Le finte di Renzi

Zingales pare sincero, Renzi molto meno. O meglio, Zingales non dovrebbe avere secondi fini nel dire quello che dice, Renzi invece ha interesse a fare un po’ di schiuma antigermanica per strizzare l’occhio a una opinione pubblica che sempre più si convince che quest’Europa qui, così com’è, non va. Anche perché tutto questo vociare, alla fine, nei fatti, si è risolta nella solita manovra economica improntata alla solita logica dell’austerity.

Sulla questione sbilanciamoci.info ha pubblicato un chiaro e limpido articolo di Thomas Fazi. E il giudizio dell’autore al riguardo è della serie “delle due l’una”:

La verità è che, come per il DEF dell’anno scorso, anche quest’anno siamo di fronte una manovra restrittiva che verrà senz’altro spacciata dal governo come una manovra espansiva. Ma i numeri parlano chiaro: una riduzione del deficit comporterà necessariamente più tagli e/o più tasse.

Più nello specifico, per verificare se una manovra è guidata dai principi dell’austerity o se vira verso una impostazione espansiva dell’economia, si tratta di controllare il saldo primario …

… che calcola la differenza tra le entrate delle amministrazioni pubbliche e le loro spese, al netto degli interessi sul debito pubblico. È questo il dato che conta ai fini dell’impatto di una manovra sull’economia reale: se il saldo primario è in avanzo vuol dire che lo Stato toglie più soldi all’economia via tasse di quanti ve ne immetta via spesa (con effetti solitamente recessivi); per contro, se il saldo primario è in disavanzo, vuol dire che lo Stato immette più soldi nell’economia via spesa di quanti ne tolga via tasse (con effetti solitamente espansivi).

E cosa sono nel concreto gli interessi sul debito? In buona sostanza: un meccanismo che travasa risorse dal lavoro e dalla produzione reale alla rendita:

togliere alla collettività (via tasse, che come si sa gravano soprattutto sui lavoratori dipendenti) per ripagare i possessori di titoli pubblici (nella maggior parte banche e cittadini ad alto reddito) rappresenta comunque una redistribuzione di ricchezza dal basso verso l’alto

E ciò non è indolore per l’economia nel suo complesso (e quindi per le classi popolari e il ceto medio)

perché si toglie a chi ha un’alta propensione al consumo per dare a chi ha una bassa propensione al consumo

L’Italia è in saldo primario dal 1992 …

infografica_pct_v7

 

… ma nonostante ciò il debito aumenta sempre …

debito-pubblico-nella-storia

 

… perché gli interessi da pagare sul debito superano sempre gli avanzi primari (il meccanismo è spiegato in questo grafico)

avanzo-primario-scheda

 

Sono quindi vent’anni che i nostri governi travasano ricchezza dai lavoratori dipendenti alle banche e ai ricchi proprietari del debito pubblico.

(Più quelli di centro sinistra che quelli di centro destra, più Prodi che Berlusconi (eh si! Nanneddu meu, finiti i tempi semplici in cui si pensava di sapere con certezza chi era il tuo nemico!):

avanzo-primario

)

E l’ultima manovra del governo Renzi continua imperterrita nella stessa direzione:

Anche quest’anno sarà lo stesso, con un aumento dell’avanzo primario nel 2017 dall’1,5 all’1,7%, ergo la necessità di ulteriori tagli alla spesa pubblica e/o aumenti di tasse. E questo nonostante la spesa per interessi sia destinata a scendere di ben tre decimali: dal 4 al 3,7%.

E le previsioni per il futuro sono anche peggiori:

saldoprimarioprevisto

 

In conclusione

anche quest’anno il DEF sbugiarda la retorica “anti-austerity” di Renzi: un premier che in pubblico non risparmia critiche all’Europa, all’austerità («Fa più male che bene»), alla Germania («Non rispetta le regole sul surplus commerciale»), al fiscal compact(«Non ha funzionato»), ma che nei fatti continua da anni a perseguire – con un po’ di flessibilità, ça va sans dire – la strada del “consolidamento fiscale”.

 

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