Vision e Contro-Vision

La vision della ministra Giannini

Agli inizi di maggio, la ministra Giannini incontra la sua omologa tedesca, Johanna Wanka, e a margine rilascia un’intervista. In questa intervista dice tante cose, tra le altre queste:

«Flessibilità deve voler dire dinamismo e mobilità del lavoro e delle persone, anche se spesso viene tristemente associato alla precarietà. Con le riforme vogliamo introdurre una flessibilità virtuosa sia sociale che professionale.»

«E’ comunque necessario procedere nella direzione di rendere il mercato più flessibile. La rigidità novecentesca va abbattuta. Le persone devono potersi muovere e spostarsi a seconda di ogni evenienza umana e lavorativa.»

«Io stessa, appena avuto il primo figlio, ha lasciato geograficamente casa mia per andare a lavorare lontano, lasciando al padre il compito di occuparsi quotidianamente del bambino. Il mio è stato un comportamento atipico per quel tempo, ma dovrà rientrare nella normalità in futuro, perché anche le donne devono potersi spostare.»

«… io stessa ho avuto la fortuna di ricevere stabilità e sicurezze da parte della mia famiglia. Il modello che è stato promosso dalla generazione dei miei genitori, nati entrambi negli anni 20, è però destinato a mutare inevitabilmente con la società che, diventando più flessibile, necessita che lo siano anche i nuclei famigliari. Mi piacerebbe che in futuro la flessibilità venisse considerata come sinonimo di apertura.»

 

La vision della ministra Giannini in action

In questi giorni, il ministero dell’istruzione sta gestendo la mobilità di migliaia di insegnanti e il sindacato denuncia il pressapochismo, le ingiustizie e la castroneria di tutto quanto il sistema (vedi qui per alcuni esempi).

Dal ministero minimizzano, parlano di intoppi tecnici marginali, effetti naturali della complessità di tutta la procedura. Il sindacato parla di “errori seriali“, non “di casi singoli, ma di errori ripetuti per tutti gli aspiranti“.

Il sindacato chiede di resettare tutto, migliorare il sistema di gestione della operazione e rivedere tutti i movimenti. Il ministero (“Ma no! E che bisogno c’è? per qualche erroruccio! i soliti esagerati …“) propone una procedura di conciliazione caso per caso su richiesta del singolo docente (prima regola di ogni buon padrone: dividere, individualizzare, mettere a tu per tu lavoratore e datore di lavoro).

 

Contro-vision

La mancata pubblicazione, nei tempi previsti, dei trasferimenti e passaggi del personale docente di scuola primaria, insieme alle tantissime irregolarità che si stanno riscontrando in quelli della scuola dell’infanzia non possono essere minimizzati come mero intoppo tecnico: quando sono in gioco fattori importanti nella vita delle persone (Dove andrò a lavorare? Dove dovrò risiedere? Che faccio con la famiglia?) ogni trascuratezza, ogni ritardo, ogni errore sono semplicemente inammissibili da parte di chi, ancora una volta, sta dando prova di una capacità di gestione dei problemi ben lontana dalle ambizioni che continuamente ostenta. (vedi qui)

 

La morale è sempre quella:

  • chiamare le cose col loro nome: ma quale flessibilità, ciò di cui parla la ministra è emigrazione. È molto importante non lasciarsi imporre il vocabolario dall’avversario. Il nome che diamo alle cose è importante: la destra lo sa da tempo, noi ancora non lo abbiamo capito. In caso contrario non ci accorgiamo di cosa non va in questa affermazione della Giannini: «Le persone devono potersi muovere e spostarsi a seconda di ogni evenienza umana e lavorativa»;
  • recuperare alcune vecchie e care categorie con cui leggere la realtà;
  • tentare di vedere le cose non isolatamente ma nel sistema di legami in cui sono inserite, vedere in prospettiva le situazioni (il che potrebbe rendere necessario un ben altro tipo di flessibilità: es.: l’idea che le persone e le famiglie devono essere disposte a flessibilizzarsi e precarizzarsi che coerenza ha con l’importanza data da questo governo alla legge sui matrimoni di fatto? Oppure: famiglie precarie e flessibili significa famiglie senza o con meno figli –> che relazione ha tutto questo con la politica sull’immigrazione impostata da questo e da altri governi iperliberisti e iperausteri? Oppure: precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro –> che relazione ha questa politica del lavoro con l’euro?);
  • cominciare a impostare una battaglia culturale, di idee: contrapporre alle loro idee (la loro vision) le nostre idee (la nostra contro-vision).
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