Più Europaaaaaaaaaa!

may9mov

Il 15 novembre del 2016, una serie di personalità europee della politica, della cultura, dell’economia e dei sindacati hanno lanciato un movimento, il Movimento 9 Maggio, e un appello. Tra i firmatari è possibile trovare Daniel Cohn-Bendit, Sandro Gozi (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli affari europei nel Governo Renzi), Roberto Saviano, Wim Wenders.

Il documento prende spunto dai recenti avvenimenti, la Brexit e la vittoria di Trump, che hanno messo in luce una sempre più diffusa opposizione all’Unione europea e al fenomeno della globalizzazione, che l’appello considera come manifestazioni di un fenomeno chiamato “populismo”.

Il documento parte dalla considerazione che

le ragioni della vittoria elettorale di Trump, proprio come il referendum sulla Brexit sono le stesse che continuano a danneggiare le nostre democrazie europee: l’aumento delle disuguaglianze, la mancanza di progresso sociale, la paura di perdere una identità culturale rafforzata dal timore della immigrazione di massa, una disattenzione nei confronti delle questioni sociali, un deterioramento del sistema educativo e culturale, una sfiducia in una élite economica che agisce esclusivamente nel proprio interesse personale e nelle istituzioni pubbliche viste come costose e inutili.

wimwendersberlinaleA parte la considerazione che non si riesce a capire come condizioni tutte europee possano avere influito sulla vittoria di Trump negli Stati Uniti (al limite, quelle condizioni spiegano la vittoria della Brexit nel referendum britannico e ancor di più in quello italiano che sarebbe accaduto due settimane dopo), il documento abbandona completamente le cause della sempre più diffusa disaffezione verso la Ue e si concentra sui rischi che secondo loro si aprono all’indomani dei due eventi (ora tre):

le conseguenze per gli europei sono estreme. Oltre al rischio di vedere la disintegrazione dell’Unione Europea, ci troviamo di fronte a un ulteriore distacco tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, ma anche alla fine di un mondo post-guerra basata sul multilateralismo e una leadership benevola degli Stati Uniti.

E ancora:

Se noi, Europei, ci rifiutiamo di imparare in fretta da quegli eventi significativi, il crollo della UE e la marginalizzazione dei nostri valori e interessi – in un mondo in cui presto costituiremo solo il 5% della popolazione, e dove nessuno Stato membro dell’UE sarà parte del G7 – sarà inevitabile. Non avremo quindi il potere di essere ascoltati e di garantire la nostra sicurezza dalle crescenti minacce provenienti da tutti i nostri confini. Il nostro interesse economico e la nostra posizione di mercato – come prima potenza esportatrice globale – diventeranno più difficili da difendere, mentre la tentazione del protezionismo  sorge ovunque. Non verrà sentito il nostro messaggio per lo sviluppo sostenibile. I nostri modelli sociali basati sulla ridistribuzione e servizi pubblici forti non saranno più sostenibili. Nessuno dei nostri Stati ha i mezzi, da solo, di offrire soluzioni adeguate a queste sfide.

roberto_saviano_1… dove si mischiano confusamente volontà di potenza, unita alla preoccupazione di vedere non difesi gli interessi mondiali di una potenza economica votata all’esportazione (il che suona vagamente minaccioso, ma il documento sarà più esplicito in seguito), l’ignoranza del fatto che un sistema economico votato all’esportazione non può di fatto essere basato su un modello sociale fondato “sulla ridistribuzione e [su] servizi pubblici forti”, la totale cecità sul processo di ormai veloce disintegrazione di quel modello, e infine la solita frustra tiritera sui “nostri valori” (il mio consiglio è: chiedete ai Greci cosa ne pensano dei “nostri valori”).

Dopo le possibili conseguenze per l’Europa da Brexit ed elezioni statunitensi, il documento passa alle soluzioni proposte. Prima di tutto l’aria fritta:

Abbiamo quindi proposto ai leader europei di adottare una tabella di marcia ambiziosa e pragmatica che miri a proteggere i cittadini, migliorando concretamente la loro vita, riducendo le disuguaglianze e promuovendo una crescita intelligente e giusta che incentivi l’innovazione e posti di lavoro per il futuro. Tra gli altri si consiglia di creare un programma Erasmus per studenti delle scuole medie, di mettere in comune le attività di ricerca in materia di difesa, di raddoppiare immediatamente il piano di investimenti Juncker e di lanciare liste transnazionali per le prossime elezioni europee.

Infine l’unica proposta veramente concreta e veramente coerente e conseguente da tutto il discorso precedente sui rischi di isolamento e marginalizzazione dell’economia europea:

Tuttavia, ora abbiamo bisogno di più ambizione, è giunto il momento di adottare una genuina politica estera e di difesa europea.

dany-cohn-bendit-1Il che significa, in soldoni, un esercito europeo. A parte considerazioni di poco conto come “chi e dove prende le decisioni su questa difesa comune e su cosa dovrà fare questo esercito” (quell’esempio di democrazia che è la Commissione europea, as I presume, visto che è l’unico organo nella Ue che si fa le leggi e le fa applicare agli altri), l’isolamento grafico e la precisione di tale proposta rispetto alle altre che la precedono la enfatizzano e la mettono in risalto. E dal momento che uno la incontra dopo che ha già letto di rischi di marginalizzazione degli interessi europei (“e anche dei nostri valori”, ah sì, anche dei nostri valori), di “crescenti minacce provenienti da tutti i nostri confini”, di difesa del “nostro interesse economico e [del]la nostra posizione di mercato” e della “prima potenza esportatrice globale” (suona bene, eh? ti si gonfia il petto di orgoglio a sentirlo: PRIMA POTENZA ESPORTATRICE GLOBALE. Azz!), ecco, siccome lo legge dopo tutto questo, gli viene da pensare che tale esercito europeo dovrà essere lo strumento militare della “prima potenza esportatrice globale” che difende i suoi confini sempre più minacciati e interviene laddove lo strumento economico e politico non sono sufficienti.

Io non so se i firmatari hanno veramente la consapevolezza di ciò che scrivono, dello stravolgimento della realtà che operano (sono i Russi che si sono portati ai confini della Nato o è la Nato che si è spostata ai confini della Russia?), dell’oblio della storia neanche tanto lontana che dimostrano (in cosa si è trasformata, cent’anni fa, la competizione economica europea (quando le potenze europee erano le padrone del mondo) per la conquista e/o difesa dei mercati esteri?), del fatto che tirano fuori dal ripostiglio della storia quel manto ormai a brandelli della missione civilizzatrice dell’Europa (lo sviluppo sostenibile, i nostri valori, il nostro modello sociale (ripeto: che vadano a fare un piccolo sondaggio tra i Greci, ma anche in Italia comincerebbero a trovare materiale interessante), la “sorte democratica, culturale, sociale, economico ed ecologico del genere umano” (nientepopodimenoche)).

La lettura di questo appello mi ha fatto venire in mente il Conrad di Cuor di Tenebre, e non tanto il suo tragico eroe, Kurtz, completamente divorato dalla consapevolezza della distanza tra i suoi alti ideali e la propria realissima voracità di potere, quanto la zia del narratore, Marlow, che salutando il nipote in procinto di partire per il Congo lo descrive come una sorta di eroico portatore di civiltà tra i selvaggi:

Ed io che mi stavo accingendo ad assumere il comando di un battello a vapore da quattro soldi con attaccata una sirena da due lire! Sembrava, tuttavia, che fossi anch’io uno di quei Lavoratori – con la elle maiuscola, capito. Una specie di emissario della luce, un apostolo di seconda classe.

Al che Marlow commenta:

A quel tempo erano state dette e scritte un sacco di sciocchezze di quel genere che la brava donna, vivendo immersa nel turbinio di tutte quelle fandonie, se n’era fatta trasportare.

Ecco, a me i vari Saviano, Wenders, Cohn-Bendit sembrano tante “brave donne” che siccome vivono totalmente immersi “nel turbinio di tutte quelle fandonie” sull’Europa, i “nostri valori”, la “Grande Potenza Europea”, i pericoli alla sicurezza provenienti da tutti i confini, il modello sociale europeo, ecc. “se ne sono fatti trasportare” e non sanno aprire gli occhi di fronte a quello che realmente è l’Europa e il “sogno europeo” (ah, no, è vero: il Sogno Europeo) per gli Europei (leggi più concretamente Greci, Italiani, Francesi, Tedeschi, ecc.).

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