Volete il benessere? Indebitatevi!

I trent’anni trascorsi sull’onda del tramonto della grande minaccia sovietica e della progressiva deregolamentazione dei mercati delle merci, dei capitali e del lavoro sono stati caratterizzati da profondi mutamenti nelle strutture sociali e negli assetti macroeconomici. Durante questo periodo, le retribuzioni dei lavoratori si sono assicurate quote sempre più piccole degli incrementi di produttività, e ai bilanci statali è stata progressivamente sottratta la funzione di propulsori della domanda effettiva e di bussole della produzione di beni e servizi. In un simile scenario, il rischio di un vuoto generale di domanda effettiva era elevatissimo. Chi avrebbe dunque potuto assolvere al ruolo di forza motrice del sistema? La risposta è stata individuata nella finanza privata, in primo luogo statunitense. Nelle sue linee essenziali, il meccanismo di propulsione funzionava in questo modo. La Banca centrale creava moneta e la iniettata in massima parte nel circuito delle istituzioni finanziarie private. Queste, a loro volta, creavano nuovi e ulteriori mezzi di pagamento. L’una e le altre alimentavano così la cosiddetta speculazione al «rialzo»: si finanziava a debito una spesa destinata all’acquisto sul mercato di ingenti volumi di titoli, azioni e immobili. I prezzi di tali attività di conseguenza aumentavano, e con essi cresceva pure il valore della ricchezza dei loro possessori. I quali, allora, risultavano in grado da un lato di rimborsare i vecchi debiti e dall’altro di contrarne di nuovi su scala allargata per espandere i consumi individuali. Il rischio di eventuali, mancati rimborsi veniva oltretutto ripartito tramite l’adozione di strumenti finanziari «derivati»:Il valore di un mutuo potenzialmente a rischio veniva suddiviso in tante parti e venduto sotto forma di titoli, creando l’illusione che la perdita derivante da un’eventuale insolvenza sarebbe stata minima per ciascuno dei possessori di quei titoli, e quindi non avrebbe mai potuto intaccare il meccanismo generale di propulsione del sistema. Il motore dell’economia statunitense appariva dunque inattaccabile, blindato. Era questa la nuova economia, in cui i salari rimanevano inchiodati mentre i valori della ricchezza non incontravano più limiti superiori. Le «bolle» delle quotazioni di Wall Street arricchivano così gli americani che, acquistando beni e servizi da ogni dove, contribuivano alla crescita economica nel resto del mondo. Gli Stati Uniti, insomma, agivano come una sorta di gigantesca «spugna assorbente» delle eccedenze produttive globali, una spugna essenziale per la tenuta complessiva del regime di accumulazione mondiale.

È quindi errato sostenere che gli americani avrebbero vissuto al di sopra dei loro mezzi. Ovviamente, gli Stati Uniti hanno tratto enormi vantaggi dalla centralità di Wall Street all’interno del sistema. Ma è altrettanto vero che la spugna americana generava la domanda necessaria per mettere all’opera in tutto il mondo forze produttive che altrimenti, nel regime di accumulazione dato, sarebbero rimaste inutilizzate.

Emiliano Brancaccio, Marco Passarella – L’austerità è di destra, pp. 33-35

Andamento del debito privato negli USA

Andamento del debito privato nel Regno Unito

Andamento del debito privato in Italia (dove si vede che il debito privato in Italia schizza verso l’alto in corrispondenza del …?)

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