O sei un uomo o sei un neoliberista

“Chi percepisce pensioni più alte ha un tasso di mortalità più basso della media nazionale e questo ci dice che interventi perequativi sugli assegni in essere avrebbero un impatto sul sistema pensionistico ancora più forte, diventando una forma di risparmio importante”.

(Tito Boeri)

Eh sì. Ha detto proprio così. Lo ha detto durante un convegno, pochi giorni fa, il 13 dicembre. Se ne vuoi la prova, vedi il suo intervento introduttivo alla presentazione dello studio dellOrdine degli Attuari La mortalità dei percettori di rendita in Italia (l’affermazione è all’incirca attorno al secondo minuto).

La frase rivela i principi su cui si muove il pensiero dell’autore: equità, no ai privilegi, risparmio. Si tratta del solito mantra neoliberista della necessità del risparmio alla base delle politiche di austerità italiane ed europee, ammantato da parole d’ordine ammiccanti a uso e consumo di un ceto medio sempre più impoverito, spaesato, incattivito e ancora incapace di riconoscere il suo vero nemico.

Ma rivela soprattutto l’ottusità emotiva, il blocco empatico, la sostanziale disumanità di chi l’ha pronunciata (che è ottusa disumanità di tutti i neoliberisti), tipica di tutti coloro che sono dominati dall’Idea. Io ne sono sicuro: il Boeri quando ha pronunciato questa frase non era consapevole del carico di implicita disumanità che si portava dietro: “diminuiamogli le pensioni così abbiamo un triplo risparmio: risparmiamo perché ciascuna pensione è più bassa, risparmiamo perché i pensionati muoiono prima, risparmiamo perché morendo prima pesano meno sul sistema sanitario.

Si potrebbe essere d’accordo con il Boeri secondo prospettive diverse:

la prima: “eh, ma il debito”, “non ci sono soldi per pagare le pensioni”, “bisogna risparmiare per impiegare quei soldi in spese produttive”;

la seconda: “eh, del resto prendono troppo, è giusto abbassargli la pensione”, “non è giusto che io prendo una miseria e lui così tanto: ha ragione il Boeri a tagliargliela”.

Io non voglio entrare nel merito né della prima né della seconda. In rete c’è tanta informazione che può aiutare chi vuole a uscire dalla trappola mentale del “non ci sono soldi” e che lo può aiutare a conoscere le tecniche persuasorie del grande capitale finanziario e dei suoi chierici intellettuali. Voglio solo far notare a chi sente dentro di sé smuoversi sentimenti di affinità sia con la prima che con la seconda prospettiva, o con entrambe, che se intende coltivarli, deve prepararsi all’afasia emotiva e alla progressiva disumanizzazione. Perché non c’è una terza alternativa: o sei un uomo o sei un neoliberista.

 

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