La presstituta

Prima di tutto è bene rendere merito alle fonti: presstituta è un neologismo inventato da Paul Craig Robert. Lui parla della presstituta statunitense, noi abbiamo la nostra.

La nostra presstituta è fatta della insipienza di una Mimosa Martini sputtanata da Striscia la notizia, o della ingenua e candida incredulità di una Giovanna Botteri:

o della miseria morale di una Lilli Gruber:

o della confessione da parte di Federico Rampini (quello che ha votato si perché non voleva mischiarsi con chi si pronunciava per il no) che i giornalisti sono stati “cassa di risonanza … delle banche centrali o di Goldman Sachs” (vedi questa puntata di Otto e Mezzo al minuto 28:10):

La nostra presstituta ha dimostrato tutto il suo servilismo, la sua sostanziale inutilità e per fortuna la sua conclamata inattendibilità nel caso del ruolo da lei giocato in maniera spudorata nel recente referendum, come denuncia magistralmente Marco Travaglio davanti agli ammutoliti giornalisti ospiti di Mentana:

La nostra presstituta non sa cosa sia l’indipendenza, e non parlo solo della indipendenza intellettuale e morale che ogni giornalista individualmente dovrebbe agire nello svolgimento del proprio mestiere, parlo di quella sana indipendenza economica che ti garantisce la possibilità di praticare effettivamente la tua libertà. Infatti, la maggior parte dei nostri quotidiani sono indebitati con le banche

debitigiornali

e quindi facilmente influenzabili, come dimostra uno studio di Luigi Zingales.

Con le parole di Alberto Bagnai, il giornalismo italiano (per chi non lo avesse capito, la presstituta)

è totalmente appiattito di fronte ai grandi interessi economici, [è un] puro veicolo di propaganda e non di lecita espressione di opinioni,[è uno] showbusiness e non laboratorio di elaborazione e confronto di idee, … è completamente privo di qualsiasi rappresentatività rispetto a una società civile cui non solo non dà voce, ma della quale denigra e combatte le voci migliori per mezzo di sicari prezzolati, … si costituisce, in tal modo, come ostacolo alla democrazia impedendo la maturazione della coscienza dei lettori, e … però, proprio per questo, si sta avvitando su se stesso, e constata con uno stupore commovente (ma inquietante) la propria crescente incapacità di incidere sull’opinione pubblica, la propria vertiginosa perdita di credibilità e di autorevolezza.

 

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