Alberto Bagnai. “Marcinelle”

Un’esperienza che vi sarà capitata spesso: voi ragionate con qualcuno su una data questione, lui generaleggia e vagheggia innocentemente mosso dalla idea preconcetta o dalla propria idiosincrasia o dai propri valori, ideali e/o buoni sentimenti, voi tentate di mettere sul tavolo qualche dato, qualche numero (non che i numeri siano innocenti, ma almeno hanno il bello che sono confutabili), lui si inalbera e irrigidisce ancor più e in fondo gli diventate un tantinello antipatico (con che aria da saputello tira fuori i numeri …). Ecco, questo post del professor Bagnai parla più o meno di quelle persone lì, nella versione progressista mossa dai buoni sentimenti:

La mia fiducia nell’uomo mi porterebbe a credere che il Roncaglia, esposto a questi dati, rifletterebbe, argomenterebbe. Ma lo svolgimento della sua argomentazione, e l’esperienza di anni di dibattito, mi fanno concludere che non è così. Siamo ora felicemente bloccati su Twitter, ognuno a casa sua. Non è una gran perdita: a casa mia la dispensa è rifornita di dati. A casa sua di buone intenzioni. Quale ne sia l’impiego, delle buone intenzioni, è noto, e non si può che provare pietas per chi se ne arma rifiutando il contatto col dato. Non è cattiveria: chi rimuove la realtà lo fa spesso con le migliori buone intenzioni. Quindi, solidarietà, rispetto, compassione (in senso etimologico, di “simpatia”): insomma, quel complesso di sentimenti umani positivi che la parola pietas (che non significa pietà) riassume. Ma anche estrema e radicale consapevolezza del fatto che chi agisce ignorando i dati, prima o poi coi dati dovrà scontrarsi, perché come diceva uno di sinistra i dati hanno la testa dura.

La crisi arriverà anche da lui: non lo auguro (in particolare, non a lui). Lo temo, perché da chi rifiuta di ragionare su basi razionali e documentate sinceramente non so cosa aspettarmi, e non voglio nemmeno immaginarlo.

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I know that each cause has its effects, and each effect has its causes.
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