Contropiano. Tra forza e ragione, la lotta in Catalogna

… in Catalogna si è selezionata e formata, nel corso degli anni, una sinistra radicale capace di saldare insieme questioni sociali e questione nazionale, collegando i temi classici (lavoro, pensioni, occupazione, salario, ecc) con la dipendenza da uno Stato spagnolo mai definitivamente uscito dal franchismo. Una sinistra tanto radicata, oltretutto, da imporre una analoga radicalizzazione dell’agenda politica catalana, da sempre in mano all’ala “autonomista” del centrodestra.

Una interessante analisi della vicenda catalana, proposta da Contropiano.

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Cronicario: Un agriturismo ci salverà

Un agriturismo ci salverà.

The Walking Debt

Proverbio del 9 ottobreSolo la tua ombra conosce la tua statura

Numero del giorno: 1,3Incremento pil per il 2017 secondo Confcommercio

La giornata comincia così, con al Germania che posta l’ennesimo rialzo della sua produzione, che ad agosto cresce del 2,6%: della serie, pure d’estate questi lavorano.

Con la produzione tedesca ai massimi dal 2011, mi s’abbatte l’orgoglio nazionale, visto che da noi al massimo si parla di banche e Npl, le famose sofferenze bancarie che ormai sono diventate anche le nostre. Ma poi per fortuna arriva l’Istat, che ci regala la sua perla quotidiana di ottimismo e fiducia, andando a pescare fra le pieghe della contabilità pubblica sempre quello che non ti aspetti. E stavolta supera se stessa: oggi ha trovato gli agriturismi.

Ed ecco il genio italico. Il tedesco si stressa in fabbrica e aumenta clamorosamente al produzione? Noi apriamo bed&breakfast nella casa di paese della…

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La Lega lavora per lo straniero

A me l’Italia, sin dal modo in cui si è formata 150 anni fa, non è mai piaciuta. Sin dall’inizio la sua classe dirigente si è distinta per l’ottusa difesa dei suoi privilegi, per l’esclusione, controllo e repressione delle masse popolari e lavoratrici, per il rifiuto costante di un vero riformismo (mica quello delle “riforme” strutturali con cui i ladri di parole da anni ci asfaltano i marroni), e infine per la sua naturale tendenza a vendersi/ci allo straniero pur di mantenere intatti quei suoi privilegi.

Detto questo, so che lo smembramento dell’Italia è l’ultima carta che sempre quella solita classe dirigente è disposta a giocare per continuare a conservare quei suoi privilegi. Non sembra ancora del tutto decisa a giocarla ora. Sta ancora calcolando costi e benefici. Per ora si mantiene ancora solidamente ancorata al “vincolo esterno” della Unione europea che continuerebbe a chiederci e a chiederci e a chiederci … (l’ultima cosa che ci starebbe chiedendo con urgenza sarebbe quella di spiare, controllare e impedire le comunicazioni elettroniche sul web dei cittadini italiani).

Ma c’è chi, evidentemente, la scelta di smembrare l’Italia l’ha già fatta. Non il grande capitale nazionale, bensì il piccolo e medio capitale lombardo-veneto.

Se osserviamo il referendum leghista “a livello terra”, questo non è paragonabile a quello catalano. Infatti, il referendum leghista è del tutto costituzionale: la Lombardia e il Veneto chiedono di far proprie tutta una serie di “materie di legislazione concorrente” che sono previste dall’art. 117 della Costituzione. Tra le altre materie di ordinaria amministrazione, nel suddetto articolo troviamo anche i “rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni”, il “commercio con l’estero”, “previdenza complementare e integrativa”, “coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”. Io penso che non ci voglia un grande sforzo di immaginazione per immaginare in prospettiva le conseguenze per uno stato unitario e per la sua sovranità della piena e decisa applicazione da parte di una regione di queste prerogative. Per una regione, tra l’altro, dotata di potere economico reale.

Si dirà che il tutto si svolge all’interno ed è previsto dalla nostra Costituzione. Sì, ma quale Costituzione? L’articolo 117 della Costituzione era questo, e noterete la sollecitudine dei nostri padri costituenti nel precisare che «La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni». E di chi è figlio il nuovo articolo 117? Del centro-sinistra, che nel 2001 sotto il secondo governo di Giuliano Amato, vara la riforma del Titolo V della Costituzione, riforma che poi entra in vigore, a seguito di referendum confermativo a cui partecipò il 34% degli aventi diritto, con una maggioranza del 64% (il che significa che tale riforma è stata confermata da poco più del 20% degli aventi diritto, mentre l’assemblea che elaborò la Costituzione del 1948 fu votata da poco meno il 90% degli aventi diritto). Quello stesso centro sinistra che contemporaneamente ficcava a forza l’Italia nella gabbia (di matti) dell’euro, che cominciava l’opera di deflazione del lavoro e di smantellamento del welfare universalistico, che teorizzava il superamento degli stati-nazione all’interno di una federazione europea, che però … ancora non esisteva.

Ecco che allora, se ci solleviamo un po’ da terra e osserviamo il referendum leghista all’interno di un quadro più largo, quello che vediamo è un altro passo nel processo di dissoluzione dello stato italiano e della sua sovranità all’interno … di cosa? Qualcuno vede in piedi una federazione europea? O vede una qualche cosa di simile all’orizzonte? O ritiene che ci siano le condizioni per cui in tempi umani possa nascere qualcosa di simile? La mia risposta è no. E allora?

Allora il progetto è un altro. E per delinearlo non possiamo accontentarci delle dichiarazioni ufficiali dei protagonisti di questa vicenda. Dobbiamo avere prospettiva e mettere a fuoco cosa sia stata fin dall’inizio la lega, quali siano gli interessi in campo a livello europeo (vedi l’intervento di Massimo d’Angelillo al convegno Unione europea, Lavoro, Democrazia), come si muovano i comprimari in Italia. Di fronte a questo progetto, il grande capitale italiano tende a minimizzare e tranquillizzare oppure usa la classica arma di delegittimare e disprezzare il metodo democratico del voto. Come per la Catalogna, e in questo il referendum leghista si avvicina a quello catalano, è il capitale regionale a fare un altro passo verso “l’Unione europea delle Regioni” (avete capito? l’hanno messa dentro la costituzione italiana!).

Ecco perché affermo che la Lega (e i suoi alleati pentastellati e piddini) lavora oggettivamente per lo straniero, e nello specifico, per il teutonico. Non c’è bisogno di fare dietrologia o di immaginare complotti. Si tratta solamente di seguire i processi, di proiettarli nel futuro neanche tanto lontano, di unire i puntini. Naturalmente io parto dal presupposto che lo stato nazionale e la sua sovranità sia un valore da difendere, non per un astratto ideale, ma perché ci serve. Se tu che leggi, vaneggi di una Europa dei popoli o delle regioni, beh, non è che abbiamo molti terreni in cui incontrarci.

Di fronte a questo tentativo, la carta di un movimento popolare nazionale (che difende cioè gli interessi del popolo lavoratore italiano) è una sola: tornare alla costituzione del 1948, avviare un processo di applicazione integrale della stessa, aprire gli occhi sulla dura realtà che i nostri “alleati” sono i nostri peggiori nemici e di conseguenza cercarne di nuovi, a Oriente.

P.S. Vi chiederete, ma dov’è questo movimento popolare? Prima non c’era, ora c’è: Italia Ribelle e Sovrana.

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George Soros. Perché sto investendo 500 milioni di dollari sui migranti

Soros

soroS

La dichiarazione e gli intenti che leggete in questo post sono state pubblicate sul Wall Street Journal, il 20 settembre del 2016, poco più di un anno fa, ma a me è piaciuto collegare questo post direttamente al sito del suo autore, George Soros. Le parole sono sue, le argomentazioni sono sue. Io non le commento. Lascio a voi ogni altra considerazione, tranne le seguenti tre:

  1. d’ora in poi, se mi scappa detto che dietro l’esponenziale aumento del fenomeno migratorio nel Mediterraneo, c’è la lunga manus di Soros-Belzebù (che tra l’altro dà anche una vaga aria a quel nostro Belzebù che si è portato tutti i suoi segreti nella tomba chiusi dentro la sua gobba), tenetevi l’accusa di complottista a mezza gola e attenti a che non vi soffochi;
  2. se qualcuno non trova nulla di male che un fantastimiliardario porti avanti una sua politica che coinvolge i destini di centinaia di milioni di persone che magari su di essa vorrebbero avere una voce in capitolo, beh, allora spero che l’accusa che avete a mezza gola vi vada di traverso (solo di traverso);
  3. un osceno fantastimiliardario che parla di “guerre civili” come causa di tali spostamenti di popoli è semplicemente un nemico manipolatore e sanguisuga che vuole lucrare sulle conseguenze della distruzione di stati interi da parte delle nuove armate imperialiste americane, inglesi e francesi. Punto.

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SoroS dal basso in alto

Il mondo è stato sconvolto da un aumento della migrazione forzata. Decine di milioni di persone sono in movimento, e fuggono dai loro paesi d’origine alla ricerca di una vita migliore all’estero. Alcuni stanno sfuggendo alla guerra civile o ad un regime oppressivo; altri sono costretti dalla povertà estrema, attirati dalla possibilità di un progresso economico per se stessi e per le loro famiglie.

Il nostro fallimento collettivo nello sviluppo e attuazione di politiche efficaci per gestire l’aumentato flusso migratorio ha contribuito notevolmente alla miseria umana e all’instabilità politica, sia nei paesi che fuggono che nei paesi che li ospitano, volentieri o meno. I migranti sono spesso costretti a una vita di disperazione, mentre i paesi ospitanti non riescono a raccogliere i provati vantaggi che una maggiore integrazione potrebbe portare.

SoroS argomentante

I governi devono svolgere il ruolo di primo piano nell’affrontare questa crisi creando e sostenendo adeguate infrastrutture fisiche e sociali per i migranti e i rifugiati. Ma sfruttare il potere del settore privato è inoltre cruciale.

Riconoscendo questo, l’amministrazione Obama ha recentemente lanciato una “Chiamata all’Azione” che chiede alle società private statunitensi di svolgere un ruolo più importante nel rispondere alle sfide poste dalla migrazione forzata. Oggi i leader del settore privato si stanno riunendo presso le Nazioni Unite per prendere impegni concreti per aiutare a risolvere il problema.

SoroS perplesso

In risposta, ho deciso di stanziare 500 milioni di dollari per gli investimenti che rispondono specificatamente alle esigenze dei migranti, dei rifugiati e delle comunità ospitanti. Investirò in start-up, aziende, iniziative di impatto sociale e imprese fondate dagli stessi migranti e rifugiati. Anche se la mia principale preoccupazione è aiutare i migranti e i rifugiati che arrivano in Europa, cercherò buone idee d’investimento che beneficeranno i migranti in tutto il mondo.

SoroS un po’ incupito

Questo impegno di investimento integra i contributi filantropici che le mie fondazioni hanno fatto per affrontare la migrazione forzata, un problema su cui abbiamo lavorato a livello mondiale per decenni e per i quali abbiamo dedicato risorse finanziarie significative.

Cercheremo occasioni di investimento in diversi settori, fra cui la tecnologia digitale emergente, che sembra particolarmente promettente come modo per fornire soluzioni ai problemi particolari che spesso le persone strappate ai loro luoghi d’origine si trovano ad affrontare. I progressi in questo settore possono aiutare le persone ad accedere più efficacemente ai servizi governativi, legali, finanziari e sanitari. Le imprese private stanno già investendo miliardi di dollari per sviluppare tali servizi per le comunità non migranti.

SoroS in vacanza

Questo è il motivo per cui i soldi si muovono immediatamente da un portafoglio mobile a un altro, gli autisti trovano i clienti usando solo un cellulare e come un medico in Nord America può vedere in Africa un paziente in tempo reale. Personalizzare e ampliare queste innovazioni per servire i migranti contribuirà a migliorare la qualità della vita per milioni di persone in tutto il mondo.

Tutti gli investimenti che facciamo saranno di proprietà della mia organizzazione senza scopo di lucro. Essi sono destinati ad avere successo – perché voglio mostrare come il capitale privato possa svolgere un ruolo costruttivo per aiutare i migranti – e tutti i profitti andranno a finanziare programmi presso la Fondazione Open Society, inclusi programmi di cui migranti e profughi sono i beneficiari.

SoroS bisognoso del barbiere

Come campioni di lunga data della società civile, ci concentreremo sul garantire che i nostri investimenti portino a prodotti e servizi che veramente beneficiano i migranti e le comunità ospitanti.

Inoltre lavoreremo a stretto contatto con organizzazioni come l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e il Comitato internazionale di salvataggio per stabilire principi per guidare i nostri investimenti. Il nostro obiettivo è quello di sfruttare, per il bene pubblico, le innovazioni che solo il settore privato può offrire.

Spero che il mio impegno possa ispirare altri investitori a perseguire la stessa missione.

George Soros

SoroS quando gli hanno riferito del mio attacco frontale su Pensieri Provinciali

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Non se ne salva uno

Madrid. Liberista, eurista, europeista, austeritario, alfiere delle politiche deflattive basate sulla precarizzazione del lavoro. Autoritario sino all’ottusità e alfiere di una politica centralizzatrice. Come tutti i governi, in Europa. Del resto, che altra opzione rimane a un governo che ritiene naturale (anzi, progressivo (nel lungo termine, naturalmente, quando saremo tutti morti)) governare un paese con il 17% di disoccupazione, e dove il 40% di quelli che il lavoro ce l’ha sono precari (qui), se non quella di concentrare il potere nelle mani del governo centrale?

Da qui l’accettazione dell’opzione repressiva violenta. È perfettamente nella logica di questa impostazione. Solo che usare la violenza contro i migranti che tentano di entrare illegalmente in Spagna è un conto, usarla contro propri cittadini che, tra l’altro, ti vedono come uno stato straniero è un conto totalmente diverso. Ma probabilmente aspettarsi che la classe dirigente conservatrice e semifranchista di Madrid operi queste troppo sottili (per loro) differenze è eccessivo.

Barcellona. Anche loro liberisti, euristi, europeisti, austeritari, e quindi anche loro, per forza di cose, tendenzialmente autoritari. Del resto, la legge stessa che istituiva il referendum denuncia questa sicura deriva, quasi un peccato originale: gli indipendentisti, sicuri di non essere la maggioranza in Catalogna, hanno sancito la non necessità del quorum, cosicché ora si trovano nella condizione di pretendere che un 37-8% circa della popolazione decida per tutti su una questione così vitale ed essenziale. E perciò ora chiedono a gran voce la mediazione di Bruxelles.

E poi, multiculturali, no-borders, “moderni”, globalisti, gente che trova molto liberante che la portavoce del sindaco pisci pubblicamente per strada. In Catalogna pare essere avvenuto l’inglobamento del nazionalismo identitario regionale nella più generale politica identitaria tesa a frazionare, dividere, isolare persone e raggruppamenti sociali, tutti tesi a difendere e sostenere i propri diritti esclusivi. Per arrivare a un mondo in cui tutti i diritti valgono, basta che hai i soldi per consumare.

Infine, avventuristi. E qui sorge una domanda: è possibile che la dirigenza catalana si sia gettata in questa forzatura senza aver sondato gli ambienti che contano in Europa, senza avere un via libera o almeno un non no? Io non lo so. Io vivo in una provincia dell’impero euro-atlantico in fibrillazione. Qualcuno più addentro di me nelle stanze del potere potrebbe dare una risposta con un qualche fondamento.

Bruxelles. Voglio, non voglio. Appoggio, non appoggio. Prima si, ora no. A meno che non pensiamo che tutto dipenda dal diverso tasso alcolico in circolazione nelle vene del parlante, dobbiamo ipotizzare che a Bruxelles qualche tentazione almeno di provare a verificare la possibilità di portare avanti la sua agenda di indebolimento e successiva cancellazione degli stati europei, o almeno, nello specifico, degli stati nazionali dell’Europa meridionale (dei cosiddetti PIGS), ci sia stata.

Comunque sia, rimane l’evidenza del totale fallimento di Bruxelles nella gestione di tutta quanta la faccenda. E forse, sì, siamo nelle mani di perfetti imbecilli e incapaci. Del resto c’era da aspettarselo: quando tu metti su un sistema di selezione artificiale della classe dirigente basato sulla obbedienza, sul servilismo, sull’acquiescenza ai voleri del più forte (che sia stato o gruppo di pressione lobbistico), quando questa classe dirigente non deve nulla al popolo che governa e tutto ai padroni che lì li hanno messi a governare, e infine quando questa classe dirigente è infarcita di una cultura che ha alla sua base il valore della competizione e concorrenza e del diritto dei più forti di dividersi le spoglie dello sconfitto, perché sorprendersi che escano fuori frutti così deformi e marci?

Le folle di appassionati identitari che hanno riempito le piazze. Mi astengo. Non voglio infierire sugli incapaci di intendere e di volere.

 

 

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Federico Dezzani: perché Bruxelles tifa per la Catalogna

Nel suo post Federico Dezzani parla della Catalogna e del referendum per la sua indipendenza; della Spagna e del suo tentativo di bloccare il referendum; delle tarme di Bruxelles e del loro lavoro di indebolimento degli stati nazionali. E fa una previsione: dopo la Spagna tocca a noi.

L’Italia è una invenzione dei poeti, romanzieri, pittori, drammaturghi e musicisti del romanticismo italiano. Questa invenzione ha avuto la sua storia, ed è arrivata sino a noi. In pochi momenti della sua storia, questa invenzione è stata di utilità e beneficio al suo popolo. Quasi sempre il popolo ne è stato escluso, in alcuni momenti con la violenza. In altri momenti è stato costretto a morire per una patria che non li comprendeva. Ma c’è stato un momento in cui una classe dirigente uscita dalla Resistenza al Nazismo e ai suoi tirapiedi fascisti ha reinventato l’Italia, questa volta un’Italia pensata per il benessere del suo popolo, e ha creato l’opera d’arte: la Costituzione del 1948. Di quell’Italia lì abbiamo bisogno. Quell’Italia lì dobbiamo recuperare senza lasciarci tentare da illusioni solipsistiche. Perché dopo la dissoluzione della Spagna o dell’Italia, non c’è Bruxelles e la federazione europea, ma l’impero franco-tedesco e/o quello anglo-americano o la divisione tra entrambi.

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Gli sforzi dell’establishment euro-atlantico per riplasmare il Vecchio Continente procedono su più linee: dall’economia alla società, dalla demografia all’integrità degli Stati nazionali. In ambito economico, abbiamo assistito all’imposizione coatta delle “riforme strutturali” di stampo neo-liberista e alla somministrazione di quell’austerità che ha portato al lastrico l’intera Europa meridionale. Sotto l’aspetto dei costumi, siamo stati testimoni di un violentissimo attacco alla famiglia tradizionale e, parallelamente, alla promozione del modello LGTB. Per quanto concerne la demografia, prima si è inflitto un duro colpo alla già bassa natalità europea con le politiche economiche lato offerta, dal chiaro sapore malthusiano, e poi si è inondato il continente con flussi migratori crescenti dall’Africa e dal Medio Oriente, destabilizzati ad hoc. Ora, è la volta degli Stati nazionali, considerati un relitto dello scorso secolo e, sopratutto, un ostacolo verso quell’Europa federale tanto agognata dall’élite liberal. Pensiamo, ovviamente, a quanto sta accadendo in Spagna.

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IL SALUTO ROMANO E LA CRISI ITALIANA (ADRIANO SITZIA)

“nell’attuale situazione economica, sociale, che – dice Fiano – ha aumentato le diseguaglianze, che ha prodotto disagio sociale, e contemporaneamente a questo, negli stessi dieci anni, l’aumento e la sovrapposizione del fenomeno dell’emigrazione di massa, noi abbiamo costruito un formidabile terreno di coltura per idee discriminatorie, per idee razziste, per idee fasciste, per idee di estrema destra, per idee neo-fasciste o neo naziste”. Avete inteso bene!?

Appunti Oristanesi

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Il già complesso ed intricato panorama dei reati previsti nel nostro Paese a breve potrebbe arricchirsi di una new entry. Infatti ieri sera la Camera ha approvato la proposta di legge Fiano e più relativa alla “Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”. Questa, nel suo unico articolo, prevede di aggiungere “nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 … il seguente: « ART. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi…

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