Ordoliberismo. Il piano biopolitico

 di Giovanna Cracco

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Walter Eucken

L’ordoliberismo ha trasmesso il concetto della competizione totale dalla sfera economica a quella sociale, sia creando una nuova cultura che istituendo una serie di meccanismi che la impongono e la regolano. La sua forza è stata di agire sull’ambiente, modificandolo, mutando di conseguenza il comportamento dell’individuo. La forma ‘impresa’ e il principio della concorrenza sono divenuti fondanti di ogni relazione, modelli universalmente validi di regolazione sociale: la persona non è più un lavoratore ma un proprietario di ‘capitale umano’, che deve vendere se stesso sul mercato in competizione con gli altri, capitalizzando le competenze acquisite; l’analisi quantitativa ed efficentista tipica della sfera aziendale – rating, benchmark ecc. – è stata estesa a ogni ambito del percorso di vita di un individuo: sociale (il numero di follower, ‘mi piace’ ecc.), scolastico e lavorativo. È il concetto di empowerment, che porta con sé oltre al darwinismo sociale, una forte colpevolizzazione individuale: se non ce la fai è colpa tua, non vali abbastanza, non ti impegni abbastanza. E dunque, non hai diritto a essere aiutato attraverso il welfare – quel poco che ne è rimasto – sei un peso per la società, ed è giusto che tu sia condannato a restarne ai margini, abbandonato. È questa la realtà che disegnano le politiche scolastiche e lavorative messe in atto nei Paesi europei: se rifiuti l’alternanza scuola/lavoro durante il tuo percorso di studi, e dunque non accetti fin da adolescente di essere sfruttato lavorando gratuitamente, interiorizzando il concetto, vieni bocciato; se terminata la scuola rifiuti di accumulare stage non retribuiti dimostri di non volerti impegnare nella costruzione del tuo curriculum e della tua professionalità; se da disoccupato rifiuti qualsiasi lavoro ti venga offerto per mansione e salario non hai diritto al sussidio pubblico.

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