Un’uscita soft dall’euro

zibordiIn questa intervista concessa a Claudio Messora, Giovanni Zibordi parla di uscita dall’euro. Dice alcune cosa interessanti.

L’ostacolo fondamentale al ritorno alla lira è la presenza in Italia di un risparmio in euro intorno ai 3-4 mila mld. Questi risparmi, al minimo sospetto che un qualsiasi governo progetti di tornare alla lira, lascerebbero l’Italia, per ritornarci magari in un secondo momento, a lira svalutata, realizzando quindi un profitto finanziario. Ma nel mentre la loro uscita significherebbe il fallimento del sistema bancario e la necessità da parte dello stato di coprire la fuga stampando moneta.

Per inciso, i possessori di questi risparmi rappresentano l’Italia che conta, la classe dirigente, quelli che influiscono nelle decisioni dei nostri destini. Sono grandi, medi e piccoli risparmiatori. Per esempio hanno nelle loro fila gli opinion leader, tutti rigorosamente pro-euro, il che sarebbe spiegato dalla loro banalissima paura di vedere i loro risparmi perdere di valore.

È questo l’ostacolo che spiega il suo disaccordo dalla soluzione Borghi-Bagnai, quella dell’uscita “in una notte”: un governo deciso e risoluto, in totale segretezza, durante il week-end, quando le banche sono chiuse, emana i decreti necessari a riportare l’Italia alla lira. Zibordi giudica la soluzione impraticabile, e del resto tutti i sondaggi dimostrerebbero che gli Italiani sono contrari ad abbandonare l’euro. Insomma, non si prende una decisione simile per decreto, contro la maggioranza degli italiani e dell’Italia che conta (o detto in altri termini: una coalizione che mettesse l’uscita dall’euro in cima al suo programma elettorale non avrebbe la maggioranza).

ccfLa soluzione prospettata da Zibordi è una uscita soft, “spalmata” in cinque anni, durante i quali il governo affianca all’euro una quasi-moneta nazionale parallela: i certificati di credito fiscale (detto in modo semplice: dei certificati che lo stato distribuirebbe gratuitamente a lavoratori e aziende e che questi utilizzerebbero per pagare le tasse; nel mentre tali certificati potrebbero circolare per eseguire pagamenti, proprio come una moneta). Lo stato, insomma, dice ai ricconi risparmiatori che non tocca i loro risparmi in euro, che rimangono denominati in tale moneta, ma contemporaneamente mette in circolo una nuova semi-moneta che nel giro di circa cinque anni sostituisce gli euro (in Italia). A quel punto l’Italia sarebbe al riparo dagli attacchi della speculazione.

draghiuscitaIl fatto è che Zibordi conosce i mercati, essendo lui un trader, e sa quanto i mercati possano essere micidiali. La soluzione dei certificati di credito fiscale taglierebbe le unghie al mercato e alla speculazione. Ma la BCE e l’Unione europea? Non se ne esce: con la BCE bisognerà andare allo scontro, ma bisognerà andarci con un piano chiaro, comunicato con chiarezza agli Italiani, alla BCE e alla Ue, con una forte maggioranza e magari cercando alleanze proprio nella tana del lupo, in Germania (del resto, se Draghi tiene per le palle l’Italia con il suo debito di 350 mld di euro nei confronti della BCE, allo stesso modo tiene per le palle la Germania con il suo credito di più di 700 mld di euro vantato sempre nei confronti della Banca Centrale, e il suo avvertimento era per entrambi).

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