L’inumana transizione tecnologica

Con questo testo, il mio amico Giacinto, comincia la sua collaborazione con il blog Pensieri Provinciali.

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di Giacinto Mascia

Nel suo libro “The Great Reset” Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum di Davos ha scritto che «siamo sull’orlo di una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo gli uni con gli altri. Per scala, portata e complessità, la trasformazione sarà diversa da qualsiasi cosa l’umanità abbia mai sperimentato prima» [1]. È meglio analizzare in modo più circostanziato il peso delle affermazioni di Schwab e pertanto ricorriamo ad alcuni lavori precedenti. 

In un suo recente lavoro, prof. Sapelli, illustra gli aspetti travolgenti che la società contemporanea sta affrontando di fronte alla nuova fase di rivoluzione industriale, fase completamente diversa rispetto al passato [2]. Infatti l’attuale conversione dei processi industriali, insieme con le nuove tecnologie, si differenzia radicalmente dalle precedenti. Scrive Sapelli che finora abbiamo assistito a mutamenti senza dubbio profondi e l’attuale modello di economia finanziarizzata sta continuando a saccheggiare il sistema lavoro e le società, tuttavia il meccanismo di distruzione creativa di schumpeteriana memoria viene adesso sostituito da qualcosa di molto diverso. Infatti «il nuovo ciclo di Kondratiev che si avvicina ha talune caratteristiche prima sconosciute. Pone all’ordine del giorno la creazione diffusa di sistemi naturalmente complessi e stratificati quanto a tecnologie di intelligenze artificiali che producono a loro volta intelligenze. È come se si elevasse l’Itc all’ennesima potenza. Le stampanti 3D, con la meccanica per addizione e non per estrusione che ne deriva grazie all’uso del laser, sono solo l’inizio. Il seguito saranno i robot isomorfi, omeostatici tanto con il corpo umano quanto con il mutare delle macchine e dell’ambiente in cui sono immersi» (p. 68). 

Da questa trasformazione, continua l’autore, si avranno serie conseguenze per i lavoratori altamente qualificati, ma anche per una vasta gamma di discipline rimaste fino ad ora estranee ai processi di riconversione industriale di tipo classico. Si verificherà, scrive Sapelli, una caduta verticale anche «dei white collars, ossia degli ingegneri, dei fisici, dei matematici. Prima gli scanner sostituivano i tipografi, i computer le dattilografe e le segretarie e i disegnatori e i progettisti, ma appunto in forma puntiforme. Qui si agirà invece su larga scala e si farà tabula rasa di milioni di laureati e di brillanti Phd. Se pensiamo poi che l’altro grande ciclo di Kondratiev che si avvicina riguarda la manipolazione del plasma e del Dna siamo ancora più convinti che la mutazione sarà straordinaria. E qui non si tratta soltanto di cadute etiche, ossia che per il neopaganesimo dilagante si possa pensare di sostituirsi a Dio nella creazione e nello stesso amore tra i sessi nella procreazione». Le parole di Sapelli sembrano profetiche, alla luce dell’attuale condizione sanitaria mondiale, ma risalgono a quasi tre anni fa e soprattutto tratteggiano uno scenario socio-politico e industriale già studiato in precedenza da esperti che hanno analizzato le relazioni uomo-tecnologia. 

Ma la rivoluzione tecnologica è ancora più profonda, ci spiega Sapelli, e riguarda molteplici settori che hanno un immediato rapporto con il lavoro umano. I settori coinvolti nel nuovo ciclo di Kondratiev annoverano la demografia, i vari fattori economici fra loro interrelati, nonché le forme di pensiero contemporanee, fra le quali l’atteggiamento ormai religioso concernente l’incessante imperativo della crescita economica delle società industriali. Come accennato, il rapido procedere dello sviluppo tecnologico è uno dei principale fattori all’opera nelle dinamiche appena citate. Nel loro lavoro dal titolo emblematico – In gara con le macchine. La tecnologia aiuta il lavoro? – gli autori Brynjolfsson e McAfee individuano nella tecnologia il fattore primario di trasformazione delle attività e della vita contemporanea. 

Nella loro analisi, fra le cause del mancato impiego di manodopera, una è da imputare al ritmo dell’innovazione tecnologica. Scrivono infatti che la riduzione di reddito medio riscontrato negli Stati Uniti dipende proprio dall’accelerazione dell’innovazione tecnologica che «è cresciuta a un ritmo tale da lasciarsi indietro molta parte della popolazione. In breve, molti lavoratori stanno perdendo la gara con le macchine. Ma non si tratta solo degli operai. Il progresso tecnologico, in particolare l’evoluzione delle tecnologie dell’informazione, dell’hardware, del software e dei network, è stato così rapido e così sorprendente, che al momento molte organizzazioni, istituzioni, linee politiche e anche molti atteggiamenti mentali non riescono a tenerne il passo. Considerato attraverso questa lente, l’incremento della globalizzazione non è una spiegazione alternativa ma piuttosto una delle conseguenze dell’accresciuto potere e dell’aumentata ubiquità delle tecnologie» [3].

Se consideriamo, per il momento, il solo settore dei computer ed il loro incessante sviluppo, la cosiddetta legge di Moore ci illumina sui successi raggiunti dai nuovi microprocessori. Seguiamo ancora McAfee e Brynjolfsson nelle loro analisi a riguardo delle considerazioni di Moore del 1965. Questi era il cofondatore della Intel e in un articolo scrisse che «il numero di transistor contenuti in un circuito integrato di costo minimo raddoppiava ogni 12 mesi. Moore prevedeva che questo tasso di sviluppo sarebbe continuato anche in futuro. Quando la previsione si mostrò esatta, nacque la Legge di Moore» [4]. Attualmente il tempo necessario per il raddoppio è stato ricalcolato in 18 mesi, ma il problema dell’accelerazione tecnologica è più sfumato e clamoroso di quanto sembri. In pratica il perfezionamento costante della tecnologia segue un andamento esponenziale che tuttavia nelle prime fasi si mostra lineare. Il famoso aneddoto sull’origine del gioco degli scacchi e del premio richiesto dal suo inventore al sovrano, permette di esemplificare il discorso: «il saggio uomo chiede una quantità di riso da determinarsi nel modo seguente: nella prima casella si posizionerà un chicco di riso, nella seconda due, nella terza quattro e così via, raddoppiando di volta in volta il numero di chicchi rispetto alla casella precedente. Dallo stupore iniziale dell’imperatore per una simile richiesta, all’apparenza molto contenuta, egli si rese conto dell’impossibilità di soddisfare la richiesta a causa dell’incredibile ammontare di tonnellate di riso» [5]. 

Dall’esempio, come spiega Ray Kurzweil autore futurista e inventore, il procedimento del raddoppio era accettabile, anche se impegnativo, fino alla metà della scacchiera. In pratica, spiega Kurzweil «il raddoppio costante, che riflette un aumento esponenziale, è ingannevole perché all’inizio è irrilevante. Le progressioni esponenziali all’inizio sono apparentemente simili alle progressioni lineari standard, ma in realtà non lo sono. Coll’andar del tempo, passando nella seconda metà della scacchiera, la crescita esponenziale confonde sia la nostra intuizione sia le nostre aspettative. Accelera molto più rapidamente della crescita lineare, dando come risultato montagne di riso alte come l’Everest e computer che possono eseguire compiti precedentemente impossibili» [6]. 

Nel 1958 l’istituto statunitense di analisi economiche formò una nuova categoria di investimento nel settore business denominato “Information Technology” e se si prende quell’anno come riferimento iniziale per l’applicazione della legge di Moore, basata sui 18 mesi di raddoppio «32 raddoppi ci portano al 2006 e alla seconda metà della scacchiera. Progressi come l’auto autonoma di Google, o Watson, il computer supercampione di Jeopardy! e la traduzione automatica di alta qualità si possono considerare i primi esempi dei tipi di innovazione tecnologica che vedremo a mano a mano che avanzeremo sempre di più nella seconda parte della scacchiera, nella fase in cui la crescita esponenziale dà risultati assolutamente inimmaginabili» [7]. 

Il processo di evoluzione della tecnologia è impressionante e senza soluzione di continuità. La versatilità delle Tecnologie di Utilità Generale, GPT, come vengono definite un gruppo ristretto di innovazioni in grado di intervenire nel processo economico e interromperlo o accelerarlo, è una peculiarità fondamentale del progresso tecnologico. In passato, ad esempio, l’energia elettrica, il motore a scoppio erano delle GPT, mentre oggi i computer ne costituiscono il nucleo portante. Inoltre le GPT non solo migliorano esse stesse, ma apportano nuove «innovazioni complementari nei processi, nelle società e nelle industrie che ne fanno uso» [8]. 

I computer, insieme con i network, vengono oggi denominati ICT, ovvero tecnologia dell’informazione e della comunicazione. Il loro impiego in ogni settore, dalle industrie ai settori meno intaccati dalla nuova tecnologia digitale, come l’agricoltura e il settore minerario, ha comportato incrementi di produttività notevoli, di modo che investimenti nell’ordine di miliardi vengono impiegati nella informatizzazione. In altri termini la «digitalizzazione…non è un singolo progetto che fornisca vantaggi per una sola volta. Al contrario, è un processo di distruzione creativa in perpetuo divenire; gli innovatori utilizzano sia le nuove tecnologie sia quelle già consolidate per produrre mutamenti profondi e addirittura nell’organizzazione stessa. Questi cambiamenti si costruiscono e si alimentano reciprocamente, cosicché le possibilità offerte sono davvero in continua espansione» [9]. 

Come scrive Sapelli l’umanità si trova di fronte alla «diffusività della tecnologia», cioè «la diffusione delle macchine nella vita quotidiana di tutti noi, tutti i giorni» [10]. Come già indicato, la legge di Moore preannuncia il progressivo incremento delle capacità dei processori e degli algoritmi dei computer, pertanto «la potenza e la versatilità degli elaboratori possono ora modificare interi segmenti significativi dell’attività umana, nella fabbricazione e fuori di essa» [11]. Il risvolto che interessa evidenziare, riguarda la componente umana nel nuovo paradigma di sviluppo che si sta profilando in questi anni e quindi quale posizione verranno ad assumere le nuove generazioni di fronte al trionfo tecnologico. Si tratta chiaramente di un problema inerente il mondo del lavoro e soprattutto del lavoro umano, in quanto «il mondo dell’autoproduzione di algoritmi sempre più sofisticati pone il problema dell’eliminazione del lavoro umano dalla fabbricazione, invece che della sua trasformazione…dobbiamo iniziare a concepire un futuro in cui a essere sostituiti dalle macchine intelligenti…non saranno solo più i lavoratori delle industrie, ma anche gli impiegati, i tecnici, non solo delle industrie medesime, ma altresì dei servizi, delle lavorazioni che incorporano nelle ore di lavoro erogate componenti creative e non, di non ripetitività» [12]. 

I due autori Brynjolfsson e McAfee ritengono che l’intero processo descritto sia nella sua fase iniziale, ma le proiezioni non sono minimamente favorevoli al lavoro umano. Come scrive Sapelli tantissimi lavori scompariranno: «il lavoro vivo, quindi, pur ridotto in quantità, dovrebbe favorire una crescita esponenziale del plusvalore e quindi un aumento vertiginoso delle differenziazioni sociali. Lo 0,1% della popolazione possederà le macchine, lo 0,9% le gestirà e il 99% sarà addetto al poco lavoro non automatizzato o giacerà nell’abisso della disoccupazione» [13]. 

Questo è il nostro possibilissimo futuro prossimo: intelligenza artificiale, smart working, teledidattica, trionfo dell’economia digitale e distruzione dell’economia reale. Considerando la continua frantumazione della società e della famiglia, l’utilizzo della paura per distruggere le relazioni sociali e le chiusure-lockdown tanto inefficaci contro i virus, quanto utili per familiarizzare con le quattro mura dove rinchiudersi ed usare la tecnologia internet, eliminazione dei diritti costituzionali, tale idea di riorganizzazione socio-politica, il grande reset, non pare trovare ostacoli, dal momento che le popolazioni occidentali non hanno ancora preso pienamente coscienza di tali crisi concomitanti e delle soluzioni preparate dall’alto. 

NOTE 

[1] Si veda I. Bifarini, Il grande reset. Dalla pandemia alla nuova normalità, Torino, 2020, p. 82. Si veda anche Klaus Schwab, The Fourth Industrial Revolution, e dello stesso autore, Covid 19. The Great Reset.

[2] Giulio Sapelli, Oltre il capitalismo. Macchine, lavoro, proprietà, Milano, 2018

[3] E. Brynjolfsson – A. McAfee, In gara con le macchine, GoWare, p. 17-18

[4] ibid., p. 30

[5] ibid., p. 31

[6] ibid., pp. 30-31

[7] ibid., p. 32

[8] ibid., p. 33

[9] ibid., p. 34

[10] Giulio Sapelli, Oltre il capitalismo cit., p. 78

[11] ibid., p. 80

[12] ibid., p. 82

[13] ibid., p. 87 

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