Alberto Bagnai. “Marcinelle”

Un’esperienza che vi sarà capitata spesso: voi ragionate con qualcuno su una data questione, lui generaleggia e vagheggia innocentemente mosso dalla idea preconcetta o dalla propria idiosincrasia o dai propri valori, ideali e/o buoni sentimenti, voi tentate di mettere sul tavolo qualche dato, qualche numero (non che i numeri siano innocenti, ma almeno hanno il bello che sono confutabili), lui si inalbera e irrigidisce ancor più e in fondo gli diventate un tantinello antipatico (con che aria da saputello tira fuori i numeri …). Ecco, questo post del professor Bagnai parla più o meno di quelle persone lì, nella versione progressista mossa dai buoni sentimenti:

La mia fiducia nell’uomo mi porterebbe a credere che il Roncaglia, esposto a questi dati, rifletterebbe, argomenterebbe. Ma lo svolgimento della sua argomentazione, e l’esperienza di anni di dibattito, mi fanno concludere che non è così. Siamo ora felicemente bloccati su Twitter, ognuno a casa sua. Non è una gran perdita: a casa mia la dispensa è rifornita di dati. A casa sua di buone intenzioni. Quale ne sia l’impiego, delle buone intenzioni, è noto, e non si può che provare pietas per chi se ne arma rifiutando il contatto col dato. Non è cattiveria: chi rimuove la realtà lo fa spesso con le migliori buone intenzioni. Quindi, solidarietà, rispetto, compassione (in senso etimologico, di “simpatia”): insomma, quel complesso di sentimenti umani positivi che la parola pietas (che non significa pietà) riassume. Ma anche estrema e radicale consapevolezza del fatto che chi agisce ignorando i dati, prima o poi coi dati dovrà scontrarsi, perché come diceva uno di sinistra i dati hanno la testa dura.

La crisi arriverà anche da lui: non lo auguro (in particolare, non a lui). Lo temo, perché da chi rifiuta di ragionare su basi razionali e documentate sinceramente non so cosa aspettarmi, e non voglio nemmeno immaginarlo.

Leggi tutto il post

Pubblicato in Articoli altrui | Lascia un commento

“Gli atti segreti delle ONG”, di F. William Engdahl

 

Le ONG recitano un ruolo molto importante nella geostrategia degli Stati Uniti e hanno un’immensa influenza sulla storia più moderna. Hanno partecipato massicciamente alla dissoluzione della Jugoslavia, alla pseudo democrazia in Serbia, alla primavera araba, alla guerra siriana e alla crisi dei profughi.

Una recensione a “Gli atti segreti delle ONG”, di F. William Engdahl. Leggi tutta la recensione.

Pubblicato in Articoli altrui | Lascia un commento

Manifesto costitutivo della CLN

La CLN è un’alleanza politica di movimenti, partiti e libere associazioni di cittadini che sostiene e promuove una cultura politica di azione e di partecipazione alla vita democratica come garanzia di trasformazione sociale e ripristino della sovranità popolare, nella prospettiva di costruzione di una società fondata sulla giustizia sociale e ispirata ai valori della Costituzione del 1948.

 

Documento costitutivo della Confederazione per la Liberazione Nazionale

Per riconquistare la sovranità liberandosi dalla gabbia europea

Per uscire dal dominio della finanza e dalla crisi di civiltà che ha prodotto

Per porre fine al declino dando a tutti lavoro e dignità

Per una società basata sui principi di libertà, uguaglianza e fraternità

Per attuare finalmente la Costituzione repubblicana

Leggi tutto il manifesto

 

Pubblicato in Articoli altrui | Contrassegnato | Lascia un commento

“Houston, abbiamo un problema”

di Andrea Aimar

Leggi tutto l’articolo

(…)

Piace di questi tempi dividere il mondo tra i nostalgici del passato e gli amanti del futuro, tra chi crede nel progresso e chi lo combatte in nome della conservazione. Sono categorie stanche, spesso vuote, a volte rovesciate di senso. Tra l’essere dei fan acritici della modernizzazione, di quelli che si accomodano sulla retorica del cambiamento inevitabile, oppure dei nostalgici di vecchi equilibri e con tentazioni para luddiste (a volte legittime), è possibile immaginare un’altra ipotesi?

Per esempio un progetto che sappia cogliere le sfide di questa modernizzazione, di queste innovazioni tecnologiche, ma le includa in un diverso paradigma economico?

Facciamolo un attimo questo sforzo di immaginazione: se si potrà produrre molto di più con molto meno lavoro umano, provate a pensare se tutta quella ricchezza che guadagneremo con il minimo sforzo ce la dividessimo fra tutti. Una società dell’abbondanza dove poter lavorare per necessità poche ore al giorno, dove garantire ad ognuno una quota base di reddito e la soddisfazione dei bisogni utili a una sussistenza degna.

Sforzatevi di immaginare tutta questa potenza di calcolo, le migliori tecnologie, le sterminate informazioni disponibili, utilizzate per migliorare la qualità di vita delle persone: servizi di cura costruiti su misura, politiche pubbliche con un elevato grado di efficacia, occupazioni meno faticose. Usate la fantasia per pensare a come queste innovazioni travolgenti che abbiamo tra le mani potrebbero facilitare una conversione ecologica necessaria. Nuovi stili di vita sostenibili, diversi modelli di consumo, produzioni poco energivore e di qualità, una differente distribuzione di energia, ecc.

Tutto questo è possibile se la maggioranza delle persone, quelle che vedono e vedrebbero la loro vita peggiorata dalle trasformazioni in corso, si uniranno intorno a un’idea e determineranno quei rapporti di forza necessari per confliggere con chi oggi guida questi cambiamenti.

(…)

Leggi tutto l’articolo

Pubblicato in Articoli altrui | Contrassegnato , , | Lascia un commento

L’immigrazione e la sinistra: Tesi

da Riccardo Acchilli

Leggi tutto l’articolo

(…)

La domanda inquietante che la sinistra dovrebbe porsi, a questo punto, oltre il buonismo di facciata, è la seguente: come garantire una armoniosa e pacifica integrazione socio-lavorativa di gente che, pur di venire da noi, è stata disposta a investire tutti i suoi magri risparmi ed affrontare un viaggio pericolosissimo, nel momento in cui non si riesce a garantire loro prospettive occupazionali di lungo termine perlomeno uguali a quelle, peraltro magrissime, dei lavoratori italiani? Non c’è il rischio concreto che il sogno infranto si traduca in rabbia e rancore verso il Paese di accoglienza? Come abbiamo purtroppo sperimentato con tanti cittadini “francesi”, “belgi” o “inglesi” di origini maghrebine attivi nel terrorismo dell’Isis, non c’è il rischio che la mancata integrazione di lungo periodo ricacci i giovani immigrati di seconda generazione in una terra di mezzo fra la cultura di origine e quella del Paese di accoglienza, trasformandoli in sradicati ed emarginati perenni, disponibili per qualsiasi avventura criminale o terroristica?

Il tutto viene ulteriormente peggiorato, in prospettiva, dal fatto che siamo alla vigilia di una enorme rivoluzione tecnologica che, perlomeno nel medio periodo, tramite l’estensione dell’informatizzazione, dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, sopprimerà milioni di posti di lavoro e creerà un assetto sociale neo feudale, con milioni di esclusi, dal lavoro e quindi dall’identità sociale (perché l’identità sociale, sotto specie capitalistica, dipende dal lavoro). In queste condizioni, non cercare di fermare l’immigrazione, ma anzi, addirittura facilitarla, è un suicidio, perché moltiplica il numero potenziale di esclusi.

(…)

Leggi tutto l’articolo

Pubblicato in Articoli altrui | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il mito del miracolo tedesco dell’occupazione

da Voci dall’estero

Leggi tutto l’articolo

(…)

Ma del documento di Odendahl vogliamo mettere in evidenza un altro aspetto: la sua conclusione che la crescita del lavoro in Germania è più un mito che un miracolo.

Sì, è vero che il numero di tedeschi con un’occupazione è cresciuto di circa il 15 per cento dai record negativi toccati a metà degli anni ’90. Ma il numero totale di ore lavorate rispetto allo stesso periodo è cresciuto di meno del 2% ed è ancora notevolmente inferiore rispetto al numero di ore lavorate agli inizi degli anni ’90.

… la disconnessione tra posti di lavoro e ore lavorate è andata di pari passo con un forte aumento della quota di tedeschi a rischio di povertà.

Odendahl sottolinea inoltre che più di un quinto dei lavoratori della Germania occidentale hanno salari bassi (cioè hanno un salario inferiore ai due terzi della mediana, o di circa 10,50 euro all’ora nel 2014). Mentre erano solo il 15% a metà degli anni ’90.

(…)

Leggi tutto l’articolo

Pubblicato in Articoli altrui | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Riflettere sulla non-morte del neoliberismo

di Militant

Leggi tutto l’articolo

(…)

In effetti, il problema – potremmo dire filosofico – del neoliberismo, che poi è il problema del capitalismo storicamente inteso, sta nella sua capacità di suscitare illusioni costantemente tradite dalla realtà dei fatti. Il problema non sono le promesse, ma il fallimento (inevitabile) di queste. Per dirla con Marx, «noi siamo afflitti e dallo sviluppo della produzione capitalistica, e ancor di più dalla mancanza di questo sviluppo». (…) Senza farla troppo lunga, se il dato fallimentare del capitalismo neoliberista sta nel tradimento delle speranze suscitate, la lotta anti-capitalista dovrebbe situarsi in questa contraddizione. Il problema non sono le speranze alimentate costantemente dalla narrativa liberista, ma il tradimento di queste speranze che si tramutano in pure illusioni.

(…)

Leggi tutto l’articolo

Pubblicato in Articoli altrui, neoliberismo | Contrassegnato | Lascia un commento