La sovranità nazionale buttata giù per il cesso

Perché voterò NO!

Non voterò NO! perché sono contrario alla diminuzione dei parlamentari o al superamento del bicameralismo (che non viene superato) o alla diminuzione delle spese legate all’esercizio della politica (che non diminuiscono).

Non voterò NO! neanche perché sono contrario a rendere più veloci i processi legislativi (sono già veloci).

Non voterò NO! neppure perché sono contrario alla chiusura del CNEL (anche se non capisco una cosa: il CNEL è un organo consultivo del governo su questioni economiche e lavorative; se questo governo lo vuole eliminare, magari è perché si sente già esperto di suo e non sente di avere necessità di essere consigliato; ma se il nostro governo è tanto esperto di economia, com’è che siamo nelle condizioni economiche in cui siamo?)

Non voterò NO! al referendum costituzionale per nessuna di queste ragioni, perché sono gazzosa! È la mano sinistra che si agita per attirare l’attenzione, mentre la mano destra inosservata fa il vero lavoro.

E veniamo dunque al vero lavoro di questa riforma.

Nella tabella seguente metto a confronto le tre versioni dell’art. 117 della Costituzione relativo alla formulazione delle leggi.

confrontoart117

Notato qualcosa? Provo a semplificare con uno schemino e qualche evidenziazione.

schemaart117

Visto? Dal vincolo interno dell’ “interesse nazionale” della prima formulazione si passa ai vincoli esterni dell’ “ordinamento comunitario” e degli “obblighi internazionali” per approdare infine al vincolo esterno maggiormente precisato e definito dell’ “ordinamento dell’Unione europea”. Insomma, quello che letteralmente sparisce è l’interesse nazionale, che viene sostituito dall’ordinamento dell’Unione europea.

E non solo l’idea dell’interesse nazionale sparisce, ma quella stessa di Nazione. Prendiamo in esame l’articolo 67. In origine esso recitava: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” La riforma del 2001 lo lascia invariato. La riforma del 2016 pensa bene di intervenire. E su cosa pensate abbia lavorato il riformatore del 2016? Sì, giusto, ci avete azzeccato: ha eliminato l’ultima traccia dell’idea di Nazione: “I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato.” E se i membri del parlamento non rappresentano più la Nazione, cosa rappresentano? Sembra quasi che questa riforma voglia trasformare i parlamentari in semplici funzionari, tecnici, amministratori di un’azienda, esecutori burocratici di una volontà superiore.

Ma del resto, che l’intento sia quello di “sottomettere” lo stato italiano all’Unione europea ce lo spiegano gli estensori stessi della riforma nella loro introduzione al testo di legge. Le nuove condizioni del contesto globale, vale a dire: “Lo spostamento del baricentro decisionale connesso alla forte accelerazione del processo di integrazione europea”, “l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea … e alle relative stringenti regole di bilancio” e “le sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale”, imporrebbero di “razionalizzare in modo compiuto il complesso sistema di governo multilivello articolato tra Unione europea, Stato e Autonomie territoriali, entro il quale si dipanano oggi le politiche pubbliche“.

Ma cosa succede quando un legislatore italiano nel fare le leggi non è vincolato all’interesse nazionale ma all’ordinamento della Unione europea? Succede che noi tutti diventiamo nuovamente sudditi di un potere lontano che neanche ci sente. I nostri interlocutori, i nostri governanti, non devono rispondere prima di tutto all’interesse nazionale, agli interessi dei cittadini, ma devono prima di tutto conformarsi alle direttive che vengono dall’Europa.

E chi fa le leggi (le direttive) nell’Unione europea?

Nell’Unione europea le leggi (direttive) le fa la Commissione europea, e i membri della Commissione europea non li nomina il Parlamento europeo (quello che gli europei eleggono), da cui quindi non dipendono. I membri della Commissione europea li nominano i governi dei paesi membri dell’Unione. Mi chiedo che fine fa la democrazia in tutto questo gioco di scatole cinesi.

Riassumendo, la riforma costituzionale del 2016 propone agli italiani di formalizzare definitivamente nella loro legge fondamentale che l’Italia non è più un paese sovrano, che non ha più un interesse nazionale, e gli propone inoltre di affidare le proprie sorti a una istituzione lontana, opaca, non eletta dal popolo e che quindi non gli deve rispondere, e aperta alle mille pressioni delle potenti lobby degli affari.

Questo referendum è una sorta di Stalingrado. Se passa il sì, dilagheranno. Se passa il no, immediatamente non succederà molto, ma sarà la loro terza sconfitta e dovranno mettersi sulla difensiva. Le idee di stato, di nazione, di sovranità nazionale, di interesse nazionale, di sovranità monetaria, di politica economica espansiva, di controllo di capitali-commerci-lavoro, e molte altre ancora ricominceranno a circolare. La gente comincerà ad aprire gli occhi sul vero volto della globalizzazione, della dittatura dei mercati, e comincerà a non dare più per scontata e naturale la necessità della parità di bilancio, la sofferenza, la paura, la preoccupazione che da quasi dieci anni ci domina.

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