La classe dirigente della nostra repubblica …

… non sa più che pesci pigliare.

La classe dirigente della nostra repubblica (e per tale intendo non tanto l’élite politica, quanto quella economica, finanziara, giudiziaria, militare, ecc. ecc.) non ha mai brillato per coraggio e direttezza di azione. Riconosciutasi minoritaria nell’Italia del dopoguerra è riuscita a governare alla luce del sole il paese giusto quell’arco di anni che sono stati necessari ai partiti popolari (DC, PSI, PCI, i principali) per rafforzarsi e radicarsi. Alla fine degli anni Cinquanta tali forze, chi direttamente chi indirettamente, hanno preso le redini del paese, hanno posto in campo politiche espansive di stampo keynesiano dotandosi degli strumenti necessari (nazionalizzazioni, aziende pubbliche, politica energetica, politica estera conseguente, ecc.). In buona sostanza hanno posto l’attuazione dei principi della Costituzione in cima alle priorità dell’azione politica. Ed è stato il “miracolo economico”.

Da quel momento in poi la classe dirigente della nostra repubblica ha brontolato, ha tramato, ha lucrato da quella stessa politica che criticava, ha intessuto relazioni pericolose con forze, interne ma soprattutto esterne, che tutto avevano in testa salvo l’interesse del popolo italiano.

(Su questo ti consiglio la lettura di due testi di Giovanni Fasanella che hanno il pregio raro di basarsi su una vasta documentazione d’archivio: Colonia Italia e Il golpe inglese.)

Poi il “miracolo economico” ha cominciato a rallentare, ovvero le politiche espansive keynesiane hanno cominciato a far emergere i limiti posti dall’assetto dei rapporti di produzione capitalistica alla loro efficacia, come un bambino che è diventato adolescente e non sta più nei vecchi abiti.

(Anche questo passaggio è raccontato da un libro che ti raccomando di leggere: Il futuro oltre la crisi, di Giovanni Mazzetti.)

La classe dirigente della nostra repubblica, tra l’adolescente che cresceva e il vecchio abito che si rivelava via via più stretto, ha scelto di salvaguardare il vecchio abito e sacrificare l’adolescente. Del resto in questo non faceva altro che seguire la tendenza inaugurata nel mondo occidentale dai due leader anglosassoni: Tatcher e Reagan. Ma siccome continuava a non avere alcun seguito popolare e mancava di un qualsiasi progetto-paese che potesse coagulare attorno a lei un blocco sociale minimamente consistente, si è affidata ai colpi di mano (il divorzio tra la Banca d’Italia dal Tesoro) e al vincolo esterno (SME prima ed Euro dopo: vedi le considerazioni di Massimo Pivetti al paragrafo 5 del suo intervento nell’ebook gratuito edito da Micromega, Oltre l’austerità).

La classe dirigente della nostra repubblica anche negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso ha continuato a essere minoritaria nel nostro paese. Ma questo non gli ha impedito di lucrare anche dalla nuova situazione, che del resto aveva fortemente contribuito a creare. E come ha lucrato? Ma con la crescita del debito pubblico, naturalmente, proprio con quella crescita che il colpo di mano di Andreatta e Ciampi aveva contribuito a innescare. Certo, nelle intenzioni di questi due campioni del liberismo nostrano la loro mossa avrebbe dovuto forzare il governo a tagliare le spese, ritirarsi dall’economia, dimagrire, deflazionare il lavoro, ecc. Ma i partiti di governo di quegli anni ancora dovevano dar conto agli elettori delle loro scelte, e quindi tra tagliare le spese, aumentare le tasse ai ricchi, o continuare a indebitarsi, hanno scelto la terza soluzione. Salvo che questa volta lo stato ha cominciato a indebitarsi con il mercato ai tassi scelti dal mercato. Ed è qui che la classe dirigente della nostra repubblica ha trovato il modo di lucrare: comprando il debito dello stato. Ecco chi realmente ha vissuto “al di sopra delle proprie possibilità” durante quegli anni:

coloro che invece di essere tassati hanno prestato allo Stato l’ammontare sfuggito alla tassazione (ovviamente tra questi soggetti rientrano anche gli evasori fiscali), così ricevendone un doppio beneficio – di patrimonio e di reddito (il prestito è fruttifero e negli anni ’80 e ’90 lo è stato in misura altissima). E oltre a ciò essi hanno anche usufruito in una certa misura dei servizi e dei beni prodotti dallo Stato. (Giancarlo de Vivo, Molto rigore per nulla in Oltre l’austerità)

Dopo che la classe dirigente della nostra repubblica ha munto ben bene la vacca del debito pubblico nostrano (che in buona sostanza ha significato trasferimento netto di ricchezza da chi le tasse le pagava tutte e relativamente tante a chi o ne pagava relativamente poche o nulla), negli anni Novanta ha deciso che era tempo di aprire un nuovo ciclo: bisognava che l’Italia e gli Italiani diventassero Europei. Anzi, Nord Europei. Anzi Franco-Tedeschi. Ormai era tempo che gli Italians imparassero la “durezza del vivere”.

Ma ancora una volta il problema è che la classe dirigente della nostra repubblica continua, anche alle soglie del nuovo millennio, ad essere minoranza che ha sì la forza sufficiente per influenzare e lucrare di soppiatto, ma non quella per governare alla luce del sole. Quindi ancora maneggi, alleanze con forze straniere, vincoli esterni (Euro, Maastricht), Mani Pulite e conseguente piazza pulita della classe politica ancora legata a un’idea di sovranità nazionale (ricordate Sigonella?) e ai fasti del miracolo economico, e incoronamento degli “utili idioti” (dopo debito lavaggio di qualsiasi incrostazione del passato comunista).

Lungo tutti gli ultimi anni Novanta del secondo e il primo decennio del terzo millennio il vincolo esterno dell’Euro e della Ue ha funzionato a meraviglia, e gli “utili idioti” hanno svolto egregiamente il mandato affidatogli dalla classe dirigente della nostra repubblica, quello cioè di attuare politiche di austerità, tagliare il welfare, precarizzare il lavoro, rendere i lavoratori più flessibili e adattabili, abbassare i salari, indebolire i sindacati, privatizzare tutto il privatizzabile, imbottire le menti di idee balzane come quella che ognuno è imprenditore di se stesso, o che il mercato funziona meglio del pubblico, o che il debito pubblico è un peso da eliminare, o che la banca centrale deve essere indipendente, o che lo stato non deve controllare la moneta, o altri misteri della fede neoliberista attuale. Con questi bellissimi risultati:

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tassooccupazione2016

disoccupati_precari

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redditipiatti

quotasalaripilitalia

pilitalia

produzioneindustriale

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Ma tutto ciò non ha mai preoccupato veramente la classe dirigente della nostra repubblica. Quello che l’ha cominciata a preoccupare è questo:

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Ma neanche tanto quello, quanto piuttosto una lettera della BCE

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e ancora più precisamente un riferimento all’interno di quella lettera

bcemps02

che ha fatto improvvisamente aprire gli occhi alla classe dirigente della nostra repubblica, che ha improvviso messo a fuoco che sì, quello che aveva finora solo sospettato (ma no, non è possibile, non possono volere questo, non possono pensare di trattarci come i Greci, noi, noi, noi, noi che siamo stati tra i soci fondatori dell’Unione Europea, noi trattati come i Greci, non non non è possibile …) era vero …

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… e che l’inconcepibile può avverarsi …

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… anzi, si stava avverando. E allora la classe dirigente della nostra repubblica, improvvisamente e improvvidamente svegliata dal sogno di una Europa che le consentiva di governare senza esporsi e prendersi apertamente le responsabilità delle proprie scelte, entra nel panico e l’unica cosa che sa farsi venire in mente è chiedere ai suoi uomini al governo di battere i pugni (forteforteforte, mi raccomando) sul tavolo europeo

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e addirittura li avvisa in tono minaccioso che è giunta l’ora di darsi una mossa

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Ma ve li vedete la coppia Gentiloni – Padoan battere forte (forteforte!) i pugni, fare la voce grossa (grossagrossa!) e il muso duro (duroduro!)  davanti alla coppia Merkel – Schaüble? Ma soprattutto: è questo, classe dirigente della nostra repubblica, il tuo piano per guidare il paese fuori dalla trappola in cui lo hai ficcato? Ancora non lo hai capito che per salvarti dalle fauci franco-tedesche devi rinunciare una buona volta al vincolo esterno e accettare il vincolo interno dei tanto da te disprezzati Italians? E sei capace di elaborare una proposta sulla base di una idea di interesse nazionale e popolare? Sei capace di fare nella venticinquesima ora ciò che non hai mai voluto fare nelle precedenti ventiquattro ore?

Permettimi di essere scettico: la paura è una brutta consigliera e tu sei terrorizzata.

 

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