LA “DEVITALIZZAZIONE” DEL DEBITO PUBBLICO (prima parte)

Un ottimo post di Alberto Micalizzi sulla composizione del debito italiano e sui modi di una sua possibile “devitalizzazione” (come si può devitalizzare un dente che duole, si può farlo anche con un debito che duole). Un’unica considerazione: la dimensione tecnica deve trovare casa in una dimensione politica e direi geopolitica e quest’ultima deve prevedere uno scenario a breve-medio periodo (laddove la moneta fiscale parallela è un ottimo strumento, anche se non eviterà la necessità di andare allo scontro con Berlino, Parigi, Londra e, forse, Washington (gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che Bruxelles non conta nulla)) e uno a lungo periodo (uscita dall’euro e recupero completo della sovranità monetaria e non solo (e allora, ancor più valgono le considerazioni sullo scontro). Insomma, la situazione è bella che complicata.

Blog di Alberto Micalizzi

La gestione del problema “debito pubblico” dipende in parte da quali strumenti monetari si intende adottare. Tuttavia, alcuni principi sono propedeutici alle soluzioni monetarie prescelte. Uno di questi riguarda la porzione di debito pubblico che è effettivamente rimborsabile.

Per rispondere a questa domanda occorre prima sgomberare il campo da equivoci e tracciare linee di condotta coerenti con la reale morfologia dell’attuale debito pubblico.

LE STRADE SBARRATE

La strada dell’anatocismo non è praticabile per almeno due ragioni. Anzitutto, è difficile stabilire una data di inizio del rapporto di debito, sebbene qualcuno identifichi nel divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981 una data di riferimento significativa. In seconda battuta, il debito pubblico italiano si rinnova mediamente ogni 7 anni, quindi i creditori attuali rappresentano soltanto l’ultimo ciclo di emissione mentre i creditori passati hanno già incassato il profitto dato dall’anatocismo. Dunque, i contratti sui quali eventualmente contestare l’anatocismo sono…

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