La rivolta del capitale

 

Mentre la lealtà di massa dei lavoratori e dei consumatori nei confronti del capitalismo postbellico si consolida, lo stesso non si può dire per il capitale. Il problema delle teorie della crisi elaborate a Francoforte degli anni ’70 stava tutto nel fatto che esse non riconosceva al capitale alcun tipo di intenzionalità o di capacità tattica. Lo consideravano un meccanismo e non una  agenzia, un mezzo di produzione e non una classe. (…) Ma con questa visione non era possibile afferrare ciò che sarebbe capitato nei decenni che seguirono la fine degli anni ’60. In quel periodo il capitale diede prova di essere un giocatore, molto più che un giocattolo. Un predatore, più che un animale da allevamento.

(…) Il loro [delle teorie della crisi, n.d.r.]  approccio escludeva del tutto la possibilità che fosse il capitale, non il lavoro, a delegittimare il capitalismo democratico così come si era sviluppato nei trente glorieuses. In effetti la storia del capitalismo degli anni ’70 del 20º secolo, incluse le continue crisi economiche succedutesi in quel periodo, è la storia della fuoriuscita del capitale dalla regolamentazione sociale entro cui era stato costretto dopo il 1945. Una regolamentazione che in verità non aveva mai accettato. (…)

Negli anni seguenti le élite capitalistiche e i loro alleati politici cercarono una via di uscita dagli obblighi sociali che per amore della pace avevano dovuto assumere e sostanzialmente rispettare durante la ricostruzione. Nuove strategie produttive, volte a superare le saturazioni che minacciavano i mercati, insieme all’offerta crescente di forza lavoro in conseguenza della trasformazione strutturale della società, e non ultima l’internazionalizzazione dei mercati e dei sistemi di produzione offrirono l’occasione per sbarazzarsi sempre più dei lacci istituzionali che la politica tariffaria e sociale avevano imposto alle imprese e che dopo il 1968 minacciavano di consegnare le imprese a un persistente profit squeeze. Nel corso del tempo ne derivò un processo di liberalizzazione, un ritorno su larga scala a mercati liberi e autoregolati, che nessuna teoria aveva previsto. (…) La teoria della crisi non era pronta a tutto questo. Non era pronta a uno Stato che, per sgravarsi di aspettative che non poteva più soddisfare, ha deregolamentato e ha  liberalizzato il capitalismo che a suo tempo era stato posto al servizio della società.

Wolfgang Streeck, Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico, pp. 38-40
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