Reddito di cittadinanza

La Sardegna ha il suo reddito di cittadinanza, anzi, no, ha s’Aggiudu Torrau (fa tanto glocal).

Io ero un fervente ammiratore di Pigliaru. Ammiravo la sua preparazione, la sua competenza, la sua coerenza intellettuale, la sua integrità (ricordate le sue dimissioni dalla giunta Soru?). Quando lo mettevo a paragone con gli altri esponenti politici della sinistra non potevo non vederne la differenza di scala. Ne condividevo le ricette economiche e politiche, la sua modernità, europeità. Pigliaru incarnava ai miei occhi una figura di politico nuovo, disinteressato, che predicava il ritiro dello stato dalla gestione diretta e indiretta dell’economia come ricetta per eliminare tutte quelle pratiche insopportabili di intrufolamento dei partiti e dei sindacati che ostacolano, frenano, inceppano, assicurano rendite di posizione, bloccano risorse o le indirizzano verso usi improduttivi, ecc. E quindi, sì, ben venga il mercato, facciamo fare a lui, ai suoi meccanismi naturali che decideranno secondo selezione naturale che cosa è più adatto.

Ma appunto, ero.

Per mia fortuna, mi erano rimasti alcuni sensori fuori della glassa cremosa che la macchina della creazione del mondo crea intorno a noi, fuori di quella mente collettiva in cui viviamo creata da fb, google, pubblicità, serie tv, film, telefilm, cartoni animati, giornali, giochi elettronici, wathsap, smarthphone, e chi più ne ha più ne metta.

E sono riuscito a elaborare questo semplice sillogismo:

  1. in ogni fenomeno che vede protagonista l’uomo vige la selezione artificiale
  2. l’economia è un fenomeno umano
  3. nell’economia vige la selezione artificiale

Pigliaru non sta liberando un meccanismo naturale da intoppi e intralci. Bensì sta creando un meccanismo artificiale quanto lo era l’economia mista degli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso. Selezione artificiale significa che io scelgo cosa far agire per ottenere uno scopo preciso (che io sia consapevole o meno di tutto ciò).

Pigliaru è un liberista. I liberisti si dividono in due categorie: quelli che credono veramente che esista un meccanismo naturale in economia e quelli che lucidamente e cinicamente sanno che questa è una bufala molto utile nella lotta di classe che stanno conducendo contro l’80% del resto della popolazione. Non so decidere su chi è peggio.

Quindi si tratta di giudicare razionalmente su meccanismi entrambi artificiali, e si tratta di giudicare pragmaticamente i meccanismi sulla base dei loro rispettivi risultati.

Insomma, la semplice domanda da porci è: stavamo meglio o peggio negli anni Sessanta-Settanta?

Ma, vi starete chiedendo: questo post non doveva parlare di reddito di cittadinanza? Certo. E torno all’argomento formulando un’altra semplice domanda: è meglio fare scelte politiche che mirino ad assicurare alle persone un lavoro sensato che assicuri un reddito dignitoso, o garantire un reddito di cittadinanza?

Io la mia scelta l’ho già fatta. Se siete curiosi di conoscerla leggetevi questo post del prof. Alberto Bagnai e questo fumetto di Zio Paperone e Paperino (che spiega anche alle menti più semplici a chi serve, in definitiva, il reddito di cittadinanza).

Socialismo o Barbarie!

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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