. La crisi non è temporanea, e certamente non sarà curata dalla passione ideologica per l’austerità del governo.

Osservazione n° 10. Ed eccoci qui alla pars costruens dell’articolo. E scopriamo che per l’autore, il fatto che Marx abbia previsto giusto, alla fin fine, è solo culo. Nessun segno di sospetto che, forse forse, la previsione si basa su un’analisi del capitalismo e dei suoi meccanismi che altri non hanno fatto e che è utile approfondire e prendere in considerazione. Tutte le ricette che seguono, infatti, hanno lo scopo ultimo di difendere il capitalismo, di farlo sopravvivere, di impedire la sua autodistruzione e di “mettere lo spirito di Marx nella scatola” 0 (perché non dirla chiara?) ricacciarlo nella tomba del cimitero nella parte nord di Londra da cui è uscito per sfruttare malignamente lo scontento di tutti gli impoveriti dal capitalismo della grande finanza tutto scommesse e cocaina. Ed ecco i cinque suggerimenti:

In primo luogo, dobbiamo sostenere la crescita della domanda e del reddito aggregato, … Tagliare le imposte sui salari del datore di lavoro e creare incentivi fiscali per incoraggiare le imprese ad assumere persone e investire sarebbe un inizio.

In secondo luogo, per alleggerire il peso del debito delle famiglie, nuovi passi dovrebbero consentire alle famiglie idonee di ristrutturare il debito ipotecario, o scambiare qualche cancellazione del debito con futuri pagamenti agli istituti di credito in caso di un qualsiasi apprezzamento della casa.

In terzo luogo, per migliorare la funzionalità del sistema del credito, alle banche ben capitalizzate e ben strutturate dovrebbe essere consentito un certo sollievo temporaneo [delle regole] di adeguatezza patrimoniale per cercare di ottenere nuovo credito che scorra verso le piccole imprese, in particolare. I governi e le banche centrali potrebbero impegnarsi in [un programma di] spesa diretta o indiretta per il finanziamento di investimento nazionale o programmi infrastrutturali.

In quarto luogo, per alleviare l’onere del debito sovrano nella zona euro, i creditori europei devono abbassare ulteriormente i tassi di interesse allungare i termini di pagamento proposti per la Grecia. (…)

In quinto luogo, per costruire le difese contro il rischio di cadere in deflazione e stagnazione, le banche centrali dovrebbero guardare al di là dei programmi di acquisto di bond, e invece puntare a un tasso di crescita della produzione economica nominale. Ciò consentirebbe un periodo temporaneo di moderatamente più elevata inflazione che potrebbe spingere i tassi di interesse aggiustati per l’inflazione ben al di sotto lo zero e facilitare un abbassamento degli oneri del debito.

Insomma, tutto pur di evitare, non dico Marx, ma persino Keynes.

Socialismo o Barbarie.

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