Ma cosa sono quei 359 miliardi di euro?

Pochi giorni fa, Mario Draghi risponde a una interrogazione di due europarlamentari 5 stelle, e proprio alla fine della sua risposta se ne esce con una polpetta avvelenata:

“If a country were to leave the Eurosystem, its national central bank’s claims on or liabilities to the ECB would need to be settled in full”

Il che, detto così, alla semplice, significa: “Vuoi uscire dall’euro? Lo puoi fare, ma prima devi regolare i tuoi debiti con la BCE”.

Lasciamo perdere il fatto non da poco che l’euro sembrava finora irreversibile, e ora improvvisamente pare che irreversibile proprio non sia. Lasciamo anche perdere il fatto che, messa così come la mette Draghi, l’euro piuttosto che una benedizione, come ce l’hanno venduto finora, mostra la sua faccia cattiva di tagliola acchiappavolpi (di quante lezioni dalla storia abbiamo bisogno per capire che non siamo esattamente furbi e scaltri?). Concentriamoci invece su due domande: 1) di che debito si tratta? da parte di chi? nei confronti di chi? 2) come siamo arrivati ad indebitarci tanto?

Trovare la risposta al primo gruppo di domande è stato semplice: si tratta di debiti della nostra Banca Centrale nei confronti della BCE, il che significa, come vedremo, nei confronti delle Banche Centrali dei paesi del nord Europa, Germania in testa.

Per trovare invece la risposta alla seconda domanda ho dovuto penare alquanto. In italiano ho trovato solo una spiegazione plausibile, semplice e chiara:

Quando gli italiani o spagnoli, fino al 2011, erano in deficit con l’estero, in pratica è successo che quando compravano auto giapponesi, coreane o tedesche, i pagamenti (come saldo netto…) li effettuavano in realtà con soldi prestati AUTOMATICAMENTE dalla Bundesbank.

Per la precisione questo è successo dal 2008 al 2011 (quando con la crisi di Lehman dall’estero hanno smesso di comprare sempre più BTP, per cui il deficit estero non veniva più finanziato dal mercato). Essendo l’Italia e la Spagna in deficit CON L’ESTERO e non attirando più capitali che compravano BTP, il sistema bancario doveva procurarsi allora “riserve” dalla Banca Centrale per poter effettuare tutti i normali pagamenti. Ma questa non era più la Banca d’Italia!

Di conseguenza, dal 2008 al 2011 le banche italiane e spagnole dovevano farsi prestare i soldi dalla BCE, la quale a sua volta doveva rivolgersi alla Bundesbank, CHE PERO’ NON POTEVA RIFIUTARSI , pena la paralisi del sistema bancario europeo, il panico e la fine immediata dell’euro. (vedi qui)

Detta così, la cosa mi sembrava a tutta prima troppo semplice. Se fosse stata così semplice, perché non l’ho trovata altrove spiegata così, semplice? Non dico nella stampa, figurati se quelli fanno informazione, ma almeno in qualche sito che ritengo credibile e che mi spieghi la questione in parole povere. Ma invece, niente. Magari esisterà, ma io non l’ho trovato.

Così ho seguito un link dello stesso articolo e sono arrivato a questo pdf della FED di New York che ha dato più autorità alla fonte precedente (mi perdoni la fonte precedente, ovvero Giovanni Zibordi, esperto finanziario e direttore del sito cobraf.com). Cosa dice in soldoni la fonte newyorkese?

  1. A seguito della nascita dell’euro, i “paesi della periferia” (i PIIGS, insomma) cominciarono subito a spendere in consumi e investimenti (soprattutto case e auto tedesche) molto più di quello che i loro redditi avrebbero potuto permettere. Come? Ma è semplice: indebitandosi (con i paesi in cui i redditi erano più alti e quindi i risparmi maggiori), l’indebitamento essendo più semplice e abbordabile a causa del basso tasso di interesse che l’adesione all’euro aveva assicurato.
  2. La crisi del 2008 costringe i suddetti paesi a rientrare dalla esposizione debitoria attraverso la compressione dei consumi. Anche se non completamente: nel 2010, anno in cui la crisi finanziaria viene trasformata in crisi del debito pubblico, lo squilibrio tra reddito e spese in consumi in paesi come Grecia e Portogallo è ancora alto.
  3. La crisi del debito pubblico nei “paesi della periferia” induce una fuga dei capitali esteri di enormi proporzioni (quasi 700 mld di euro). In genere, un evento simile causa una svalutazione della moneta del paese che lo subisce, rendendo più convenienti le esportazioni e care le importazioni. Questo meccanismo tende a compensare la crisi. Ma qui in Europa non siamo “in genere”. L’euro, la moneta unica per paesi ed economie così diverse, non consente automatismi simili. Ma un altro automatismo sì. Un automatismo che sembra pensato apposta per peggiorare le situazioni piuttosto che migliorarle, come un nodo scorsoio che più tiri più stringe.
  4. È qui che entra in scena il Target 2, il meccanismo per la risoluzione dei pagamenti transfrontalieri all’interno dell’area euro. Il Target 2, infatti, estende l’accreditamento automatico di fondi alle banche centrali dove i defict nella bilancia dei pagamenti causano una fuga di riserve dalle banche commerciali. «In particolare, le fughe di capitali dalle banche commerciali di un dato paese sono affrontate con crediti alla banca centrale di quel dato paese» provenienti dalle banche centrali degli altri paesi dell’area euro. In buona sostanza: data la fuga dei capitali esteri, è la banca centrale del paese ad effettuare i prestiti necessari alle banche; a sua volta la banca centrale usufruisce dei prestiti garantiti dalla BCE tramite gli automatismi del meccanismo Target 2.

Ecco quindi come ci siamo trovati indebitati per 359 mld di euro con la BCE. Ecco come la polpetta-euro da appetitosa ed invitante (il tasso di interesse stabilmente stabile, la facilità di indebitarsi, la possibilità di permettersi il bmw) si è trasformata in polpetta avvelenata. Ecco come l’euro si è disvelato per quello che è: una trappola per gonzi.

Solo un dubbio mi rimane: in una realtà in cui il 97% della moneta in circolazione è creata dal nulla dalle banche commerciali nel momento stesso che fanno un prestito cosa esattamente significa “essere in debito”?

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